Kursa: il produttore che ha trasformato il Glitch in Groove
C’è un momento preciso in cui il Neurohop ha smesso di essere un esperimento da forum e ha iniziato a muovere i dancefloor. Quel momento ha un nome, o meglio un alias: Kursa. Dietro c’è Oska Turton, producer britannico cresciuto tra i rave illegali londinesi degli anni ’90 e la squat culture del sottosuolo UK, che nel corso di oltre un decennio ha costruito un linguaggio sonoro del tutto personale — un ibrido che non appartiene a nessun genere preciso, ma che continua a influenzare chiunque si avvicini alla produzione di musica elettronica sperimentale.
Non è un nome da prima pagina, e probabilmente non gli interessa esserlo. La sua fanbase è costruita disco per disco, live dopo live, attraverso Bandcamp e i festival underground americani. È il tipo di artista che non ha bisogno di spiegazioni: basta sentire due minuti di qualunque sua traccia per capire che si sta ascoltando qualcosa di diverso.
Origini: rave illegali, squat e i suoni dell’underground
La storia di Kursa inizia prima ancora che iniziasse a produrre musica. Cresciuto in un contesto immerso nella squat culture britannica, Oska Turton ha frequentato rave illegali in warehouse e squat party organizzati dagli amici fin da giovane, assorbendo i suoni dell’underground quasi per osmosi. Acid Techno, Jungle, Trip Hop, Jazz: un archivio sonoro che si è depositato negli anni, prima ancora che arrivasse il software.
Da adolescente inizia a smanettare con Reason, il primo approccio serio alla produzione elettronica. A 18 anni passa a Logic 8 e da lì la traiettoria si fa più netta. Il punto di svolta non è un singolo disco o una collaborazione, ma la decisione di non rientrare in nessuna categoria esistente: prendere il groove pesante dell’Hip Hop, la distorsione del Neurofunk, il Glitch come estetica e non come errore da correggere, e costruire qualcosa che avesse una sua grammatica interna.
Il suono: dove il Neurohop prende forma
Kursa è considerato uno dei producer fondatori del Neurohop — termine che indica quel territorio di confine tra Glitch Hop, Neurofunk e Hip Hop halftime, dove le bassline si attorcigliano su se stesse e il groove funziona a 110 bpm con la tensione di un pezzo Drum & Bass da 170. Non è un genere stabilito a priori: è venuto dopo, per descrivere ciò che lui e pochi altri stavano già facendo. Il termine è stato coniato dallo stesso Kursa, che lo ha usato per descrivere il sound di K.L.O. — ma Slug Wife, il collettivo di Bristol di cui fa parte, ha da sempre rifiutato le etichette di genere con una certa ironia: il loro motto è “what are genres? Can we eat them?”
Le sue influenze dichiarate spaziano dal Trip Hop al Jazz, dalla Jungle alla Musica Classica, passando per la Techno acida e il Garage. Nel suo catalogo convivono tracce abrasive e pezzi quasi meditativi, beatwork frammentato e groove che si assemblano in strutture inaspettatamente organiche. È questa versatilità — mai dispersiva, sempre riconoscibile — a renderlo un riferimento per i producer della sua area.
Connessioni nella scena: Billain, Noisia, MethLab e gli altri

Kursa e Seppa
Il riconoscimento di nomi come Billain e Noisia — due delle firme più rispettate del Neurofunk e Drum & Bass contemporaneo — è arrivato presto. Non come co-firmatari di trend, ma come ascolto genuino: la sua originalità era abbastanza visibile da farsi notare dalle punte più alte di una scena che tende a essere selettiva.
Il collettivo Slug Wife, basato a Bristol, con cui Kursa è strettamente legato, ha pubblicato diversi suoi lavori — tra cui i release con Seppa (SLG001, Gooth, Eos Platform) e quelli di K.L.O. Il progetto K.L.O. è il trio formato da Kursa, Lone Drum e Osmetic: una collaborazione produttiva con una propria discografia, che include i doppi EP X e Y (2017 su Slug Wife e Colony Productions) e l’album ‘Bout Time. Kursa contribuisce alla produzione ma non si esibisce live con il gruppo — il suo ruolo è quello del principale architetto sonoro dietro le quinte.
Discografia: un archivio vivo su Bandcamp

Kursa e Alicia Kiah
La produzione di Kursa è vasta e spesso distribuita direttamente ai fan attraverso Bandcamp, dove una subscriber base attiva ha accesso a materiale esclusivo, demo e pack di drum rack. I lavori più significativi includono:
- waerbl (2014) — raccolta di lavori, esperimenti e idee: il tono è personale fin dalla nota di copertina, dedicata al nonno appena scomparso
- You Can Eat Whatever You Want For Breakfast (First Course) (2016)
- You Can Eat Whatever You Want For Breakfast Pt. 3 (The Final Course) (2017)
- Communication (2020)
- NOTHING GOOD WILL COME OF THIS (2023) — forse il lavoro più rappresentativo della sua maturità stilistica, con collaborazioni con Lone Drum e Tapework, e un approccio al Deep Dubstep e all’Halftime più essenziale e diretto che mai
- Nisky Hill (2025) — realizzato insieme alla violinista Alicia Kiah, accreditato come Kursa & Alicia Kiah
Ha anche pubblicato Sample Pack per Ableton (drum racks, break loop), segno di un approccio alla comunità produttiva che va oltre la semplice distribuzione musicale.
Live: il progetto hardware e l’improvvisazione totale
Quella di Kursa sul palco è una storia a parte. Per anni ha portato set DJ tecnicamente raffinati in festival come Electric Forest, Wakaan Music Festival, Shambhala, Lost Lands e Submersion — contesti molto diversi tra loro, dalla platea underground a quella dei grandi festival americani. Scala facilmente da dancefloor piccoli a main stage senza perdere intensità.
Ma il capitolo più recente è quello del live hardware set, debuttato nel marzo 2024 alla Black Box di Denver e affinato nei mesi successivi, fino alle due performance al festival Submersion a fine 2024. L’idea — che Oska dice di aver pianificato per dieci anni — è quella di un set completamente improvvisato con strumenti fisici: drum machine, sampler, sintetizzatori, effetti. Nessun set predeterminato, tutto costruito in tempo reale sul palco.
La collaborazione con la VJ Hayley Carloni (Fractal Fest, Coven NYC) per la componente visiva ha trasformato queste esibizioni in esperienze immersive a tutti gli effetti. Aspettarsi il set di un DJ tradizionale e trovarsi di fronte a qualcosa che ricorda più un concerto strumentale che un rave: è esattamente questa scarto che Kursa sembra cercare.
Ha già dichiarato che l’evoluzione del live hardware sarà il suo focus principale nel 2025, con l’intenzione di portarlo in spazi inediti e costruire esperienze ancora più site-specific.
Curiosità
Chi si aspettava una biografia ordinata resterà deluso. La bio ufficiale su Last.fm — quasi certamente scritta da lui stesso o da qualcuno di fiducia, in puro spirito trickster — parla di nascita nel 1872 e di infanzia nella foresta amazzonica allevato da gatti selvatici. Il tono ironico è coerente con la figura che emerge dai suoi messaggi ai fan su Bandcamp: diretto, autoironico, autentico nelle richieste di supporto economico quando la strumentazione si rompe, sincero nei ringraziamenti.
Il nome d’arte Kursa deriva da Beta Eridani, la seconda stella più brillante della costellazione dell’Eridano — un riferimento astronomico che si adatta bene all’idea di produrre musica che guarda verso spazi non ancora mappati.
Produce anche sotto l’alias S.Murk per materiale più orientato alla Jungle, in duo con un altro producer, e fa parte del progetto SNOOZi insieme alla violinista Alicia Kiah, dove le dinamiche classiche e quelle elettroniche si intrecciano in territorio quasi da musica da camera distorta.
Trovi tutta la discografia di Kursa su Bandcamp, dove puoi anche supportare direttamente il suo lavoro con una sottoscrizione mensile.





