Kenny Scharf: cartoni, caos e Pop Surrealism nell’East Village degli anni ’80
C’è un appartamento a Times Square, siamo nel 1981. Due giovani artisti condividono uno spazio stretto tra scatole, poster e oggetti di plastica riciclati. Uno è Keith Haring. L’altro è Kenny Scharf. Quella notte, nell’armadio del corridoio, Scharf installa luci fluorescenti, pittura Day-Glo e una collezione di spazzatura kitsch trasformata in ambiente psichedelico. Nasce la prima Cosmic Closet: un universo parallelo compresso in pochi metri quadri. I cartoni animati dell’infanzia americana si fondono con l’ansia nucleare degli anni Reagan.
Quell’armadio è il manifesto di tutta la poetica di Kenny Scharf. Un artista che ha costruito la propria carriera sull’idea che la cultura popolare non sia il nemico dell’arte — ma il suo materiale più onesto.
Hollywood, la TV e il serbatoio dell’inconscio
Kenny Scharf nasce il 23 novembre 1958 a Los Angeles, in California. Cresce nella San Fernando Valley, in una delle periferie simbolo del sogno americano postbellico: vialetti, prati davanti casa, televisori accesi tutto il giorno. Crescendo nella California del dopoguerra, Scharf è affascinato dalla televisione e dalla promessa futuristica del design moderno. Sono gli anni dei Flintstones e dei Jetsons: due serie animate che raccontano lo stesso sogno da angolature opposte. La preistoria come comfort zone americana, il futuro come utopia consumistica. Scharf le assorbe entrambe, e non le abbandonerà mai più.
Alla fine degli anni ’70 si trasferisce a Manhattan. Si iscrive alla School of Visual Arts di New York City, dove consegue il BFA in pittura nel 1980. È qui che il contesto cambia tutto. La Lower East Side è un laboratorio caotico di creatività contraddittoria: punk, graffiti, club underground, gallerie improvvisate in appartamenti fatiscenti. È durante questi anni che Scharf incontra Andy Warhol, che diventerà il suo mentore. Conosce anche Jean-Michel Basquiat e Keith Haring, con i quali partecipa alla scena artistica dell’East Village.
Il mix è esplosivo. L’estetica Pop di Warhol — la serialità, l’appropriazione, il rifiuto della gerarchia tra cultura alta e bassa — incontra l’energia grezza dei graffiti. Si aggiunge la dimensione comunitaria dei club. Scharf trova la sua sintesi personale in quello che inizia a chiamare “Pop Surrealism”.
Il Pop Surrealism: quando l’inconscio è fatto di cartoon
Scharf definisce il proprio stile con queste parole: “Il Surrealismo parla dell’inconscio, e io sento che il mio lavoro riguarda l’inconscio. Le immagini vengono dall’inconscio, tranne che il mio inconscio è pieno di immagini pop. Il mio inconscio è pop, quindi l’arte sarebbe Pop Surrealism.”
La definizione è precisa e non negoziabile. Questo stile è noto anche come “Lowbrow“, termine nato in contrapposizione all’highbrow — l’arte colta e accademica. Il movimento emerge a Los Angeles negli anni ’70 ed è caratterizzato da un Surrealismo astratto con forti influenze cartoonistiche.
Dalle sue opere irradia un’energia dinamica e gioiosa di colore, forma e movimento. Ma queste forme apparentemente giocose e saturate nascondono denti affilati, riflettendo la natura duplice della società moderna. I personaggi di Scharf sorridono sempre. Ma il contesto in cui nuotano — spazi cosmici, ambienti post-apocalittici, geometrie impossibili — suggerisce qualcosa di profondamente instabile sotto la superficie.
Scharf fonde con successo arte alta e cultura popolare, attingendo alle tradizioni della Pop Art, dell’Espressionismo Astratto, del Surrealismo, dei fumetti e della Street Art.
L’East Village: Club 57, Fun Gallery e la Cosmic Closet
L’East Village di inizio anni ’80 è un ecosistema unico e irripetibile. Gallerie minuscole in scantinati, club che ospitano performance ogni notte, artisti che lavorano negli stessi spazi dove dormono. Scharf frequenta assiduamente il Club 57 al 57 di St. Mark’s Place, dove il suo amico Haring si esibiva uscendo da un televisore. È nell’appartamento di Times Square — la stessa casa della Cosmic Closet — che Scharf dipinge elettrodomestici rotti in Day-Glo, trasformandoli in elementi dell’installazione.
Il lavoro di Scharf nell’East Village è documentato da mostre alla Fun Gallery (1981) e da Tony Shafrazi (1983). In seguito il suo lavoro viene accolto dai musei: il Whitney lo seleziona per il Whitney Biennial del 1985.
Le Cosmic Caverns — evoluzione della Cosmic Closet originale — diventano nel tempo la sua installazione più riconoscibile. Le Cosmic Caverns di Scharf immergono lo spettatore in un universo popolato da tag, oggetti di uso quotidiano, personaggi dei cartoni animati. Ambienti futuristici e onirici, colori vividi. Il mondo surreale prende vita sotto la luce nera fluorescente. Un’atmosfera che richiama i club americani degli anni ’80 e i festeggiamenti di quell’epoca.
When Worlds Collide e il Whitney Biennial
Il 1984 è l’anno del dipinto che definisce Scharf nel panorama internazionale. Il quadro When the Worlds Collide (1984), incluso nel Whitney Biennial del 1985, è emblematico del suo stile duraturo e delle sue tele dinamiche. L’opera, realizzata su grande scala, presenta figure cartoonistiche, motivi vorticosi quasi in movimento, e colori fortemente contrastati. In basso a destra compare la versione di Scharf delle classiche figure-bambino di Keith Haring. Un omaggio all’artista che aveva lasciato usare il proprio studio per realizzare l’opera.
Scharf ha dichiarato: “Questo dipinto è la mia idea di mostrare come tutto esiste allo stesso tempo. C’è pace, c’è caos… tutto coesiste insieme.” Nonostante l’apparente leggerezza, c’è un’ansia di fondo nell’opera. Nasce dalla paura di Scharf per il disastro nucleare e per le preoccupazioni del suo tempo.
È questo dualismo — la superficie festiva, il rimosso oscuro — a rendere Scharf più di un semplice illustratore di cartoni. L’apocalisse nucleare come sfondo di un party. La fantascienza come specchio deformante del presente.
Oltre la tela: oggetti, muri e collaborazioni
Scharf è un artista prolifico: pittura, stampa, disegno e scultura. Ha anche progettato stazioni di salvataggio balneare, accendini Zippo, orologi, telefoni cellulari, tappeti e giostre da carnevale.
È durante questo periodo che realizza la copertina del quarto album in studio dei B-52s, Bouncing off the Satellites.
La propensione di Scharf a lavorare ovunque riflette il principio guida della sua carriera. Dalle gallerie ai muri di strada, dagli oggetti di design ai grandi format pubblici. Come Scharf ha dichiarato: “Uno dei principi del mio lavoro è raggiungere il pubblico oltre i confini elitari dell’arte alta. Connettersi alla cultura popolare attraverso l’arte.”
Il rapporto con Haring e Basquiat

Andy Warhol, Jean-Michel Basquiat, Keith Haring e Kenny Scharf nel 1984
La triade Scharf-Haring-Basquiat è diventata uno dei grandi miti dell’arte degli anni ’80, ma va letta con attenzione. Tre artisti con linguaggi diversi, accomunati da un’estetica urbana e da un rifiuto del confine tra strada e galleria. Scharf appare nel documentario “The Universe of Keith Haring” ed era amico e coinquilino del writer Keith Haring.
Haring muore di AIDS nel 1990 a 31 anni. Basquiat nel 1988, a 27. Scharf sopravvive a entrambi e diventa, in un certo senso, la memoria vivente di quella generazione. In un’intervista del 2024 al Guardian, Scharf ha dichiarato di sentire di “portare la torcia per gli amici che non hanno potuto continuare a tenerla”.
Gli anni 2000 e il ritorno al centro della scena
Dopo un lungo periodo lontano dai riflettori — durante il quale continua a produrre, esporre e muralizzare — Scharf torna al centro dell’attenzione internazionale. Una serie di operazioni ne conferma la rilevanza contemporanea.
Nel 2020, Scharf collabora con Dior Men per la collezione Pre-Fall 2021. Crea stampe psichedeliche e motivi ricamati con i suoi personaggi per abbigliamento, accessori e un runway show digitale.
Nel 2021 esce il documentario Kenny Scharf: When Worlds Collide, diretto da Max Basch e dalla figlia Malia Scharf. Il film ripercorre la traiettoria artistica dell’artista attraverso filmati d’archivio e interviste, sottolineando la sua influenza internazionale.
La retrospettiva alla Brant Foundation di New York, aperta il 13 novembre 2024, ha riunito oltre 70 dipinti, sculture e oggetti. Coprono l’intera carriera dell’artista, a partire dalla fine degli anni ’70. La mostra è stata co-curata da Peter M. Brant e da Tony Shafrazi — lo stesso gallerista che lo aveva lanciato quarant’anni prima.
Nel 2025 ha presentato Jungle Jungle Jungle, la sua quinta mostra personale con Almine Rech, a Bruxelles, e Emotional al Modern Art Museum di Shanghai.
Eredità: il Lowbrow tra street e galleria
Kenny Scharf ha giocato un ruolo fondamentale nello sviluppo del Pop Surrealism, uno stile che ha contribuito a definire. Il suo lavoro ha influenzato il movimento Lowbrow, elevando lo status della street art nei circuiti dell’arte contemporanea. I suoi murales vivaci e cartoonistici nella New York degli anni ’80, spesso realizzati a fianco di Haring e Basquiat, hanno contribuito a legittimare la graffiti art come medium serio. Avvicinavano la cultura di strada underground alle esposizioni in galleria.
Le sue opere fanno parte delle collezioni permanenti di sei istituzioni: il MoMA di New York, il Whitney Museum of American Art, il San Francisco Museum of Modern Art. E ancora lo Stedelijk Museum di Amsterdam, la Broad Foundation di Los Angeles e il Jewish Museum di New York.
Non è poco, per un artista che ha iniziato dipingendo l’armadio di un appartamento condiviso a Times Square. Ma Scharf non ha mai abbandonato quell’approccio: l’arte ovunque, per chiunque, senza barriere. Un’idea semplice, difficile da mantenere coerente per cinquant’anni.
Esplora il portfolio completo di Kenny Scharf su kennyscharf.com o seguilo su Instagram per i progetti più recenti.
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