Co’Sang: dalla periferia di Napoli alla Leggenda del RAP Italiano
Da un quartiere di periferia al cuore della scena urban nazionale. La storia di Ntò e Luchè è quella di due ragazzi che hanno dato voce a una Napoli cruda e autentica. Il dialetto partenopeo si è trasformato in poesia di strada grazie a loro. Con la loro musica hanno tracciato la via per generazioni di artisti che oggi dominano le classifiche, portando il RAP napoletano oltre i confini regionali.
Le origini: da Marianella al Clan Vesuvio
Tutto inizia nel 1997, nel quartiere Marianella, zona nord di Napoli ai confini con Scampia, Piscinola, Chiaiano e Miano. Antonio Riccardi (Ntò, nato il 25 agosto 1982) e Luca Imprudente (Luchè, nato il 7 gennaio 1981) crescono nello stesso ambiente. La periferia è martoriata dalla criminalità organizzata, ma ricca di identità culturale.
Durante l’adolescenza si conoscono e condividono la passione per l’HIP HOP americano. La prima apparizione discografica avviene proprio nel 1997, con la traccia “Paura che passa”. Il brano è incluso nell’album autoprodotto “Spaccanapoli” del collettivo Clan Vesuvio, fondato da Lucariello e dal beatmaker Peppe ‘O Red nel 1996. Inizialmente il gruppo includeva anche i produttori Denè e Dayana. Questi ultimi abbandonano poco dopo, lasciando il progetto nelle mani del duo destinato a entrare nella leggenda.
Un dettaglio spesso poco noto: Ntò è nipote di Enzo Avitabile, leggendario sassofonista e cantautore napoletano, vincitore di due David di Donatello. Questa parentela con uno dei maestri della fusione tra jazz e tradizione partenopea ha sicuramente influenzato la sensibilità musicale del rapper.
Il significato del nome e la filosofia del gruppo
“Co’Sang” in napoletano significa “con il sangue”. Un nome che racchiude l’essenza stessa del progetto: autenticità, passione viscerale e legame indissolubile con le proprie radici. Per Ntò e Luchè fare RAP non era un passatempo. Era una necessità espressiva, un modo per documentare la realtà senza filtri né compromessi.
Il duo si distingue fin dall’inizio per una scelta radicale: rappare esclusivamente in dialetto napoletano. Una decisione controcorrente per l’epoca. Il RAP italiano cercava ancora una propria identità, spesso guardando ai modelli milanesi o romani che privilegiavano l’italiano standard. Ntò e Luchè dimostrano invece che il napoletano, con la sua musicalità e le sue sfumature espressive, può essere un veicolo perfetto per il flow e la metrica HIP HOP.
“Chi more pe’ mme” (2005): la pietra miliare
Il 2005 segna l’anno della svolta. Esce “Chi more pe’ mme” (Chi muore per me), album d’esordio composto da 16 tracce. Il disco dipinge una Napoli contemporanea senza sconti né compromessi. Le produzioni sono quasi interamente firmate da Luchè, con alcune tracce di ‘O Red del Clan Vesuvio. Tra gli ospiti figurano Lucariello, i Fuossera, il rapper giamaicano 2Bad, il cantante reggae statunitense Elementree e il pianista Giuseppe Avitabile.
L’album include brani destinati a diventare classici immortali. “Int’o Rione” è forse il pezzo più iconico: una fotografia sonora della vita di quartiere, del sistema dello spaccio, delle dinamiche di strada. La canzone raggiunge una diffusione capillare nei quartieri popolari di Napoli. Circola attraverso i “dischetti”, compilation amatoriali vendute illegalmente tra Scampia e le altre periferie.
Un aneddoto significativo viene raccontato da O’Iank dei Fuossera. Passando sotto le Vele di Scampia, sentì gli spacciatori della piazza che ascoltavano “Int’o Rione”. Era la prima volta che il RAP napoletano penetrava in un tessuto sociale abituato esclusivamente al neomelodico. Il duo aveva fatto breccia in un pubblico completamente nuovo.
Nell’ottobre 2006, la Universal Music Group decide di occuparsi della distribuzione di “Chi more pe’ mme”. Il disco ottiene la copertina della rivista Rumore e permette al duo di esibirsi in tutta Italia. Diventano così il primo gruppo RAP napoletano a varcare davvero i confini regionali pur mantenendo il dialetto come lingua esclusiva.
Il legame con la scena nazionale e internazionale

Inoki
Tra il 2005 e il 2006, arrivano collaborazioni importanti con artisti del panorama HIP HOP italiano. Partecipano ai progetti di Rischio (“Reloaded – Lo spettacolo è finito Pt. 2”) e Inoki (“The Newkingztape Vol. 1”). Il loro ruolo nella scena underground nazionale si consolida.

Akhenaton
Particolarmente significativa è la collaborazione con Akhenaton degli IAM, leggendario gruppo RAP francese di Marsiglia. Il legame con il RAP d’oltralpe non è casuale. Le banlieue marsigliesi e le periferie napoletane condividono dinamiche sociali simili. La traccia “Rispettiva Ammirazione” rappresenta uno dei featuring internazionali più importanti del RAP italiano degli anni 2000.
Nel 2010, Luchè partecipa al progetto europeo Diversidad, che riunisce 20 artisti da tutto il continente nell’album “The Experience”.
“Vita Bona” (2009): la consacrazione
Il secondo album, “Vita Bona”, esce il 6 novembre 2009 per Universal Music. Conferma lo status del duo come punto di riferimento del RAP italiano. Il disco raccoglie un ottimo riscontro da parte di pubblico e critica. L’attività live si intensifica in tutta la penisola.
Nel novembre 2010, Ntò e Luchè sono ospiti del programma radiofonico “The Flow” su Radio Deejay per quattro giorni consecutivi. Un riconoscimento importante da parte dei media mainstream. L’anno seguente partecipano al Concerto del Primo Maggio in Piazza San Giovanni a Roma, al fianco di Enzo Avitabile & Bottari. Un momento simbolico che unisce due generazioni della musica napoletana.
Il legame con Gomorra
L’eredità dei Co’Sang riceve un’ulteriore consacrazione grazie alla serie televisiva “Gomorra“, trasmessa su Sky Atlantic a partire dal
2014. Diverse tracce del duo vengono scelte per musicare sequenze iconiche. “Int’o Rione“, “Fin quanno vai ‘ncielo” e “Povere mmano” accompagnano le immagini delle Vele di Scampia e della vita di strada.
Particolarmente efficace è l’uso di “Int’o Rione” nella prima puntata della serie. Il brano si accompagna a inquadrature del contesto degradato delle Vele. Queste diventano un paradiso assurdo in cui lo spaccio prolifera liberamente. La colonna sonora include anche “Nuje vulimme ‘na speranza”, cantata da Ntò insieme a Lucariello e utilizzata come sigla finale di tutte le stagioni.
Questa esposizione mediatica raggiunge un pubblico globale. La serie è stata venduta in oltre 60 paesi e collocata al 3° posto nella classifica del New York Times delle migliori serie TV internazionali del 2016. La musica dei Co’Sang consolida così il loro status di icone.
Lo scioglimento del 2012: le vere motivazioni
Il 14 febbraio 2012 arriva l’annuncio che nessuno voleva sentire. Attraverso un messaggio su Facebook, i Co’Sang comunicano lo scioglimento. Il comunicato ufficiale parla di “diverse idee artistiche”. La separazione “è sembrata la cosa più giusta da fare in modo da favorire le personali scelte artistiche dei suoi componenti”. L’album previsto per aprile viene annullato perché “non più rappresentativo delle linee artistiche di entrambi”.
Divergenze artistiche: italiano vs. napoletano
La motivazione principale dichiarata riguarda la direzione musicale del gruppo. Luchè sembrava intenzionato a evolvere la musica verso un pubblico più ampio, abbandonando il dialetto napoletano per l’italiano. Ntò, invece, voleva continuare a dedicarsi al pubblico partenopeo. Già in “Vita Bona” si percepiva un compromesso tra le due visioni, ma le tensioni continuavano a crescere.
In un’intervista del 2013, Ntò confermò le intenzioni del compagno di abbandonare il dialetto. Luchè, dal canto suo, parlava di “apertura mentale e sincerità”. Sosteneva che a 30 anni non si sarebbe più sentito a suo agio a rappare esclusivamente in napoletano.
Il momento personale di Ntò
Le divergenze artistiche non raccontano però tutta la storia. In un’intervista concessa a RedBull Italia nel 2020, Ntò ha rivelato un aspetto più personale. “Caso o non caso, proprio nel momento in cui mio padre stava poco bene c’è stata la volontà anche da parte di Luca di dividere il gruppo. Io in quel momento non avevo la lucidità per affrontare questa scissione”.
Ha anche espresso amarezza per la tempistica. “Non riesco ancora oggi a capacitarmi del fatto che nel mentre ragionavamo di questa gigantesca delusione, Luchè aveva già scritto le tracce per il suo album da solista”. Effettivamente, “L1” uscì appena quattro mesi dopo lo scioglimento. Come ammesso dallo stesso Luchè, voleva “dimostrare subito cosa fosse in grado di fare da solista”.
Due caratteri difficili
Nel suo libro “Il Giorno Dopo” (2019), Luchè ha approfondito la questione. Ha spiegato che entrambi avevano “un carattere molto difficile”. Durante le discussioni “volavano parole pesanti, tanto che i due finivano per non parlarsi per mesi”. Le incomprensioni non erano solo artistiche ma anche personali, accumulate in quindici anni di sodalizio.
Gli anni dei dissing
Gli anni successivi sono segnati da tensioni pubbliche. Tutto parte da uno sfottò lanciato dal palco da Ntò. Luchè risponde con la provocazione: “Chi erano i Co’Sang, ij o nat?” (Io o lui?). Seguono stories su Instagram cariche di veleno. Ntò scrive “Mangi o cazz. Sono il Game Changer”. La replica di Luchè: “Sono anni che non rispondo come un signore a tutte le cattiverie e offese gratuite che ricevo”.
Nel 2019, quando Luchè pubblica il suo libro con riferimenti allo scioglimento, Ntò reagisce duramente. Lo accusa di aver “infamato tutti coloro che in quartiere lo hanno sfamato” pur di “vendere qualche copia in più”. Nel video di “Il Tempo Perduto” (2019) inserisce un riferimento visivo inequivocabile: un uomo ammanettato con gli stessi tatuaggi sulle mani di Luchè.
Nel 2023 ancora scintille. Durante un live, Ntò saluta Luchè e canta brani dei Co’Sang come fa sempre. La risposta arriva su Instagram: “Da quando me ne sono andato i Co’Sang non esistono più”. Ntò replica pacatamente: “Il mio saluto è stato un gesto spontaneo, mi sento sempre un Co’Sang”.
Per dodici lunghi anni, la reunion sembra un sogno impossibile. Ma il legame con le radici comuni si dimostra più forte di qualsiasi dissapore.
Le carriere soliste
Luchè: dal dialetto al mainstream
Dopo lo scioglimento, Luchè pubblica “L1” nel giugno 2012. Segna un cambio di direzione significativo: l’abbandono del dialetto napoletano a favore dell’italiano. Il disco include collaborazioni con Club Dogo, Marracash ed Emis Killa. Entra anche nel collettivo Roccia Music fondato da Marracash.
La carriera solista prosegue con “L2” (2014), “Malammore” (2016), “Potere” (2018) e “Dove volano le aquile” (2022). Con “Malammore” raggiunge il secondo posto della classifica italiana e ottiene il disco di platino, consolidandosi come uno degli artisti più importanti della scena RAP nazionale. Il singolo “O’ primmo ammore” entra nella colonna sonora di “Gomorra – La serie”.
Nel 2019 fonda l’etichetta discografica indipendente BFM Music. Mette sotto contratto alcuni dei talenti più promettenti della scena napoletana: Geolier, MV Killa, Vale Lambo e Lele Blade. Nel 2025 pubblica “Il mio lato peggiore” e viene annunciato come partecipante al Festival di Sanremo 2026.
Oltre alla musica, si è affermato come imprenditore. Insieme all’amico CoCo ha aperto pizzerie “Bravi Ragazzi” a Londra e New York. Ha lanciato anche la linea di streetwear Black Friday.
Ntò: fedele alle radici
Ntò intraprende una carriera più legata alle origini. Fonda la crew Stirpe Nova e mantiene un forte legame con il dialetto napoletano. Il primo album solista “Il coraggio impossibile” esce nel 2013. Seguono “Numero 9” (2014, con la Stirpe Nova), “Col sangue” (2016), “Rinascimento” (2019) e “Nevada” (2020), il primo per una major (Sony Music Italy).
Nel marzo 2010 debutta come attore nella serie televisiva “L’ispettore Coliandro”, interpretando il ruolo di Nino, luogotenente di un boss campano, nell’episodio “Anomalia 21” della quarta stagione. Nel 2023 pubblica il documentario “Legacy – Il destino di una Stirpe”, che ripercorre il suo viaggio musicale.
Nel giugno 2025 arriva un annuncio inaspettato. Ntò comunica che il prossimo album sarà l’ultimo della sua carriera. “Questo ambiente non mi dà più stimoli”, scrive su Instagram. Annuncia anche la volontà di ridurre drasticamente l’attività live.
La reunion del 2024: Dinastia
Il 1° maggio 2024 arriva l’annuncio che tutti aspettavano. Un cortometraggio pubblicato su Instagram rivela la reunion. Due concerti evento vengono programmati in Piazza del Plebiscito a Napoli, il 17 e 18 settembre 2024. I biglietti vanno sold out in soli 15 minuti.
Il 30 agosto 2024 esce “Dinastia”, terzo album in studio del duo. Chiude idealmente la trilogia iniziata con “Chi more pe’ mme”. Il disco debutta al primo posto nella classifica FIMI. Include collaborazioni con Club Dogo, Liberato, Marracash e Geolier. Un passaggio di testimone tra generazioni del RAP italiano.
I featuring vengono svelati in modo spettacolare. Un video girato al Palazzo Reale di Napoli mostra quadri che raffigurano gli artisti ospiti. Un omaggio alla regalità del progetto. I due concerti a Piazza del Plebiscito vedono la partecipazione di Club Dogo, Fuossera, Geolier ed El Koyote. Oltre 22.000 spettatori cantano sotto la pioggia per più di due ore.
L’eredità: un’influenza che ha segnato una generazione
L’influenza dei Co’Sang sulla scena RAP napoletana contemporanea è incalcolabile. Geolier, oggi una delle stelle più luminose dell’HIP HOP italiano, li ha citati più volte tra le sue principali influenze. A soli 11 anni pubblicò un video su YouTube rappando sulla base di “Int’o Rione”. Non è un caso che il suo album d’esordio “Emanuele” (ottobre 2019) sia uscito proprio per BFM Music, l’etichetta di Luchè.
Ntò e Luchè hanno dimostrato che si può fare RAP in dialetto napoletano senza snaturarsi. Hanno raggiunto un pubblico nazionale e internazionale mantenendo la propria identità. Hanno fatto da ponte tra la tradizione della canzone napoletana e le sonorità HIP HOP contemporanee. La strada è stata aperta per artisti come Liberato, Enzo Dong, Vale Lambo, MV Killa e lo stesso Geolier.
La loro poetica “cruda” ha colmato una lacuna nei media italiani. Hanno raccontato le periferie dell’hinterland napoletano come giornalisti del ghetto. Metriche, tecniche e contenuti di spessore. Nessuno è stato risparmiato: sistemi, società e istituzioni sono finiti nel mirino. Una sincerità che resta un modello per chi fa musica oggi.
Curiosità e aneddoti
- Il nome “Co’Sang” era inizialmente scritto in vari modi: Co’Sang, CoSang, Co’ Sang. La grafia ufficiale prevede l’apostrofo.
- Luchè è nato il 7 gennaio 1981, Ntò il 25 agosto 1982. Nonostante la differenza di età, i due sono sempre stati legati da un’amicizia profonda nata nel quartiere Marianella.
- Il brano “Poesia cruda” ha dato nome a un collettivo e un’etichetta indipendente che riuniva Co’Sang e Fuossera.
- Nel 2005 si esibirono a Milano insieme ai Club Dogo e a Roma al Teatro Palladium. Le prime tappe di una conquista nazionale.
- La traccia “You Know NA-MI” con i Club Dogo è considerata una delle migliori collaborazioni tra le due crew che hanno definito il RAP italiano degli anni 2000.
- Ntò ha recitato nella serie TV “L’ispettore Coliandro” (episodio “Anomalia 21”, marzo 2010), interpretando un luogotenente della camorra.
- Sia Luchè che Ntò hanno collaborato con lo zio di Ntò, Enzo Avitabile. Il duo nel brano “Mai cchiù” dall’album “Black Tarantella” (2012). Ntò da solista nel brano “Se ti avessi ora” dall’album “Il coraggio impossibile” (2013).
Conclusione: il sangue non si è mai asciugato
A distanza di quasi trent’anni da quel primo brano inciso con il Clan Vesuvio, i Co’Sang restano un punto di riferimento imprescindibile. La loro storia è fatta di quartiere, sacrificio, autenticità mai compromessa. Litigi e riconciliazioni. Un legame con Napoli che trascende la musica.
Con “Dinastia”, Ntò e Luchè hanno dimostrato che il tempo non ha scalfito la loro chimica artistica. Come recita il nome stesso del gruppo, tutto è stato fatto “co’sang”, con il sangue. E quel sangue, nonostante dodici anni di separazione, non si è mai asciugato.




