Synkro: Anatomia di un suono che non si dimentica
C’è un momento preciso in un brano di Synkro — qualche secondo dopo l’attacco, quando i battiti in 2-step si assestano e i pad analogici iniziano a espandersi — in cui sembra che il tempo rallenti. Non si tratta di Ambient puro, non è Drum & Bass, non è neanche Future Garage nel senso stretto del termine. È qualcosa di più personale, costruito da un producer di Manchester che da quasi vent’anni produce musica senza mai ripetere se stesso.
Joe McBride, questo il suo nome all’anagrafe, ha attraversato l’intero arco evolutivo della bass music britannica: dalle prime 12″ Dubstep sui circuiti underground del tardo anni 2000, fino agli album ambient-IDM su Apollo Records, il sublabel di R&S che ospitava già Aphex Twin e Biosphere negli anni Novanta. Un percorso lungo, coerente, difficilmente classificabile.
Le origini: dubstep, garage e Manchester
Synkro compare per la prima volta sul radar della scena UK verso il 2008, con una serie di uscite su label come Smokin’ Sessions, Dubbed Out, Exit Records e Med School. Sono produzioni radicate nel Dubstep dell’epoca — basso pesante, Groove Dub — ma già percorse da qualcosa di più obliquo: melodie malinconiche, manipolazioni vocali alla Burial, ritmi in UK Garage che oscillano tra il dancefloor e qualcosa di molto più introspettivo.
Manchester non è Londra. La città non ha il monopolio della scena — ma ha una sua identità sonora, radicata nella tradizione industriale e nei contrasti tra periferia verde e cuore urbano di mattoni. Questi contrasti entrano direttamente nel suono di McBride, che ha sempre descritto la tensione tra le aree rurali della Greater Manchester dove viveva e il viaggio verso il centro come una delle forze generatrici del suo approccio compositivo.
Nel 2012 arriva Broken Promise EP su Apollo Records, un punto di svolta: i ritmi si fanno più rarefatti, le melodie più crepuscolari. È il momento in cui Synkro smette di essere semplicemente un producer di bass music e comincia ad essere qualcosa di più difficile da etichettare.
Il nucleo del sound: influenze e architettura sonora
Le influenze dichiarate da McBride formano una costellazione insolita: Boards of Canada, dBridge, Burial e Oneohtrix Point Never da un lato; dall’altro, i padri fondatori dell’elettronica analogica tedesca — Klaus Schulze, Tangerine Dream, Florian Fricke di Popol Vuh, Pete Namlook. E poi la scena ambient giapponese degli anni Ottanta e Novanta: Susumu Yokota, il Ken Ishii delle origini.
Questa stratificazione si traduce in un approccio molto specifico alla produzione. I field recording occupano un posto centrale: McBride li raccoglie ovunque, spesso con un iPhone, in stazioni ferroviarie, parchi, spazi industriali. Quelle registrazioni vengono poi integrate nelle produzioni come strati di texture, creando una qualità immersiva che distingue il suo suono da buona parte della scena contemporanea.
La firma ritmica — drum programming in 2-step con spostamenti metrici sottili, kick sporadici, crome sincopate — porta con sé i segni del UK Garage, ma viene trattata più come effetto timbrico che come motore per la dancefloor. Come ha dichiarato in un’intervista su XLR8R: la sua musica non è fatta per il club.
Akkord e il lato oscuro
Parallelamente al progetto Synkro, McBride ha sviluppato un alter ego radicalmente diverso. Nel 2013, insieme al producer Liam Blackburn (conosciuto come Indigo), firma su Houndstooth — la label sperimentale legata a Fabric — come Akkord. Il primo EP, Navigate, e il successivo album omonimo, rivelano un suono completamente diverso: una fusione di techno, jungle e dubstep attraversata da estetiche industriali e minimaliste, costruita su sacred geometry, polimetrie complesse e sound design rigoroso. Se Synkro è il crepuscolo, Akkord è il buio a mezzogiorno.
I due live act hanno costruito nel tempo circuiti di suonato distinti: Synkro ha girato con nomi come dBridge, SP:MC, Dub Phizix e Chimpo, accumulando una presenza significativa a Londra e Manchester. Akkord si è mosso invece nell’orbita della techno e della club music più sperimentale.
Sempre con Blackburn, McBride ha gestito la label Electro Magnetic Fields (EMF), pensata per dare una prima uscita discografica a producer emergenti e non firmati che i due inserivano nei loro set.
Changes, Images e la maturità analogica
Il 2015 segna l’uscita di Changes, album di debutto su Apollo Records, considerato il punto più alto della sua produzione fino a quel momento. Dieci tracce (undici nella versione Bandcamp) costruite attorno a sintetizzatori analogici — un Juno-6 e un SH-101 acquistati durante un viaggio in Giappone — e ai field recording accumulati nel tempo. Il risultato è un disco che mescola ambient, Drum & Bass frammentato e new wave malinconica in modo del tutto personale.
Nel 2017 Apollo pubblica Memories (2008–2011), raccolta di diciassette tracce della prima fase, che mette in prospettiva la coerenza sorprendente del percorso di McBride: la visione sonora era già lì, nei solchi delle primissime 12″ underground.
Il 2018 è l’anno del lancio di Synkro Musik, la sua etichetta personale, con due EP — Luminous e Gagaku — e la collaborazione con il producer tedesco Arovane su Refractive (Index) per Apollo. McBride e Arovane si erano incontrati su SoundCloud, scoprendo una comune ossessione per un raro sequencer hardware Yamaha. La collaborazione è continuata nel 2019 con una seconda uscita su Synkro Musik, insieme a brani con la vocalist Marenn Sukie.
Nel 2019 esce anche Images, secondo album per Apollo: dodici tracce ispirate all’ambient new age degli anni Ottanta e Novanta — Andreas Vollenweider, Jon Hassell, Marc Barreca — con un setup quasi interamente analogico. È un disco che si allontana ulteriormente dal beat-making e si avvicina a un’estetica di pura composizione atmosferica.
Nel 2021, la raccolta Collected su Synkro Musik consolida il catalogo della sua label con diciannove tracce, incluse collaborazioni e remix di artisti vicini alla scena.
Il Future Garage e la seconda ondata
Nel contesto più ampio del Future Garage, Synkro ha rappresentato fin dall’inizio degli anni 2010 uno dei nodi più riconoscibili della cosiddetta “seconda ondata” — quella generazione di producer che, sulle orme del Burial di Untrue (2007), ha ampliato il vocabolario del genere introducendo elementi ambient, orchestrali e new wave. Accanto a lui, in quel periodo, nomi come Sorrow, ASC, Phaeleh e Clubroot.
La scena ha poi trovato una distribuzione geografica sempre più ampia attraverso SoundCloud e Bandcamp: producer russi, italiani, tedeschi e americani hanno assorbito le coordinate del genere e le hanno rielaborate localmente. In questo senso, l’estetica di Synkro — il drum programming rarefatto, i pad caldi, la malinconia come registro primario — ha avuto un’influenza silenziosa ma misurabile sulla generazione successiva di produttori.
Il sostegno critico e radiofonico non è mai mancato: nomi come Gilles Peterson, Mary Anne Hobbs, dBridge, Prefuse 73 e Chris Coco hanno portato la sua musica su BBC Radio 1 e sulle principali piattaforme della scena underground britannica.
Live, collaborazioni e il presente
Synkro ha costruito nel tempo un live set riconoscibile, capace di muoversi tra le diverse facce della sua discografia senza perdere coerenza. Ha condiviso il palco — e spesso la consolle — con alcuni dei nomi più solidi della scena UK: dBridge (con cui appare più frequentemente), SP:MC, Dub Phizix, Chimpo, Om Unit.
Il suo progetto parallelo Kiyoko, sviluppato con il producer Jack Lever, esplora territori ulteriori, così come la partnership con Liam Blackburn in Akkord continua a muoversi nel terreno della techno sperimentale.
Sul fronte delle uscite live, il dato più recente disponibile segnala un’attività ridotta nel 2024-2025, in linea con il ritmo discontinuo ma sempre calibrato con cui McBride si muove nel settore. La sua logica è sempre stata quella: ogni uscita deve essere un evento, non una routine.
Trovi la discografia completa di Synkro su Bandcamp e su Synkro Musik per le uscite della sua etichetta personale. Non perderti i prossimi live.
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