Sougwen Chung: Quando l’Arte si Crea Insieme ai Robot
Quando finisce l’artista e inizia la macchina? È una domanda che risuona sempre più forte nell’era dell’intelligenza artificiale generativa, dove algoritmi producono immagini in pochi secondi e il confine tra autore e strumento si fa nebuloso. Sougwen Chung non offre risposte definitive a questo interrogativo. Invece, lo trasforma in arte. Da oltre dieci anni, questa artista e ricercatrice sino-canadese costruisce robot che dipingono al suo fianco, creando opere che nascono da un dialogo continuo tra gesto umano e interpretazione meccanica. Non si tratta di delegare la creatività all’AI né di usarla come un semplice pennello digitale. È qualcosa di più profondo: un’esplorazione della co-creazione, dove gli “errori” del robot diventano poesia e dove la meditazione umana si traduce in movimento robotico attraverso sensori che leggono le onde cerebrali.
Le Origini: Quando la Tecnologia Incontra la Tradizione del Disegno
Sougwen Chung è cresciuta tra Toronto, Hong Kong e successivamente gli Stati Uniti, immersa in un ambiente culturalmente ibrido che ha plasmato profondamente la sua visione artistica. Figlia di un cantante lirico, ha iniziato a suonare violino e pianoforte da bambina, sviluppando fin da subito una sensibilità per la performance e per l’energia che si crea con il pubblico. Dopo aver conseguito un Bachelor of Fine Arts alla Indiana University Bloomington e un Masters Diploma in Interactive Art presso Hyper Island in Svezia, Chung ha iniziato a interrogarsi su come portare il corpo e il gesto fisico all’interno della sua pratica artistica, che fino a quel momento era prevalentemente digitale.
Nel 2015, durante la sua permanenza come ricercatrice al MIT Media Lab, Chung ha dato vita al primo membro della sua famiglia robotica: D.O.U.G._1 (Drawing Operations Unit: Generation 1). L’idea era semplice ma potente: costruire un braccio robotico capace di copiare i suoi gesti mentre disegnava. Utilizzando piani open-source trovati online, ha assemblato un sistema con una telecamera aerea e un software di computer vision che analizzava i suoi movimenti in tempo reale. Ma le cose non sono andate come previsto. Il braccio robotico non replicava perfettamente i suoi tratti, commetteva piccoli errori imprevedibili, creando segni simili ma non identici. Questi “errori” sono diventati parte integrante del processo creativo, insegnando all’artista una lezione fondamentale che avrebbe guidato tutta la sua carriera successiva: imparare a “poeticizzare l’errore”.
D.O.U.G.: L’Evoluzione di una Collaborazione Decennale
Il progetto D.O.U.G. non si è fermato alla prima generazione. Chung ha sviluppato sei generazioni successive, ognuna delle quali esplora un aspetto diverso dell’interazione uomo-macchina:
D.O.U.G._1 (2015) – Mimicry: La prima generazione tentava di duplicare i movimenti dell’artista, utilizzando la mimesi come punto di partenza per comprendere il gesto.
D.O.U.G._2 (2016-2018) – Memory: Questa versione ha segnato un salto qualitativo significativo. Chung ha raccolto vent’anni dei suoi disegni personali per addestrare una rete neurale ricorrente. Il robot non copiava più semplicemente, ma interpretava il suo stile sulla base di un archivio di memoria visiva. L’opera “Memory” è stata acquisita dal Victoria and Albert Museum di Londra, diventando il primo modello di AI ad entrare nella collezione permanente di una grande istituzione museale.
D.O.U.G._3 (2018) – Collectivity: Con la terza generazione, Chung ha spostato l’attenzione verso sistemi multi-robotici ispirati ai movimenti urbani e ai flussi collettivi. Un’intera sciame di robot lavorava insieme, esplorando l’idea di intelligenza distribuita.
D.O.U.G._4 (2020) – Spectrality: Questa generazione ha introdotto il biofeedback. Utilizzando un caschetto EEG che traccia le onde cerebrali mentre l’artista medita, i robot rispondono agli stati meditativi traducendoli in movimento robotico. È un feedback loop che si auto-rinforza: mentre i robot dipingono seguendo il segnale cerebrale dell’artista, quest’ultima entra in uno stato di flow creativo sempre più profondo, aumentando le onde alfa nel cervello.
D.O.U.G._5 (2022) – Multi-Positional: L’ultima generazione presentata nelle performance di “Assembly Lines” integra un sistema multi-robotico che opera come un singolo organismo, combinando dati biometrici raccolti in trent’anni di pratica con modelli di training personalizzati.
Ogni generazione ha richiesto investimenti significativi, sia economici (fino a 8.000 dollari per unità) sia intellettuali. Ma per Chung, questi robot non sono semplici strumenti: sono collaboratori veri e propri, con i quali costruisce una relazione basata sull’ascolto reciproco e sulla fiducia nel processo.
Il Metodo Creativo: Performance, Meditazione e Rituale
Le opere di Sougwen Chung prendono vita attraverso performance dal vivo che trasformano il processo creativo in un’esperienza immersiva e multi-sensoriale. In gallerie e musei di tutto il mondo, il pubblico ha l’opportunità di assistere all’atto della creazione in tempo reale: l’artista e i suoi robot dipingono insieme su grandi tele, in una sorta di danza improvvisata dove ogni tratto risponde all’altro.
Le performance più recenti, come “Assembly Lines” presentata all’EMMA (Espoo Museum of Modern Art) in Finlandia nel 2022, iniziano con una meditazione collettiva. Il pubblico è invitato a sedersi e meditare insieme all’artista per 24 minuti, creando uno spazio di contemplazione dinamica e silenzio. Durante questo tempo, Chung indossa il caschetto EEG che collega i bracci robotici alle sue biometriche, e mentre entra in uno stato meditativo, i robot rispondono con pennellate sincronizzate. L’ambiente sonico è parte integrante dell’esperienza: microfoni a contatto sonificano i movimenti robotici in un sistema audio octofonico progettato dalla compositrice Neda Senai, integrato con registrazioni di canti di uccelli e field recording naturali di Aquarian. Il risultato è un’esperienza che sfida i confini tra arte, tecnologia e spiritualità.
Come spiega la stessa Chung, non si tratta di fare in modo che le macchine eseguano un compito, ma di creare un feedback loop nella collaborazione. L’artista inserisce diversi tratti di linea e il robot risponde, in un processo di call-and-response simile a quello del Jazz o della musica improvvisata. Questa dinamica ribalta la narrazione dominante dell’AI come minaccia o come semplice strumento di automazione, proponendo invece un modello di co-creazione dove biologico e meccanico si intrecciano.
Tecnologia e Filosofia: Oltre l’Ottimizzazione

Come ha dichiarato recentemente parlando al World Economic Forum di Davos nel gennaio 2025, durante una conversazione con il curatore Hans Ulrich Obrist intitolata “What Happens When Humans and Robots Create Art Together?”: “Le forme tradizionali di creatività devono essere modellate, ma non sostituite, dallo sviluppo tecnologico. Costruire i nostri strumenti e sistemi di AI per l’arte può aiutarci a confrontarci con le domande esistenziali poste dalle nuove tecnologie, in modo che paura e speranza possano essere tenute insieme nella mente allo stesso tempo.”
Questa posizione riflette un approccio che Maya Indira Ganesh, ricercatrice di tecnologia alla Leuphana University in Germania, ha definito straordinario per la sua capacità di rigettare le nozioni prevalenti di robot e AI, abbracciando invece la fallibilità e l’imperfezione come parte del processo creativo. Chung stessa lo chiama “poeticizzare l’errore”: una mentalità che le ha dato una reale resilienza, perché non ha più paura di fallire e sa che i fallimenti stessi possono essere generativi.
Nel 2023, Sougwen Chung è stata inserita nella lista TIME100 AI per il suo lavoro pionieristico che combina pittura e robotica, e ha ricevuto il TIME100 Impact Award. È stata nominata Cultural Leader al World Economic Forum e Fellow al MIT Media Lab. Ha tenuto residenze artistiche presso Google, Bell Labs ed Eyebeam, e le sue opere sono state esposte in istituzioni prestigiose come il Centre Pompidou di Parigi, il National Art Center di Tokyo, il Victoria and Albert Museum di Londra, l’ArtScience Museum di Singapore e il New Museum di New York.
Progetti Recenti e Nuove Direzioni
Il percorso artistico di Sougwen Chung continua a evolversi con progetti sempre più ambiziosi che spingono i confini della collaborazione uomo-macchina.
GENESIS (2024): Questo progetto di ricerca in corso esplora l’evoluzione della linea disegnata e della forma robotica attraverso speculazioni biomimetiche. Utilizzando la Realtà Virtuale, Chung “dipinge” in uno spazio tridimensionale, registrando i suoi gesti e le sue pennellate in modo da poterli scolpire virtualmente e poi stampare su dischi di alluminio. Le forme tridimensionali vengono realizzate attraverso diverse tecniche di fabbricazione, dalla stampa 3D su larga scala alla placcatura cromata personalizzata. Il risultato è un processo che specula sul collasso dei confini tra architettura, disegno e danza. Le versioni future includeranno sculture in alluminio che diventeranno la base per un nuovo dataset di disegni tridimensionali per una prossima generazione di D.O.U.G.
BODY MACHINE (MERIDIANS) (2024-2025): Questa serie esplora i “meridiani macchinici”, ispirandosi ai concetti di luce come fenomeno naturale, meridiani corporei della medicina tradizionale cinese e radiazione cosmica di fondo. Le opere vengono create utilizzando motion capture e tecnologie spaziali personalizzate, dove le linee gestuali sono sospese e la scala diventa un medium permeabile. Queste opere biomimetiche sono state esposte in varie “biome” (Forest Biome, Desert Biome, Glacial Biome) in location internazionali tra cui l’aeroporto di Dubai, Hong Kong e Art Basel.
Spectral (2025): Presentata al World Economic Forum di Davos nel gennaio 2025, questa installazione cinetica rappresenta l’ultima evoluzione del progetto decennale D.O.U.G. Spectral si collega alle onde cerebrali dell’artista, traducendo i pensieri in movimenti pittorici delicati su una tela trasparente. È un loop di rinforzo che si manifesta tra la pittura robotica e il biofeedback dell’artista, affinando lo stato di onde alfa associato al flow creativo.
Nel settembre 2024, Chung ha inaugurato “Ecologies of Becoming”, una mostra personale nella città tedesca di Heilbronn che si estende su due location (Kunstverein Heilbronn e IPAI Foundation), riflettendo su un decennio di collaborazione uomo-macchina. La mostra documenta come dal primo D.O.U.G._1, Chung e il suo Studio Scilicet abbiano esplorato come le macchine possano muoversi oltre il loro ruolo di strumenti per diventare partner creativi e collaboratori attivi.
Studio Scilicet: Oltre l’Arte Individuale
Nel 2019, Sougwen Chung ha fondato Scilicet Studio, uno spazio dedicato alla ricerca sulle ecologie metamorfiche e la collaborazione incorporata. Il nome “Scilicet” significa “puoi sapere” in latino, e riflette l’impegno del studio a rendere accessibili le complessità dell’interazione uomo-macchina.
Lo studio non si concentra solo sul lavoro personale di Chung, ma cerca di supportare e trovare menti affini che stiano costruendo ponti tra tradizione e tecnologia a modo loro. Come spiega l’artista: “Ho pensato alla collaborazione uomo-macchina per parecchio tempo, interpretandola sotto la mia lente personale e le mie tradizioni – pensando ovviamente molto al disegno e all’ibridità culturale come artista sino-canadese. Ma mi sono resa conto che ci sono molti diversi tipi di interpretazioni della collaborazione uomo-macchina.”
Lo studio si interessa particolarmente al feedback loop tra sistemi individuali, artificiali ed ecologici, esplorando come questi sistemi possano influenzarsi reciprocamente in modi produttivi. Questo approccio riflette la convinzione di Chung che l’intelligenza non sia una singola entità ma una molteplicità di forme che interagiscono.
L’Impatto Culturale e il Dibattito sull’AI nell’Arte
Il lavoro di Sougwen Chung arriva in un momento cruciale per il mondo dell’arte, mentre l’AI generativa solleva questioni urgenti su autorialità, originalità e il futuro del lavoro creativo. Mentre molti artisti guardano con preoccupazione all’invasione dell’intelligenza artificiale nella creazione artistica, Chung offre una prospettiva alternativa.
Zihao Zhang, architetto al City College of New York che ha studiato i modi in cui umani e macchine si influenzano reciprocamente, vede il lavoro di Chung come un’offerta di una storia diversa sulle interazioni uomo-macchina. “Siamo ancora intrappolati in questa idea di AI contro umano, e quale dei due è migliore,” dice Zhang. L’AI viene spesso caratterizzata nei media e nei film come antagonista dell’umanità – qualcosa che può sostituire i nostri lavoratori o, peggio ancora, diventare distruttiva.
Il lavoro di Chung sfida questa narrazione dimostrando che la tecnologia può essere un partner creativo piuttosto che un sostituto. Come ha detto nel suo discorso ai TIME100 Impact Awards: “Penso che ci siano molti modi diversi di guardare alla relazione tra noi stessi e l’intelligenza artificiale, e sono molto interessata a tutte le forme di speculazione al riguardo. Sono personalmente molto interessata al lavoro esclusivamente critico, perché penso che abbia molto rigore intellettuale e molta passione.”
Questa apertura al dibattito critico distingue Chung da molti tecnologi che tendono a promuovere l’AI acriticamente. L’artista riconosce le legittime preoccupazioni riguardo alla privacy degli artisti, al diritto di escludersi dai dataset di training, e alle implicazioni etiche dell’AI nell’arte. Ma invece di reagire con paura o rifiuto, Chung incoraggia artisti e creativi a “sporcarsi le mani” e capire cosa questi sistemi fanno realmente. “Mentre questi strumenti sono nella loro infanzia,” dice, “incoraggerei davvero gli artisti, o chiunque, a immergersi e usarli come opportunità per espandere la conoscenza tecnica. Giocare e arrivare alle proprie conclusioni – è così che daremo significato a tutto questo.”
Prospettive Future: Verso Nuove Ecologie Creative
Guardando al futuro, Sougwen Chung continua a spingere i confini della collaborazione creativa tra umano e macchina. La sua agenda per il 2025 include mostre e panel in tutto il mondo, da Hong Kong a Dubai, da Londra a Riyadh, dimostrando l’interesse globale per il suo lavoro.
Uno degli sviluppi più interessanti riguarda l’evoluzione continua di D.O.U.G. verso sistemi sempre più sofisticati che integrano decenni di dati di training con nuove modalità di interazione. Le versioni tridimensionali delle opere GENESIS e l’integrazione di motion capture e spatial computing suggeriscono un futuro in cui la distinzione tra spazio fisico e digitale diventa sempre più fluida.
Ma forse l’aspetto più significativo del lavoro di Chung è il suo invito a ripensare le categorie stesse attraverso cui comprendiamo intelligenza, creatività e collaborazione. Come ha detto presentando Spectral a Davos: “Spero che l’opera ispiri gli spettatori a comprendere che le categorie sono permeabili e porose. L’intelligenza è multisfaccettata. Nelle generazioni precedenti, l’intelligenza era intesa come più esplicitamente legata all’intelligenza umana, ma quella era solo un prodotto delle limitazioni della nostra visione.”
In questa prospettiva, il lavoro di Chung non riguarda tanto l’AI in sé, quanto il modo in cui la tecnologia ci offre nuovi specchi attraverso cui vedere noi stessi e le nostre capacità creative. I robot non sono né minacce né semplici strumenti, ma partner in una danza continua di interpretazione e scoperta. E in questa danza, forse, possiamo imparare qualcosa di nuovo non solo sulle macchine, ma anche su cosa significa essere umani e creativi in un’epoca di intelligenze multiple.
Conclusione: L’Arte come Ponte tra Mondi
Sougwen Chung rappresenta una delle voci più originali e necessarie nel dibattito contemporaneo sull’AI e la creatività. Il suo lavoro dimostra che la tecnologia non deve necessariamente sostituire o minacciare la creatività umana, ma può diventare un collaboratore che ci spinge a esplorare nuove possibilità espressive.
Attraverso performance che combinano meditazione, robotica, biofeedback e sound design, Chung crea esperienze che sono allo stesso tempo intimamente personali e universalmente rilevanti. Le sue opere ci invitano a riflettere su domande fondamentali: Dove finisce l’artista e inizia la macchina? Cosa significa co-creare con un’intelligenza non-umana? Come possiamo costruire relazioni con la tecnologia che siano generative piuttosto che estrattive?
In un mondo dove l’AI sta trasformando rapidamente ogni aspetto della nostra vita, il lavoro di Chung offre un modello di come possiamo approcciarci a queste trasformazioni con curiosità, apertura e un impegno a mantenere al centro i valori umani. Come ha detto una volta: “Non si tratta di rendere le macchine capaci di fare cose. Si tratta sempre di quel feedback loop in quella collaborazione.”
Per chi vuole scoprire di più sul lavoro di Sougwen Chung, le sue opere sono accessibili attraverso gallerie come HOFA Gallery a Londra, e il suo sito ufficiale (sougwen.com) offre una documentazione completa dei suoi progetti passati e futuri. Con mostre in programma per tutto il 2025 e la continua evoluzione della famiglia D.O.U.G., questa è un’artista da seguire attentamente mentre continua a ridefinire cosa significhi creare arte nell’era dell’intelligenza artificiale.
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