Hype - Danza Urbana - Immagine Copertina

Hype: l’Energia Pura del Party Hip Hop

MC Hammer - Rapper e Ballerino Hype

Hammer

Ci sono stili di danza che nascono nei club, nelle battle, nei cipher. E poi c’è la’ Hype: uno stile che nasce nei videoclip, sotto i riflettori, davanti a milioni di occhi sintonizzati su MTV. Non underground nel senso tradizionale del termine, ma autentica quanto qualsiasi altra forma di espressione Hip Hop — perché porta con sé un’energia che nessuna altra disciplina della danza urbana sa replicare nello stesso modo.

Siamo tra la fine degli anni ’80 e i primissimi ’90. Il New Jack Swing domina le classifiche, Teddy Riley ridefinisce il suono della Black music americana, e nei videoclip di Bobby Brown, MC Hammer, Janet Jackson e Heavy D compare una danza collettiva, esplosiva, sincronizzata — positiva in modo quasi sfrontato. Quella danza ha un nome, almeno in Europa: Hype.

Il termine arriva dallo slang inglese, dove “hype” indica qualcosa di avant-garde, di alla moda, di tendenza. Nel contesto hip hop francese degli anni ’90, viene adottato per descrivere esattamente quello: la danza di tendenza dei clip Rap e R&B, distinta dal Breaking underground, distinta dal Popping e dal Locking funky. Qualcosa di nuovo, commerciale nel senso più positivo della parola, costruito per la gioia condivisa del movimento.

Dal New Jack Swing alla danza: come nasce la Hype

James Brown - Re del Funk

James Brown

Per capire la Hype bisogna capire il New Jack Swing. E per capire il New Jack Swing bisogna capire cosa stava succedendo alla musica Black americana tra il 1986 e il 1992.

Teddy Riley — produttore prodigio cresciuto ad Harlem — aveva in testa un’idea: fondere il groove di James Brown con la drum machine Roland TR-808, aggiungere casse swingiate di derivazione jazz e costruirci sopra melodie R&B pulite, voci corali, ritmiche che facessero muovere i corpi. Il risultato fu il New Jack Swing: una fusione di Soul, R&B contemporaneo, Hip Hop e Funk che tra il 1988 e il 1993 dominò ogni classifica.

Willy il principe di Bel-Air - Will Smith e Danza Urbana

Will Smith

L’album di Michael Jackson Dangerous (1991) — prodotto in parte proprio da Riley — è il disco New Jack Swing più venduto di sempre, con oltre 32 milioni di copie nel mondo. Ma prima ancora, Janet Jackson aveva aperto la strada: Control (1986), prodotto da Jimmy Jam e Terry Lewis, fu il primo grande successo a fondere R&B, breakbeat e drum machine hip hop, costruendo il modello che Riley avrebbe poi portato alle estreme conseguenze. Ma prima ancora, Janet Jackson con Control (1986), Bobby Brown con Don’t Be Cruel (1988), i Guy di Riley con Groove Me (1988): il New Jack Swing era ovunque, e con esso le sue coreografie.

La danza che vedevi in quei clip era la Hype. Una danza costruita su passi relativamente accessibili, ma eseguiti con un’energia e una sincronizzazione di gruppo che li rendevano spettacolari. Il beat era chiaro, regolare, fortemente swing — e i corpi rispondevano con rimbalzi continui, salti, contatti ritmati col pavimento. Una sensazione fisica quasi obbligata: ascoltavi quel groove e le gambe partivano da sole.

Il vocabolario: i passi fondamentali

La Hype non ha un fondatore unico né un luogo d’origine preciso — è nata da un ecosistema di social dances hip hop che circolavano nei club, nelle scuole, nelle feste di quartiere americane fin dagli anni ’80. Quello che la contraddistingue è l’assemblaggio: una serie di party dances della Black culture americana che trovano nella Hype il loro contesto più celebre.

I passi fondamentali, documentati nei materiali didattici e nei tutorial della scena francese, includono:

  • Running Man — il passo più iconico del repertorio, reso celebre dai video di MC Hammer (che lo ribattezzò semplicemente “Hammer”), Janet Jackson e Vanilla Ice. Dà l’illusione visiva di correre sul posto.
  • Roger Rabbit — rimbalzo laterale con incroci di piedi, fortemente sincopato
  • Cabbage Patch — movimento circolare delle braccia con bounce del busto, uno dei party dances più riconoscibili dell’intera stagione NJS
  • Bart Simpson — variante geometrica con riferimento visivo al personaggio animato
  • Alf — passo saltato con movimento caratteristico delle braccia
  • Kid ‘n Play / Kick Step — il celebre passo a due reso popolare dal duo Kid ‘n Play nel film House Party (1990), uno dei momenti più emblematici della Hype su grande schermo

A questi si aggiungono passi come il Party Machine, il Humpty Dance e varianti del Roger Rabbit che ogni danzatore personalizzava. Il vocabolario era ampio, condiviso, e — cosa fondamentale — accessibile a chiunque volesse impararlo.

I protagonisti: chi ha portato la Hype sugli schermi

Buddha Stretch coreografo del videoclip Remember The Time di Michael Jackson

Buddha Stretch

Se la Hype ha raggiunto un pubblico globale, il merito è anche di chi l’ha trasformata in spettacolo professionale.

MC Hammer è probabilmente la figura più associata nell’immaginario collettivo a questo stile: i suoi pantaloni oversize, la crew di danzatori perfettamente sincronizzati, il Running Man portato a livello di performance mainstream. U Can’t Touch This (1990) è il documento audiovisivo più visto di quell’estetica.

Ma il legame tra Hip Hop e danza nei videoclip aveva radici più profonde. Big Daddy Kane — già dal 1988 — portava con sé i danzatori Scoob Lover e Scrap Lover nei suoi show e nei suoi clip. Un concerto di Kane all’Élysée Montmartre di Parigi il 9 dicembre 1989, organizzato dall’associazione IZB, è generalmente ricordato dai protagonisti della scena francese come uno degli appuntamenti formativi di quella stagione.

Big Daddy Kane con Scoob Lover e Scrap Lover - Danza Hype

Big Daddy Kane, Scoob Lover e Scrap Lover

Il nome che più di tutti ha segnato la storia della Hype come pratica professionale è Buddha Stretch (Emilio Austin Jr.), coreografo di Brooklyn, fondatore della crew Mop Top e poi di Elite Force. Stretch è spesso descritto come il primo coreografo professionista della danza Hip Hop: a soli 23 anni coreografò Remember the Time per Michael Jackson (1992), e nel 1989 fu il primo a insegnare Hip Hop in un’accademia mainstream, il Broadway Dance Center di New York. Il suo stile — il Freestyle Hip-Hop — integrava tutti i party dances dell’epoca, Hype compresa, in un sistema coreografico coerente.

Will Smith e Jazzy Jeff, la sit-com The Fresh Prince of Bel-Air, programmi come Soul Train e The Arsenio Hall Show: l’ecosistema televisivo americano degli anni ’90 era saturo di Hype, e ciascuno di questi canali contribuiva a normalizzarne il vocabolario.

La scena francese e il ruolo pedagogico della Hype

Ange Ismaël Koué - Coreografo e Ballerino Francese, Esponene dell'Hype

Ange Ismaël Koué

In Francia — e più in generale nel contesto europeo francofono — la Hype ha avuto una storia peculiare. Mentre negli USA era semplicemente parte del continuum delle social dances Hip Hop, in Europa ha trovato un nome proprio e un posizionamento preciso nel sistema degli stili urbani.

Le scuole di danza e i materiali didattici francesi insegnano spesso la Hype accanto a Locking, Popping, Waacking e Voguing, come parte del vocabolario Hip Hop debout old school — distinta da questi per periodo storico e contesto musicale, ma appartenente allo stesso alfabeto che ogni danzatore di cultura Hip Hop è incoraggiato a conoscere.

Il coreografo Ange Ismaël Koué, noto come El Fonky Juice, è spesso indicato come il maggiore specialista di Hype in Francia: ha costruito gran parte del suo percorso su questo stile, impegnandosi a tramandarne la forma “pura” in un’epoca in cui la Hype è ormai assorbita dall’Hip Hop generale e raramente proposta come disciplina autonoma.

Questa è probabilmente la cosa più interessante della traiettoria della Hype: non è scomparsa, si è sciolta. I suoi passi sono diventati vocabolario condiviso, citazioni stilistiche, riferimenti che i danzatori di New Style usano consapevolmente quando vogliono riallacciarsi all’estetica dei clip anni ’90.

Chi porta avanti la Hype oggi: i riferimenti contemporanei

Joseph Go - Danza Hip Hop Francese - Immagine Copertina

Joseph Go

 Se negli Stati Uniti la Hype si è sciolta nel flusso più ampio dell’Hip Hop commerciale, in Francia e in Europa ha trovato custodi attivi — danzatori e coreografi che si sono fatti carico di trasmetterla non come nostalgica ricostruzione, ma come linguaggio vivo.

Tra i nomi più citati in questo contesto figura Joseph Go — figura di riferimento della scena Hip Hop francese, attivo fin dai primi anni in cui la cultura urbana prendeva forma in Francia — insieme ad Ange Ismaël Koué, noto come El Fonky Juice: spesso indicato come il maggiore specialista di Hype in Francia, è uno dei pochi a proporre lo stile nella sua forma “pura”, fuori dalla logica dell’ibridazione. Per lui la Hype non è stata solo un punto di partenza — è rimasta il cuore del suo lavoro, in un’epoca in cui quasi tutti l’hanno assorbita nell’Hip Hop generale senza più nominarla.

Un altro percorso emblematico è quello di Sharxxx, insegnante al LAX Studio di Parigi. La sua traiettoria racconta bene quella di un’intera generazione: formazione attraverso il New Jack Swing e i clip rap dei primi anni ’90, poi il passaggio al Breaking, poi alla House Dance, infine il lavoro con compagnie come Franck 2 Louise, Section C e MouVMaTiK. La Hype come porta d’ingresso, non come punto d’arrivo — ma una porta che ha lasciato un’impronta riconoscibile in tutto ciò che è venuto dopo.

Più in generale, realtà come Manufacture 111 di Henry Hang e compagnie come Primitif hanno incluso la Hype nei loro percorsi di formazione e conferenze sulla storia della danza Hip Hop, trattandola come parte del bagaglio fondamentale che ogni danzatore urbano dovrebbe conoscere — accanto a Locking, Popping, House e Breaking — prima di avventurarsi nel New Style contemporaneo.

È un approccio pedagogico preciso: non si impara la Hype per ballare “come negli anni ’90”, ma per capire da dove viene il groove, da dove viene il bounce, da dove viene il piacere fisico del movimento collettivo su un beat.

Caratteristiche tecniche e qualità fisiche

Sharxxx - Ballerino e Coreografo Francese - Esponente dell'Hype Dal punto di vista del movimento, la Hype ha caratteristiche precise che la distinguono da altri stili Hip Hop.

È una danza fortemente cardio: il rebound costante — quella sensazione di rimbalzare sul suolo a ogni beat — è il suo elemento fisico più caratteristico. I contatti col pavimento sono marcati, i movimenti tendono verso l’alto, il danzatore sembra rimbalzare piuttosto che stare fermo. L’energia è sempre positiva, esplosiva, diretta verso l’esterno.

È una danza corale per natura: non nasce per essere eseguita da soli ma in gruppo, con la sincronizzazione come valore estetico primario. Il piacere della Hype è nel muoversi insieme, nell’allineare i rimbalzi, nel condividere l’impatto sul beat. Questa dimensione collettiva la rende particolarmente adatta ai contesti scolastici e formativi.

Sul piano delle influenze, la Hype attinge in modo trasversale: danze africane, Jazz Dance, tradizione dei clip americani — un mix che produce un’impressione di forza attraverso la semplicità e la chiarezza ritmica. Non è un caso che molti materiali pedagogici francesi la propongano come punto d’ingresso ideale per avvicinare studenti senza background tecnico al lavoro ritmico e spaziale della danza urbana.

Hype oggi: un vocabolario che non muore

Hype - Danza Urbana - Immagine Copertina Chiedersi se la Hype esiste ancora è un po’ come chiedersi se esiste ancora il Funk: non come genere dominante, ma come substrato, come lingua franca. I suoi passi sono disseminati nell’Hip Hop commerciale degli ultimi trent’anni — nei video di Bruno Mars che omaggia l’estetica degli anni ’90, nelle coreografie di show come So You Think You Can Dance, nel lavoro di generazioni di coreografi che quella stagione l’hanno vissuta o studiata.

Per i danzatori che lavorano sulla storia del movimento Hip Hop, la Hype rimane un laboratorio prezioso: un repertorio di groove, bounce, uso del suolo e lavoro corale che può essere riletto in chiave contemporanea senza perdere la propria identità. Non un museo da conservare, ma un linguaggio vivo da continuare a parlare — magari con accento diverso.

Quando un crew di ballerini sincronizza un Running Man sul ritmo giusto e la sala si accende, non è nostalgia. È semplicemente la Hype che fa ancora il suo lavoro.


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