Ivy Lab duo londinese Sabre e Stray in studio - Drum and Bass halftime

Ivy Lab: quando il Drum & Bass rallenta e diventa qualcos’altro

Ivy Lab foto ufficiale 2018 di Chelone Wolf - duo Drum and Bass londinese Nel Drum & Bass britannico esiste una corrente sotterranea che non ha mai cercato il centro della pista. Rallenta il beat, allarga il basso, porta dentro campionamenti che parlano di New York invece che di Bristol — e chiama tutto questo con un nome che suona quasi come una dichiarazione di indipendenza: halftime. Ivy Lab sono il duo londinese che questo territorio lo ha costruito mattone per mattone, senza chiedere permesso a nessun genere.

Ivy Lab ritratto ufficiale - Sabre e Stray del duo londinese Sabre (Govind Kidao) e Stray (Jonathan Fogel) partono dalle fondamenta del Drum & Bass più cerebrale e smontano progressivamente i paletti di genere fino a costruire un suono che appartiene solo a loro: sub bass che pesano come sentenze, groove che rallentano il tempo senza fermarlo mai, un’anima Hip Hop che non cita la strada ma la abita davvero.

Le origini: tre produttori, un laboratorio e dell’edera sul muro

Ivy Lab durante un DJ set in festival - mix esclusivo bass music Il progetto nasce nel 2012 a North London, dall’incontro di tre produttori già affermati nel Drum & Bass: Sabre, Stray e Halogenix (Laurence Reading). Il nome viene dallo studio dove si incontravano — chiamato “lab” come usano fare i produttori — e dall’edera che cresceva intorno alle pareti. Un inizio quasi casuale: Kidao stesso ha raccontato di non essere per niente convinto dell’idea iniziale di collaborare con quelli che lui considerava “due ragazzi”.

Ivy Lab foto stampa ufficiale - Sabre e Stray con equipment audio La prima uscita pubblica del trio è il singolo Oblique, pubblicato nel 2012 su Critical Music, etichetta di riferimento per il Drum & Bass più cerebrale e sperimentale. È un debutto che attira subito attenzione: le tre firme portano in campo background diversi — Stray con radici nella musica Jungle, Sabre con un approccio più sperimentale — e il risultato è una sintesi che suona immediatamente come qualcosa di nuovo.

Da Critical Music alla svolta halftime

Ivy Lab annuncio tour Australia 2017 - bass music world tour I primi anni del gruppo si muovono dentro i confini del Drum & Bass, ma con una sensibilità che già guarda altrove. Collaborazioni con artisti come Alix Perez e uscite su etichette come Metalheadz e Exit Records confermano il credito del progetto nel panorama Bass britannico.

Ivy Lab artwork grafico - musica Glitch Hop e IDM La svolta arriva intorno al 2014-2015, con tracce come Sunday Crunk: il beat rallenta, il groove si fa più largo, entrano campionamenti e riferimenti che parlano chiaramente di Hip Hop anni ’90. Ivy Lab non abbandona il basso — mai — ma comincia a usarlo in modo diverso, più vicino alle produzioni di New York che ai rave di Bristol.

L’etichetta che si usa per descrivere questo suono è Halftime: una sottocategoria del Drum & Bass che lavora a metà del BPM convenzionale del genere, creando una sensazione di peso e lentezza ipnotica che si sposa naturalmente con le strutture ritmiche dell’Hip Hop. Ivy Lab non inventa il genere, ma ne diventa uno dei riferimenti principali — citati come uno dei Top 10 DJ del 2015 da Mixmag, un riconoscimento che arriva proprio nel momento in cui il progetto sta cambiando pelle.

20/20 LDN: una label, un clubnight, un manifesto

Ivy Lab Idols Fall - artwork album Infinite Falling Ground 2022 La mossa strategicamente più importante del gruppo non è un album, ma una label. 20/20 LDN Recordings nasce nel 2015 con un progetto ibrido tra mixtape e compilation: Ivy Lab presents 20/20 Volume One, che DJ Mag definisce “impossibile da categorizzare: 9/10” e Mixmag “senza compromessi, perspicace e piuttosto straordinario: 9/10”.

Ivy Lab annuncio tour Australia 2017 - bass music world tour Insieme alla label, nasce anche il clubnight 20/20 LDN — ospitato prima al Phonox di Brixton, poi al leggendario Corsica Studios, poi al Mick’s Garage di Hackney Wick — che Timeout Magazine descrive come “ultra innovativo” e Mixmag come uno dei locali di punta di Londra. L’idea è semplice e radicale insieme: creare uno spazio dove il Drum & Bass, l’Hip Hop sperimentale e la bass music più audace potessero coesistere senza gerarchie.

Nel 2018, Halogenix lascia il gruppo per dedicarsi a progetti solisti. Il passaggio da trio a duo non indebolisce Ivy Lab: se mai, lo rende più diretto, più libero di portare il suono nei territori che gli interessano davvero.

La discografia: tre album e un universo in espansione

Ivy Lab ritratto ufficiale - Sabre e Stray del duo londinese Il primo LP ufficiale del progetto è 20/20 Volume One (novembre 2015), uscito ancora come trio su 20/20 LDN — sedici tracce che DJ Mag definisce “impossibile da categorizzare: 9/10” e Mixmag “senza compromessi e piuttosto straordinario: 9/10”. È una via di mezzo tra una compilation e un mixtape, con brani solisti dei singoli membri e produzioni collettive, e resta uno dei documenti fondativi del genere halftime.

Ivy Lab concerto - performance Audio Visual tour dal vivo Dopo l’uscita di Halogenix, il primo album come duo è Death Don’t Always Taste Good (maggio 2018), uscito sempre su 20/20 LDN. Il suono si fa più coeso e cinematografico, con influenze che spaziano dal Drum & Bass al Dubstep, dall’Hip Hop alla Techno, il tutto tenuto insieme da un sound design che non lascia spazio di respiro. Nello stesso periodo, Ivy Lab produce uno degli Essential Mix di BBC Radio 1 considerati tra i migliori dell’anno.

Ivy Lab foto di Lorena Andres - ritratto artistico del duo londinese Infinite Falling Ground (ottobre 2022) è il terzo album e forse il più ambizioso. I temi diventano più emotivi e perturbanti, il suono si fa ancora più cinematografico. Viene abbinato a un tour Audio/Visual — una scelta di presentazione dal vivo che posiziona il progetto in un territorio che ha più in comune con l’arte contemporanea che con un tradizionale DJ set. L’album consolida la reputazione del progetto ben oltre la nicchia, un risultato che in pochi avrebbero immaginato per un suono così ostinatamente fuori dagli schemi.

Nel 2024 arriva Infinite Falling Ground Pt. 2, che il duo porta in tour con un secondo ciclo di show Audio/Visual attraverso Stati Uniti ed Europa.

Il suono: cosa rende Ivy Lab diversi da tutto il resto

Ivy Lab live performance con elettronica - Drum and Bass halftime show Il punto di forza di Sabre e Stray è l’assenza di ansia da definizione. Il loro approccio al basso viene dal Drum & Bass ma la loro sensibilità ritmica viene dall’Hip Hop — da Gove Kidao che ascoltava il boom bap di New York a fine anni ’90 prima ancora di avvicinarsi alla scena elettronica britannica. Questo doppio DNA produce un suono che non suona né nostalgico né costruito: suona semplicemente necessario.

Tracce come No Answer, Cake, Suzuki e NASDAQ mostrano la gamma del progetto — dal devastante Hip Hop-influenced halftime alle astrazioni futuriste, passando per il Drill e il Trap filtrati attraverso un prisma elettronico. Il tutto con un’attenzione al sound design e alle frequenze basse che rimane il filo conduttore di qualsiasi direzione il duo decida di esplorare.

I live: dall’Inghilterra ai Red Rocks

Ivy Lab live DJ set - performance bass music su console Ivy Lab è tra i pochi artisti del circuito bass music ad aver costruito una presenza live significativa anche negli Stati Uniti. Dopo la riapertura post-pandemia, il duo si è esibito ai Red Rocks Amphitheatre in Colorado — uno dei palchi più iconici degli USA — e ha poi toccato Los Angeles, New York, fino al Coachella. Il formato Audio/Visual dei tour più recenti trasforma ogni data in qualcosa di più vicino a un’installazione che a un concerto tradizionale.

In Europa continuano a gravitare attorno alla scena britannica e tedesca, con Londra come base operativa e una presenza regolare nei festival e nei club di riferimento del circuito bass.

Curiosità e dettagli di percorso

Ivy Lab duo londinese Sabre e Stray in studio - Drum and Bass halftime La storia del nome rimane uno dei dettagli più immediati: uno studio chiamato “lab” e dell’edera sul muro. Niente calcolo strategico, solo la descrizione di un posto fisico. C’è qualcosa di coerente in questo con il modo in cui Ivy Lab ha sempre funzionato: partire da ciò che c’è, costruire da lì, senza preoccuparsi troppo di dove andrà a parare.

Un altro dettaglio rivelatore: Jonathan Fogel, alias Stray, durante il periodo di produzione di Infinite Falling Ground ha intrapreso un percorso di studi in psicoterapia. Kidao ha parlato apertamente di questa fase come di un momento di esplorazione personale per entrambi, che ha influenzato direttamente la direzione emotiva dell’album.


Trovi la discografia completa di Ivy Lab su Bandcamp e puoi seguirli su Instagram per restare aggiornato sulle prossime date live e uscite dalla label 20/20 LDN.

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