ODESZA: quando il Glitch incontra il Mainstream Elettronico
C’è un punto preciso in cui la texture glitchata smette di essere estetica sperimentale e diventa emozione popolare. Quel punto ha un nome: ODESZA. Harrison Mills e Clayton Knight sono riusciti in un’operazione che pochi hanno saputo fare — portare i suoni frammentati, le voci campionate e deformate, le percussioni irregolari dentro le arene, senza svenderli. Non è capitato per caso.
Tutto nasce nel 2012 a Bellingham, Washington, quando i due si diplomano alla Western Washington University e decidono di passare l’estate a fare musica insieme. Il risultato di quell’estate è Summer’s Gone, un album autoprodotto e distribuito gratuitamente online, costruito su melodie sognanti, vocals glitchati, drum pattern crunchy e bassi profondi. Nessuna etichetta, nessuna promozione: solo un file condiviso in rete che inizia a girare velocemente.
Da Bellingham al circuito festival
Summer’s Gone attira subito l’attenzione della scena elettronica underground americana. Il sound è riconoscibile: synth evocativi, samples vocali trattati come elementi melodici, ritmi spezzati che rimandano all’estetica GLITCH HOP senza esserne una copia diretta. Mills e Knight lavorano su una zona di confine tra CHILLWAVE, FUTURE BASS e quella tendenza al glitch che caratterizza certa produzione elettronica degli anni 2010.
Nel 2013 esce l’EP My Friends Never Die, e nel 2014 arriva la svolta vera: In Return, secondo album in studio, scala la classifica Billboard Dance/Electronic fino alla vetta e produce il singolo “Say My Name” (feat. Zyra), che ottiene la prima nomination ai Grammy nella categoria Best Remixed Recording (nella versione remix di RAC) alla cerimonia del 2016.
Il duo viene accolto nel circuito dei grandi festival nordamericani — Coachella, Lollapalooza, Bonnaroo — e inizia a costruire quello che diventerà uno dei live show più riconoscibili della musica elettronica contemporanea.
Il suono: glitch come linguaggio emotivo
Definire ODESZA è un esercizio che mette in difficoltà le categorie rigide. Le fonti di ispirazione che il duo ha citato nel corso degli anni includono Motown, M83, Bonobo e la Soul Music classica americana. A queste si aggiungono — secondo letture critiche e interviste parziali — riferimenti alla surf music degli anni ’60, a Four Tet e a Gorillaz, nomi che ricorrono nell’analisi del loro sound pur non essendo sempre attribuibili a dichiarazioni dirette. Quello che emerge da questo incrocio è un suono che usa il glitch non come fine estetico ma come strumento emotivo: le voci spezzettate e rimodulate, i campioni manipolati, le transizioni irregolari non creano distanza, creano connessione.
La produzione fa ampio uso di Ableton, Logic e Native Instruments Maschine, combinati tra fase creativa in studio e set dal vivo — tre strumenti che il duo usa in modo complementare senza una suddivisione rigida dei ruoli. A questo si aggiunge una ricerca costante sul campionamento di field recordings e audio analogici, che dona ai brani quella texture calda e imperfetta che contraddistingue il loro stile.
Con A Moment Apart (2017) il duo raggiunge il picco commerciale: l’album debutta al numero 3 della Billboard 200 e al numero 1 della Top Dance/Electronic Albums chart, totalizza due nomination ai Grammy (Best Dance/Electronic Album e Best Dance Recording per il singolo “Line of Sight”) e porta collaborazioni con Leon Bridges, Regina Spektor, RY X e Naomi Wild, tra gli altri.
Foreign Family Collective e l’ecosistema creativo
Nel 2015 Mills e Knight fondano Foreign Family Collective, etichetta indipendente e collettivo creativo che serve da hub per artisti affini per sensibilità sonora e visiva. L’etichetta diventa un punto di riferimento per la scena INDIETRONICA americana, distribuendo artisti come Big Wild, Louis Futon e, dal 2016, anche l’australiano Golden Features (Tom Stell).
Il rapporto con Golden Features sfocia nel 2020 in BRONSON, progetto collaterale a tre (con Mills, Knight e Stell) che segna una deviazione consapevole verso sonorità più scure, club-oriented e sperimentali. L’album omonimo, pubblicato ad agosto 2020 tramite Foreign Family Collective e Ninja Tune, raccoglie un’accoglienza positiva nella stampa specializzata e supera i 56 milioni di stream in pochi mesi, con featuring di Gallant, Totally Enormous Extinct Dinosaurs e lau.ra (degli Ultraísta).
Il live come spettacolo totale
Una delle caratteristiche più distintive di ODESZA è l’approccio al live show. Se la maggior parte dei duo elettronici si affida a una performance laptop-centrica, Mills e Knight hanno costruito negli anni un format che integra percussionisti dal vivo, sezioni di fiati, chitarristi e — soprattutto — una drumline dedicata che rappresenta ormai il loro simbolo scenico.
L’idea della drumline prende forma al Coachella 2015, quando il duo invita la USC Trojan Marching Band a esibirsi sul palco. L’impatto è immediato: le sezioni di snare e tom che si sovrappongono alla produzione elettronica creano un effetto che non aveva precedenti nel contesto dei festival di musica elettronica. Da quel momento in poi, la drumline diventa una presenza fissa nel loro tour setup, elaborandosi nel tempo fino a diventare parte integrante della narrativa visiva degli show.
Per il tour di The Last Goodbye (2022), il team creativo — coordinato dai co-direttori Luke Tanaka e Sean Kusanagi — integra LED wireless direttamente nei tamburi, consentendo alla drumline di muoversi liberamente sul palco con effetti luminosi sincronizzati. Una soluzione tecnica che rende la componente percussiva non solo sonora ma visiva.
The Last Goodbye e il ciclo 2022–2024
The Last Goodbye, quarto album in studio pubblicato il 22 luglio 2022 tramite Foreign Family Collective e Ninja Tune, è il progetto più personale e intimo del duo. Costruito durante il lockdown come riflessione sull’impatto che le persone care lasciano su di noi, l’album campiona — tra gli altri materiali — voci e audio da video di famiglia di Mills e Knight. Il titolo track è costruita attorno a un sample di “Let Me Down Easy” nella versione di Bettye LaVette (1965), che compare anche come featured artist nella traccia.
La tracklist completa conta 13 brani con collaborazioni di Julianna Barwick, Charlie Houston, The Knocks, Izzy Bizu, MARO, Låpsley e Ólafur Arnalds. L’album ottiene un’ulteriore nomination ai Grammy nella categoria Best Dance/Electronic Album e debutta all’undicesima posizione della Billboard 200.
Il ciclo di tour legato all’album — che include un’ambiziosa serie di date in anfiteatri nordamericani, insolita per un atto prettamente elettronico — si chiude nell’estate 2024 con le date del “The Last Goodbye Finale”, che toccano New York, Los Angeles, Boulder e altre città con special guest tra cui Bob Moses, Ben Böhmer e Golden Features.
La scena attuale
Ad inizio 2025, ODESZA ha annunciato il ritorno in studio via social, descrivendo una fase di ricerca attiva di nuove ispirazioni. Al momento non sono stati comunicati dettagli su un quinto album né date di tour strutturate per il 2026 — per aggiornamenti in tempo reale il riferimento resta il sito ufficiale e i canali social del duo.
Dopo oltre un decennio di attività, il duo di Seattle rimane uno dei rari esempi di artisti capaci di costruire un’estetica sonora riconoscibile — ancorata al glitch, al campionamento trasformativo, alle percussioni organiche — mantenendola coerente sia in chiave underground che sui palchi più grandi. Una posizione rara, e difficile da replicare.
Trovi la discografia completa di ODESZA su Bandcamp e su tutte le principali piattaforme digitali. Segui il duo su Instagram @odesza per restare aggiornato sui prossimi progetti.




