Onda Rossa Posse: il Rap militante e la nascita della scena posse
Via dei Volsci, quartiere San Lorenzo, Roma. È l’indirizzo di una radio libera nata nel maggio 1977 e da lì, tredici anni dopo, esce un vinile che cambia il modo di rappare in Italia. Si intitola “Batti il tuo tempo“, lo firmano gli Onda Rossa Posse, e il dettaglio che pesa di più è la lingua: italiano, senza traduzioni e senza mediazioni.
Prima di loro, ricordano i protagonisti della scena, il rap in italiano si riduceva a Jovanotti e poco altro. Gli Onda Rossa Posse scelsero un’altra strada: microfono, campioni, tirature minime e testi politici diretti, passati di mano in mano nei centri sociali. Il collettivo ebbe vita breve, ma da quella stagione nacquero gli Assalti Frontali e una mappa di posse sparse da Roma a Napoli, da Milano a Bologna. In questo profilo ricostruiamo da dove arrivano, cosa hanno inciso e perché la loro impronta si sente ancora nel rap militante di oggi.
Onda Rossa Posse: dalla radio libera ai centri sociali
Radio Onda Rossa nasce il 24 maggio 1977 in un appartamento di San Lorenzo e diventa un riferimento dell’antagonismo romano. È lì, tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, che prende forma la posse. Militant A, all’anagrafe Luca Mascini, classe 1966, passava dischi come dj ai microfoni della radio, e attorno a quelle trasmissioni si raccolse il gruppo poi battezzato Onda Rossa Posse.
Nel 1990, insieme al collega Castro X, Militant A mette a fuoco il progetto, mentre le basi sono affidate ai Brutopop, formazione strumentale romana. Anche lo pseudonimo, ricorda Rolling Stone Italia, era un manifesto: un invito a non abbandonare la militanza dopo il disimpegno degli anni Ottanta. Lo sfondo è quello del Forte Prenestino e delle occupazioni, un ecosistema che produceva da sé feste, concerti e dischi.
Influenze e suono: Public Enemy, Morricone e DIY punk
Il rap americano era un riferimento dichiarato. Il parallelo con “Fight the Power” dei Public Enemy viene fuori da solo, e Rolling Stone Italia lo mette in relazione proprio con il titolo del disco. Ma il suono racconta anche altro: il mini LP si apre con note campionate di Ennio Morricone, poggia sulle strumentali abrasive dei Brutopop e lascia spazio a testi crudi e diretti.
Cinque tracce, autoproduzione totale, un’etica del fai da te presa in prestito dalla scena punk e dai centri sociali. A nostro avviso è questo l’innesto più duraturo: come ricorda lo stesso Militant A, per la prima volta rap e hardcore punk si avvicinavano nella cultura dei centri sociali, due mondi fino a quel momento ritenuti inconciliabili.
Pantera e posse: il Rap entra nelle piazze
Il disco esce il 15 giugno 1990, sull’onda della Pantera, il movimento studentesco contro la riforma Ruberti sull’autonomia finanziaria degli atenei. Militant A racconta di aver scritto il brano che cita la pantera prima dell’inizio delle occupazioni, trovandosi poi in sintonia perfetta con quelle piazze. Il Manifesto dedicò un articolo al legame tra Hip Hop e Pantera già nel marzo 1990, e le cronache ricordano il rap del gruppo nelle facoltà occupate, a partire dalla Sapienza.
La diffusione passava solo da centri sociali e collettivi amici, eppure le copie disponibili andarono esaurite: alcune migliaia, con stime che variano a seconda delle fonti. Poi la scena esplode. Rolling Stone Italia parla di decine di gruppi che rappavano in italiano su basi primordiali nei centri occupati: la Lion Horse Posse al Leoncavallo di Milano, i 99 Posse all’Officina 99 di Napoli, gli Isola Posse All Stars a Bologna. Gopher, degli Isola, ricorda che ogni centro sociale aveva almeno una posse. Per Militant A “C’è un prima e un dopo Onda Rossa Posse”, mentre il docente Sergio Messina, che insegna Storia della cultura pop allo IED di Milano, li indica come i primi a portare nell’Hip Hop lingua italiana e militanza politica.
Da Onda Rossa Posse ad Assalti Frontali
Il collettivo si sciolse presto: tra il 1990 e il 1992, a seconda delle fonti. Militant A e Castro X proseguirono insieme negli Assalti Frontali, con i Brutopop alle basi; Castro X lasciò il gruppo nel 1993 e la sua strada passò poi dagli AK47. Pol G e Bonnot, oggi colonne della formazione, sono entrati solo nel 2006. Il nome, secondo alcune fonti, era già quello dell’etichetta che curava le produzioni degli Onda Rossa Posse.
Il resto è una discografia coerente con quel punto di partenza. Nel 1991 arriva “Baghdad 1.9.9.1.”, singolo contro la guerra del Golfo. Nel luglio 1992 esce “Terra di nessuno”, indicato come il primo LP di rap in italiano e venduto a prezzo politico. Nel 1996 è la volta di “Conflitto”, distribuito con Il Manifesto, e dopo quasi un decennio di autoproduzione arriva, a fine anni Novanta, il contratto da tre album con BMG, chiuso nel 2004 con il ritorno all’indipendenza. I proventi delle autoproduzioni servirono, secondo AllMusic, a costruire uno studio di registrazione dentro il Forte Prenestino, e con altre posse romane nacque La Cordata, un’etichetta indipendente per produrre e distribuire dischi. Secondo alcune fonti, negli anni successivi il gruppo divide il palco con Fugazi e Almamegretta.
Oggi: “Notte immensa” e la memoria di un disco
Gli Assalti Frontali sono ancora in attività. A dicembre 2024 è uscito “Notte immensa”, il decimo album, con il giovane rapper romano Er Tempesta, le collaborazioni di Piaga ed Ellie Cottino e la voce di Pol G. Militant A spiega che i testi sono nati durante le manifestazioni per Gaza. Sul palco del Forte Prenestino, dove tutto è cominciato, il rapper è salito per trent’anni alla festa del Non lavoro del 1° maggio, fino all’edizione del 2022.
Il passato intanto viene rimesso in fila: il documentario “Una vita all’assalto” di Paolo Fazzini e Francesco Principini ha debuttato nel 2024, il mini doc “Cattivi maestri” ha celebrato i trentacinque anni di “Batti il tuo tempo”, e il tour dell’anniversario è passato anche da Cagliari, al Poetto, il 5 luglio 2025.
Rileggere oggi la parabola degli Onda Rossa Posse significa misurare quanto può pesare un disco nato fuori da ogni circuito. Cinque tracce, una radio e una rete di centri sociali bastarono a spostare la lingua del rap italiano e a dare un’identità politica a una scena intera. A nostro avviso il lascito più interessante non è il primato, formula che le fonti usano volentieri, ma il metodo: autoproduzione, distribuzione dal basso, testi che guardano la strada. Per capire da dove viene il rap militante italiano, si parte da “Batti il tuo tempo” e si segue il filo fino agli Assalti Frontali.
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