Dala Pai Pai: la voce che Genova non ha dimenticato
C’è un’intera generazione di ascoltatori genovesi che ha imparato cosa fosse il Rap underground prima ancora di conoscere Tedua o Izi. Prima del boom della scena ligure sui palcoscenici nazionali, prima di Mowgli e Fenice, c’era una cerchia ristretta di MC che si scambiavano tracce, registravano in studi improvvisati e costruivano una cultura locale mattone dopo mattone. Dala Pai Pai — per gli amici semplicemente Dala — è uno di questi nomi: artista di fondazione, presenza silenziosa e ingombrante allo stesso tempo, che nel panorama del Rap italiano ha sempre preferito la sostanza all’esposizione.
Classe 1990, genovese, Dala è uno dei pochi rappresentanti della prima generazione dello Studio Ostile a non aver mai cercato i riflettori. Eppure la sua musica ha contribuito a definire un’estetica, un atteggiamento, un modo di stare sul microfono che la scena ligure porta ancora dentro di sé.
Le radici: Genova, Studio Ostile e gli Ultimi AED

Ultimi Aed
Tutto quello che conta nella scena Rap di Genova degli anni 2000 converge intorno a un nome: Demo, produttore e fondatore dello Studio Ostile, lo spazio che ha trasformato il rap genovese da pratica di quartiere a movimento riconoscibile. Nato intorno al 2005, lo Studio Ostile era, nelle parole dello stesso Demo, poco più di una stanzetta ostile ma piena di voglia di fare uscire musica. Tra i primi artisti che Demo inizia a produrre e registrare c’è proprio Dala Pai Pai, insieme a Lion, Axel Spleen, Moreno e Nader Shah.
Questi cinque formano il collettivo Ultimi AED, che tra il 2009 e i primi anni 2010 pubblica una serie di lavori in free download costruendo una fanbase underground fedele ben oltre i confini della Liguria. I mixtape del collettivo — con le loro barre veloci, i temi diretti e i cinque flow distinti che convivono senza schiacciarsi — diventano punti di riferimento per chiunque segua il rap locale con attenzione. Tra le tracce di quel periodo emergono collaborazioni con artisti del network genovese e un approccio alla scrittura che rifugge il bravurismo fine a se stesso: Dala scrive di vita quotidiana, di noia e aspirazione, con un registro che non ha bisogno di urlo per farsi sentire.
Il debutto: Pai Pai (2009)
Il primo progetto ufficiale di Dala è Pai Pai, rilasciato nel 2009. Un lavoro acerbo nel senso migliore del termine: ancora in costruzione, ma già riconoscibile. Il titolo — che è anche il suo nickname più usato — diventa marchio sonoro, quasi un ritornello d’ingresso. In quegli anni Dala è parte attiva delle jam genovesi, contribuisce alle posse track della scena locale e inizia a farsi conoscere come MC con una presenza sul microfono sopra la media rispetto alla sua età.
La crescita: il circuito genovese e il lavoro collettivo
Tra il 2010 e il 2013 Genova inizia a muoversi come sistema. La cosiddetta posse track dell’anno per la scena locale è “Quelli che trovi qui” di Demo, una traccia che Demo stesso descriverà come momento fondativo: tra gli MC coinvolti c’è anche Dala, insieme a Albe OK, Nader, Lion, Axel Spleen, Sfera (che diventerà Sfera Ebbasta), Moreno e altri. Quel pezzo circola nelle strade, nei forum, sui blog hip hop e per la prima volta dà a Genova un volto collettivo.

Sfera Ebbasta,
Il 2012 diventa un anno chiave: Demo apre lo Studio Ostile alle crew della nuova generazione e nella sua stanzetta iniziano a passare i ragazzi di Wild Bandana. È in questo periodo che la scena si stratifica — con una prima generazione (Dala, Nader, Albe OK, Axel Spleen) e una seconda, più giovane e destinata a esplodere, che include Izi, Tedua, Bresh, Vaz Tè. Le due generazioni non si separano: collaborano, si featuring reciproco, costruiscono una rete di relazioni musicali che sarà visibile nei dischi degli anni successivi.
Kubla Khan Mixtape (2013)
Il 2013 segna la prima vera affermazione di Dala come MC solista. Kubla Khan Mixtape, pubblicato il 24 settembre, è il lavoro in cui la sua scrittura si consolida. Il titolo richiama la poesia romantica di Coleridge — una scelta non casuale per un artista che ha sempre avuto un rapporto particolare con le referenze letterarie, anche quando sepolte tra rime di vita quotidiana. Il tape include collaborazioni con Outrack, Lion degli Ultimi AED, RK, Tedua, Vaz Tè, Albe OK, Nader Shah e altri, mappando fisicamente i rapporti interni alla scena. Tracce come “Noi sempre qua d’estate” (con Tedua e Vaz Tè) e “Tu vò fà l’americano” mostrano due facce dello stesso artista: il Dala goliardico e quello più tagliente.
Golden Level Mixtape (2014)
Un anno dopo arriva Golden Level Mixtape, progetto condiviso con Nader Shah. La collaborazione tra i due è una delle più solide dell’intero circuito genovese: Dala e Nader si capiscono sul microfono, i loro flow si bilanciano, l’uno compensa l’eccesso dell’altro. Il progetto — con tracce tra cui una versione John Wayne Remix di “Golden Level” e una rielaborazione di “Noi sempre qua d’estate” — consolida l’immagine di Dala come MC capace di lavorare in contesto collettivo senza perdere la propria identità.
Golden Horn (2015): il picco creativo
Golden Horn, pubblicato nel 2015, è l’opera in cui Dala Pai Pai si presenta nella forma più compiuta. Dodici tracce prodotte in gran parte da Zero Vicious, Demo e Italo — nomi cardine della scena sonora genovese — con collaborazioni che raccontano la geografia umana del suo mondo: Nader Shah compare in più pezzi, Axel Spleen è presente, Izi Erre e Vaz Tè si uniscono nella traccia “Pai Pai pt.2”, e persino Sfera appare nella traccia “Botto” con produzione di Demo.
La tracklist completa di Golden Horn è:
1. La mitraglia (intro) — prod. Demo 2. Oh frate — prod. Italo 3. Come hai detto te feat. Nader — prod. Zero Vicious 4. Mandala feat. Nader & Axel Spleen — prod. Axel Spleen 5. La vita del barman — prod. Zero Vicious 6. Pai Pai pt.2 feat. Izi Erre & Vaz Tè — prod. Zero Vicious 7. Innamorata — prod. Italo 8. Golden horn — prod. Zero Vicious 9. Neanche la pioggia — prod. Smb 10. Botto feat. Sfera — prod. Demo 11. Vorrei che fosse kush feat. C-jade — prod. Demo 12. La fine feat. Nader — prod. Zero Vicious
Il disco viene reso disponibile anche in copia fisica tramite studioostile.it, scelta che dice tutto sulla dimensione in cui si muove: un progetto pensato per chi vuole qualcosa di tangibile, non solo per lo streaming. Il sound è più coeso rispetto ai lavori precedenti, con una palette produttiva che alterna atmosfere malinconiche e momenti di pura trazione rap. Dala rappa, nel senso letterale del termine: i suoi testi sono densi, i riferimenti sono personali e locali, il flow mantiene una qualità di voce che si distingue dagli standard dell’epoca.
Il ritorno dopo il silenzio
Tra Golden Horn e il disco successivo passa del tempo. Dala non scompare del tutto dalla scena — continua ad apparire in tracce della rete genovese, collabora con Albe OK nell’album Secondo a Nessuno (2017) nella traccia “Spaziale” insieme a Izi — ma non pubblica lavori solisti.
Il ritorno avviene grazie a un incontro con il produttore Ch3f Beats, genovese come lui. È Ch3f Beats a fare il primo passo: al tempo si trovava a Londra, e una volta rientrato a Genova contatta Dala con delle tracce già pronte. Da lì parte la collaborazione che porterà al disco.
Per quanto fiato ho perso (2017)

Ch3f Beats
Il ritorno avviene con Per quanto fiato ho perso, album realizzato in collaborazione con il produttore Ch3f Beats e registrato interamente al Black Diamond Studio di Genova con il fonico Luca Cherchi. Ch3f Beats, che si era trasferito da Londra a Genova proprio per chiudere il progetto, descrive il disco come un lavoro volutamente eterogeneo: tracce Trap come “Almeno Spero”, atmosfere West Coast in “Puttana”, momenti più introspettivi e personali in “Stare in Pace” (con Federica Frulla) e “Migliori Anni”. Dala, da parte sua, lo definisce una continuazione lineare di quanto fatto in precedenza: non c’è svolta concettuale dichiarata, solo la scelta di rappare ciò che viene naturale.
La tracklist dell’album:
1. Almeno Spero 2. William Kassouf 3. Migliori Anni 4. HipHop 5. Dirgli Di No feat. Caddilac & Takeshy 6. Puttana 7. Stare In Pace feat. Federica Frulla 8. Di GE
Otto tracce, nessun featuring di grido, nessuna mossa commerciale. Uno dei suoi lavori più coerenti con l’identità che ha costruito nel tempo.
Il freestyle e i contest: Tecniche Perfette
Prima che i dischi, c’è il microfono a mano. E Dala Pai Pai sul microfono a mano ci sa stare: la scena genovese lo considera da sempre uno dei freestyler più solidi della sua generazione, qualità che si respira anche nei mixtape, dove l’agio sul flow e la gestione del ritmo rimandano a ore di pratica live ben oltre le sessioni in studio.
La conferma più documentata arriva dal circuito nazionale: nel 2010, precisamente il 13 marzo, Dala — conosciuto nei contest sotto il nome Dalai — partecipa alla finale nazionale di Tecniche Perfette edizione 2009, svoltasi al Palazzo Granaio di Settimo Milanese. È la finale dove si presentano nomi destinati a lasciare il segno: Moreno, Nitro, Dank, Canesecco, Elfo. Dala vi accede come rappresentante ligure, e agli ottavi di finale affronta proprio Nitro — il rapper veronese che da lì a pochi anni sarebbe diventato uno dei volti del rap italiano mainstream — in una sfida di cui esiste ancora il video documentato. Raggiungere la finale nazionale di Tecniche Perfette significa aver vinto le eliminatorie regionali: non è un risultato da poco per un MC che in quel momento aveva pubblicato solo il suo primo progetto.
Il freestyle non è per Dala un esercizio separato dalla produzione discografica: è la radice da cui cresce il suo modo di rappare, quella capacità di tenere il filo anche quando il beat cambia registro.
Il ruolo nella scena e le influenze
Dala Pai Pai si colloca in una posizione specifica nella storia del Rap genovese: non è il capostipite assoluto — quella figura appartiene a una generazione ancora precedente, che passa per Albe OK e i circuiti del rap ligure dei primi anni 2000 — ma è uno degli MC che ha dato alla scena successiva una referenza concreta su cosa significasse fare Rap autentico a Genova senza rincorrere i modelli nazionali dominanti.
Il suo stile è sempre stato lontano tanto dai formalismi della old school quanto dagli eccessi del rap commerciale degli anni 2010. Dala rappa in modo diretto, con un flow che privilegia la chiarezza delle rime rispetto all’elaborazione tecnica barocca, e la sua scrittura pesca nella vita vissuta piuttosto che nella costruzione di un personaggio. In questo senso, può essere avvicinato — con tutte le distanze del caso — a una certa tradizione del rap underground europeo che antepone l’autenticità alla performance.
Non è un caso che De André venga evocato dalla stessa scena genovese come riferimento estetico diffuso: quella tradizione locale di racconto diretto e viscerale, senza mediazioni, è qualcosa che Dala porta nella sua scrittura, anche senza dichiararlo esplicitamente.
Le influenze musicali documentate nei testi e nelle scelte produttive sono largamente nordamericane — il rap statunitense degli anni ’90 e 2000 è la grammatica di base — ma Dala ha sempre avuto una curiosità per sonorità diverse, come testimoniano le variazioni stilistiche all’interno di Per quanto fiato ho perso.
Il silenzio dopo il 2017

DJ Kamo Principe e Dala
Dopo la pubblicazione di Per quanto fiato ho perso nell’autunno del 2017, le tracce discografiche di Dala Pai Pai si interrompono. Nessun album, nessun singolo documentato nei database disponibili, nessuna presenza rilevante nelle cronache del rap italiano degli anni successivi. La sua fanbase su Instagram — che esiste tuttora sotto l’account @dalapaipaitifa — mantiene viva la sua memoria e si chiede periodicamente che fine abbia fatto.
Non è una storia inedita nell’underground italiano: artisti fondativi che si ritirano nel momento in cui la scena che hanno contribuito a costruire raggiunge la visibilità nazionale. Può essere una scelta consapevole, può essere la vita che prende altre direzioni, può essere semplicemente la stanchezza di chi ha fatto musica per amore e non riesce a immaginarsela diversamente. Qualunque sia la ragione, il silenzio di Dala ha un peso specifico che i suoi colleghi diventati famosi — Tedua, Izi, Bresh — non possono avere: è il silenzio di chi era lì all’inizio e ha scelto di restare dov’era.
Discografia essenziale
2009 — Pai Pai
Primo progetto solista
2013 — Kubla Khan Mixtape
24 settembre; feat. Tedua, Vaz Tè, Albe OK, Nader Shah e altri
2014 — Golden Level Mixtape
Con Nader Shah
2015 — Golden Horn
12 tracce; prod. Zero Vicious, Demo, Italo; feat. Nader, Izi Erre, Vaz Tè, Sfera, Axel Spleen
2017 — Per quanto fiato ho perso
Con Ch3f Beats; registrato al Black Diamond Studio, Genova
Partecipazioni rilevanti:
- Genova vs Everybody con Albe OK, Izi, Vaz Tè, Nader, RK, Axel Spleen & Duate (prod. Demo, 2015)
- Spaziale feat. Izi — dall’album Secondo a Nessuno di Albe OK (2017)
- Numerosi progetti degli Ultimi AED (2009–2013)
Dala Pai Pai non ha bisogno della fama per avere un posto nella storia del Rap italiano. Il suo nome è inciso nelle fondamenta di una delle scene regionali più importanti degli ultimi vent’anni — quella stessa scena che ha dato al Rap italiano voci come Tedua, Izi e Bresh. Chi vuole capire davvero come sia nata quella scena, da dove venisse quel suono, chi erano i ragazzi che per primi hanno preso sul serio il microfono a Genova, non può fare a meno di passare da lui.
Per chi volesse (ri)scoprire la sua discografia, Golden Horn e Kubla Khan Mixtape sono disponibili sulle principali piattaforme di streaming. Per chi preferisce il formato fisico, lo Studio Ostile ha distribuito alcune copie di Golden Horn direttamente.
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