I XVI Religion, collettivo Rap hardcore veneto, in posa con due membri in maschera su sfondo scuro

XVI Religion: esce “Manuale per non tornare”, il nuovo singolo di Rap hardcore

I XVI Religion, collettivo Rap hardcore veneto, in posa con due membri in maschera su sfondo scuroÈ uscito oggi su tutte le piattaforme digitali “Manuale per non tornare”, il nuovo singolo dei XVI Religion, collettivo di Rap underground veneto. Il brano è distribuito da Believe.

A firmarlo sono i rapper John Princekin, Benni e WoOf Riot insieme al DJ e produttore Jack Burton. Il gruppo mette in fila rime esoteriche su atmosfere cupe, per un pezzo claustrofobico che segue la tradizione del Rap hardcore.

Il testo, spiegano i XVI Religion, è “un attacco alla ‘matrice’ della società moderna”: una discesa nelle ferite del mondo attuale, dominato da entropia e alienazione, che evoca spettri notturni. È anche una dichiarazione d’intenti e d’amore per il suono Hip Hop classico, riassunta nella barra “Tanto io non suono vecchio perché sono vecchio, sono vecchio perché io voglio solo un suono vecchio e bastardo”. Tra le citazioni cinematografiche, come Marlon Brando, e i riferimenti colti, come Schubert, emergono punchline d’impatto che allentano le tensioni della quotidianità.

I XVI Religion, inizialmente noti come 16 Barre, sono un collettivo storico del Rap underground del Veneto, nato a Rovigo nel 2005. Fin dagli esordi si distinguono per la totale indipendenza: autoproducono e autofinanziano ogni progetto musicale e linea di merchandising. Il nome precedente richiamava la struttura metrica classica del Rap; “Religion” indica la devozione assoluta, perché con il tempo il Rap e la scrittura sono diventati la fede del gruppo.

Le sonorità sono cupe e i testi si muovono tra flussi di coscienza, storytelling e crudezza. In oltre vent’anni di attività il collettivo ha pubblicato diversi album e collaborato con vari artisti, tra cui Nitro e DJ MS nel brano “S.S.S.P.” e Slaine, membro dello storico gruppo statunitense La Coka Nostra, nel singolo “Human Corruption’s Chronicles”.

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