Sala prove industriale al tramonto con ballerini di spalle davanti a uno specchio, atmosfera da classe di LA Style Hip Hop

LA Style Hip Hop: da Los Angeles alle sale prove di tutto il mondo

Scritta LA Style su un muro di cemento in una sala vuota con specchio, radio e raggi di luce dalla finestraUna sala prove di Los Angeles, una classe aperta, una coreografia su “Shape of You” di Ed Sheeran. Il video di Kyle Hanagami aveva già superato i 118 milioni di visualizzazioni su YouTube intorno al 2018, secondo la scheda degli Shorty Awards. Nessun videoclip ufficiale, nessuna popstar: solo un coreografo, i suoi allievi e una telecamera. Benvenuti nel LA Style Hip Hop.

Ritratto di Kyle Hanagami, coreografo del LA Style Hip Hop, con cappello nero e camicia bianca È la coreografia da studio nata nelle sale commerciali di Los Angeles e diventata, nel giro di trent’anni, il modo in cui buona parte del pianeta immagina la danza Hip Hop. La vedi nei video delle popstar, nei tour negli stadi, nelle classi del sabato pomeriggio di qualsiasi scuola di danza.

Eppure, per una parte consistente della comunità della Danza Urbana, questo non è Hip Hop. È un’altra cosa, imparentata con il Breaking, il Locking e il Popping ma cresciuta lontano dalla strada e dal freestyle. In queste pagine ripercorriamo come è nato, chi l’ha costruito, come YouTube l’ha esportato ovunque e perché continua a dividere.

Dalla strada alla sala prove: le radici del LA Style

Anthony Thomas durante una lezione di danza Hip Hop in una sala luminosa, circondato dai partecipanti

Anthony Thomas

Per capire il LA Style bisogna partire da un dettaglio tecnico: il conteggio in otto tempi. Nella danza di strada non si contava: si ballava sul beat, a orecchio. Shabba-Doo dei The Lockers ha raccontato che il gruppo si sincronizzava con richiami vocali che imitavano i colpi della musica. L’idea stessa di “contare il soul”, ricordava, gli sembrava assurda.

Toni Basil in costume durante un'esibizione televisiva con i ballerini del Locking sullo sfondo

Toni Basil

Secondo la ricostruzione più diffusa, fu Toni Basil, formata nella danza classica, a introdurre il conteggio nel Locking degli anni Settanta, insegnandolo ai The Lockers di Don Campbell. Un passaggio minimo solo in apparenza. Contare significa poter insegnare, sincronizzare un gruppo, montare una coreografia per un palco o una telecamera.

Fatima Robinson in un fotogramma di Remember the Time di Michael Jackson e in un ritratto in bianco e nero

Fatima Robinson

Il secondo tassello arriva alla fine degli anni Ottanta. Nel 1989 Buddha Stretch inizia a tenere lezioni strutturate di Hip Hop al Broadway Dance Center di New York. Nello stesso anno Janet Jackson porta il Running Man nel video di “Rhythm Nation”, coreografato dal danzatore di strada Anthony Thomas. Nel 1992 Fatima Robinson, poco più che ventenne e senza formazione accademica, firma insieme allo stesso Buddha Stretch i passi di “Remember the Time” per Michael Jackson: è il suo primo lavoro su un videoclip.

Da qui l’industria dell’intrattenimento risponde con una versione commerciale e da studio della danza Hip Hop. Ballerini con formazione accademica traducono in coreografia ciò che si vedeva nei club e per strada. Il risultato, nella definizione più diffusa, è social dance urbana con l’aggiunta della tecnica da sala. Colpi secchi, isolazioni, flessibilità e routine costruite su un brano preciso.

North Hollywood, capitale del Commercial

Classe di danza al Millennium Dance Complex di North Hollywood con specchi, pareti rosse e allievi in movimento

Millennium Dance Complex

Se il LA Style ha un indirizzo, è Lankershim Boulevard, a North Hollywood. Lì ha avuto sede per oltre quindici anni il Millennium Dance Complex, fondato nel 1992 da AnnMarie Hudson e Robert Baker. Lo studio nasce come Moro Landis Studios, dal nome dello storico edificio che occupava. Nel 1999 si trasferisce su Lankershim Boulevard e cambia nome, pensando all’arrivo del nuovo millennio. Dal 2016 la sede principale è a Studio City, su Ventura Boulevard.

AnnMarie Hudson, co-fondatrice del Millennium Dance Complex, ritratta in una sala prove con specchi

AnnMarie Hudson

La co-fondatrice ha raccontato che all’epoca il mondo della danza era diviso a compartimenti stagni: lo studio di classica, quello di Broadway, quello di Hip Hop, senza contaminazioni. Millennium scommette sul contrario e, soprattutto, sulle classi aperte, accessibili anche ai principianti.

Classe di danza Hip Hop al Debbie Reynolds Dance Studio di North Hollywood, con ballerini e un murale colorato

Debbie Reynolds Dance Studio

Dalle sue sale sono passati, per allenarsi o provare, Britney Spears, Justin Timberlake, Usher e Janet Jackson. Marty Kudelka, coreografo di Timberlake, lo ha definito lo studio commerciale più conosciuto al mondo. Il modello ha retto al punto da diventare franchising: nel 2014 aprono sedi a Pittsburgh, Salt Lake City e Tokyo.

Schermo con il logo The Carnival e insegna al neon durante lo show The Carnival: Choreographer's Ball a Los AngelesNon è l’unico polo della zona. Il Debbie Reynolds Dance Studio, aperto a North Hollywood nel 1979 e demolito nel 2019, ha ospitato per decenni le classi degli stessi coreografi. E accanto agli studi nasce anche un palco. Nel 1998 Carey Ysais e la coreografa Paulette Azizian creano The Carnival: Choreographer’s Ball, uno show pensato per dare ai coreografi uno spazio di espressione libera, senza i vincoli di un artista, di un regista o di un copione. Diventa lo show di danza più longevo di Los Angeles e una vetrina frequentata dagli agenti in cerca di talenti.

Il coreografo diventa autore

Ritratto di Marty Kudelka, coreografo di Justin Timberlake, con occhiali da sole e giacca a fiori su un muro di mattoni

Marty Kudelka

Il LA Style ha reso visibile una figura che prima restava dietro le quinte. Marty Kudelka, originario di Dallas, è l’esempio più chiaro. Da quasi vent’anni è coreografo e direttore artistico di Justin Timberlake. Ha vinto l’MTV Video Music Award per la miglior coreografia nel 2007 con “My Love”. Ha firmato anche lo show dell’intervallo del Super Bowl LII.

Dance Teacher descrive il suo stile come un gioco di piedi versatile abbinato a un busto fluido, che lui stesso considera una fusione di molte forme di danza. Ogni combinazione che insegna nasce su un brano specifico. È la grammatica di base del LA Style: la coreografia non accompagna la musica, la mette in scena accento per accento.

Intorno a queste figure cresce un’intera filiera. Tra il 2002 e il 2003 a Baltimora nasce Monsters of Hip Hop, probabilmente la prima convention dedicata solo all’Hip Hop, in un circuito fino ad allora riservato a Tap, Danza Classica e Jazz. Nello stesso periodo arriva Nappytabs, indicata come la prima linea di abbigliamento pensata per chi balla Hip Hop. Nel 2008 a Pomona prende vita il World of Dance Tour, che nel 2017 diventa anche un programma televisivo su NBC.

YouTube e la classe che diventa contenuto

Il salto globale arriva con internet. La classe di Millennium, un tempo riservata a chi poteva volare a Los Angeles, diventa un video. Oggi lo studio è noto soprattutto per i suoi contenuti su YouTube.

Gruppo di ballerini della crew di Kyle Hanagami che allungano le braccia verso la camera in una sala dalle luci violaKyle Hanagami è il caso di scuola. Il suo canale, aperto nel 2009, si avvicina ai 5 milioni di iscritti e ha superato 1,4 miliardi di visualizzazioni. Il suo sito ufficiale gli attribuisce il video di coreografia più visto di sempre sulla piattaforma. Da lì è passato a lavorare con BLACKPINK, Jennifer Lopez e Britney Spears, contribuendo tra le altre alla coreografia di “Kill This Love”. La sua causa contro Epic Games, chiusa con un accordo nel febbraio 2024 dopo una sentenza d’appello a lui favorevole, è diventata un precedente sul diritto d’autore delle coreografie nell’era dei contenuti brevi.

Howard e Karen Schwartz, fondatori di Hip Hop International, in posa davanti a un muro di pietra

Howard e Karen Schwartz

La televisione fa la sua parte. Nel 2008 Howard e Karen Schwartz, fondatori di Hip Hop International, creano America’s Best Dance Crew, che porta al grande pubblico crew come Jabbawockeez, Quest Crew e Kinjaz.

Ritratto di Lia Kim, co-fondatrice del 1MILLION Dance Studio di Seoul, in un cantiere urbano

Lia Kim

Parris Goebel in un ritratto in bianco e nero con visiera trasparente e giacca di pelliccia

Parris Goebel

Poi il modello esce dagli Stati Uniti e si trasforma. A Seoul, nel 2014, Lia Kim co-fonda in uno scantinato il 1MILLION Dance Studio. Il canale YouTube, attivo dal 2015, supera i 26 milioni di iscritti, e prima del Covid circa tre allievi su quattro arrivavano dall’estero. In Nuova Zelanda Parris Goebel porta le ragazze della ReQuest, crew del suo Palace Dance Studio, nel video di “Sorry” di Justin Bieber (2015): un pezzo di Dancehall che a inizio 2020 aveva superato i 3 miliardi di visualizzazioni.

In Europa, l’Urban Dance Camp di Lörrach, in Germania, attira ogni estate partecipanti che, secondo la manager dell’evento, arrivano per circa l’85% da fuori dal Paese. Non tutto questo è LA Style in senso stretto. Ma la formula è la stessa: classe, coreografia, video, condivisione.

LA Style Hip Hop: è davvero Hip Hop?

Buddha Stretch insieme a Michael Jackson durante le prove di Remember the Time

Buddha Stretch

Qui il discorso si fa scomodo. Per chi vive dentro la cultura Hip Hop, ciò che somiglia alla danza Hip Hop ma non viene dalla strada e non nasce dall’improvvisazione non è Hip Hop autentico. Buddha Stretch, lo stesso che nel 1989 aprì le prime classi strutturate, è stato netto in un’intervista a Dance Magazine. Molti insegnanti, ha spiegato, imparano i passi dai video senza conoscerne la cultura, e chi conosce solo Britney Spears finisce per scambiarla per Hip Hop.

Safi Thomas, fondatore della Hip-Hop Dance Conservatory di New York, ha mosso una critica simile: in molti studi basta mettere un brano Hip Hop e muoversi per chiamarla lezione di Hip Hop, senza fondamenta né storia. Il docente e ricercatore Moncell Durden restringe ancora di più il campo, riconducendo la danza Hip Hop al Breaking e alle social dance.

Buddha Stretch, pioniere del freestyle hip hop e coreografo di fama mondiale

Buddha Stretch

Anche i nomi raccontano la confusione. LA Style, West Coast style, Commercial Hip Hop, New Style: etichette usate spesso come sinonimi per lo stesso tipo di classe. Ma “New Style”, secondo Durden, nasce in Francia e in Giappone come abbreviazione di “New York Style“. A ispirarlo fu il documentario Wreckin’ Shop From Brooklyn del 1992, che aveva colpito i ballerini di quei Paesi. Un termine nato per la social dance newyorkese, oggi usato anche per le coreografie da studio.

A nostro avviso il problema non è la coreografia in sé. Il LA Style ha prodotto autori, linguaggi riconoscibili e una professione per molti ballerini. Il problema nasce quando l’etichetta prende il posto delle fondamenta. E la storia è più intricata di quanto sembri: anche Locking e Popping, nati in California e ballati sul Funk, alle origini non erano considerati Hip Hop. Vi sono stati assorbiti in buona parte per effetto dei media.

Oltre l’etichetta

Sala prove industriale al tramonto con ballerini di spalle davanti a uno specchio, atmosfera da classe di LA Style Hip HopIl LA Style Hip Hop dimostra quanto una danza nata nei club e per strada potesse essere tradotta, contata, insegnata e venduta. Dal conteggio in otto tempi di Toni Basil alle sale di North Hollywood, dai videoclip di Janet Jackson ai canali da miliardi di visualizzazioni, ha costruito un’industria e una professione. E ha aperto le sale prove anche a chi non aveva mai ballato.

Il prezzo è un’ambiguità che ancora pesa. Chiamare Hip Hop tutto ciò che si balla su una base Hip Hop rischia di cancellare le culture da cui quella base proviene. La soluzione, probabilmente, non è scegliere da che parte stare. È sapere sempre cosa si sta ballando, e da dove arriva.


Cosa ne pensi? Qual è il coreografo o il video di LA Style che ti ha fatto entrare in sala prove per la prima volta? Diccelo nei commenti.

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