Clark: tra Techno industriale, Glitch e colonne sonore
C’è un momento preciso negli anni Duemila in cui la Techno smette di essere pista da ballo e diventa qualcosa di più pericoloso. Qualcosa che gratta, che stona, che si inceppa deliberatamente. Clark — al secolo Christopher Stephen Clark, nato nel 1979 a St Albans, nell’Hertfordshire — è uno di quegli artisti che ha vissuto quella trasformazione dall’interno, spingendola ai suoi limiti.
Oltre vent’anni di carriera, una discografia che rifiuta di stare ferma e un’estetica costruita sul corto circuito tra il calore del groove e la fredda aggressività della macchina. Per capire chi è Clark oggi bisogna sapere da dove viene — e la risposta è sempre stata la stessa: da dove gli altri non vogliono guardare.
Da St Albans a Bristol: l’inizio sotto il radar Warp
Clark comincia a fare musica da adolescente, armato di drum machine, violino, batteria e vecchi hardware sampler costruiti in parte da zero — incluso, secondo i suoi racconti, uno stilo fatto con un gancio e del nastro adesivo. Non esattamente l’infanzia musicale tipica.
La svolta arriva nel dicembre del 2000, quando ancora studia all’Università di Bristol: si esibisce sotto il nome “Chris From St Albans” a una festa della Warp Records, il label che di lì a poco diventerà la sua casa per oltre vent’anni. L’impressione è immediata. Nell’aprile del 2001 debutta come Chris Clark con Clarence Park, un album di synth gelidi e beat massicci che raccoglie consensi immediati dalla critica.
Il secondo album, Empty the Bones of You (2003), approfondisce le texture disorientanti e i synth ipnotici. Ma è con il cambio di nome — da Chris Clark a semplicemente Clark — che arriva la maturazione più evidente.
Body Riddle e la svolta organica
Body Riddle (2006) è un punto di rottura. Primo album pubblicato con il moniker abbreviato, è anche il primo in cui Clark introduce batteria suonata dal vivo, strumenti acustici e field recordings registrati in grotte del Galles. La svolta arriva da un’immersione nel Krautrock — giornate intere a suonare la batteria sui cuscini in sincrono con i dischi dei Can — e dalla vicinanza con i Broadcast, la band di Birmingham con cui sviluppa alcune sessioni di improvvisazione.
Il risultato è un album che fonde IDM e Electronica con qualcosa di più viscerale, più “vivo” nelle parole dello stesso autore. Per molti ascoltatori rimane il suo lavoro di riferimento.
Turning Dragon: il capitolo berlinese
Trasferitosi a Berlino, Clark registra Turning Dragon nel suo appartamento e lo pubblica nel 2008. Il titolo dice tutto: questo è il momento in cui l’IDM si trasforma in qualcosa di più aggressivo, meccanizzato, diretto. Techno scura con inflessioni glitch, pounding 4/4, strutture distorte e volutamente “sporche”. Lo stesso Clark descrive l’album come un “album techno” — e l’influenza della scena berlinese, con i suoi riverberi profondi e i beat lineari portati al limite, è percepibile in ogni traccia.
Turning Dragon riceve recensioni entusiastiche proprio per questa energia grezza e immediata: era la prova che Clark non voleva stare dentro nessuna casella prefissata.
La trilogia e l’evoluzione successiva
Totems Flare (2009) chiude idealmente la trilogia aperta con Body Riddle: un tentativo esplicito di sintetizzare le “melodie barocche” del primo capitolo con la “durezza techno” del secondo. È anche il primo album in cui Clark usa la propria voce.
Da lì in poi la traiettoria diventa ancora più difficile da etichettare. Iradelphic (2012) vira verso territori pastorali e riflessivi. Il self-titled Clark (2014) reintegra noise, techno e post-rock in un mix che Pitchfork loda per la sua coerenza d’insieme. Death Peak (2017) torna a spingere verso il lato più club-oriented del suo suono.
Il capitolo colonne sonore
La transizione verso il cinema e la televisione è, per Clark, un’estensione naturale del suo modo di lavorare. La musica come “costruzione di mondi”: questa logica vale tanto per un album che per una serie tv.
La prima commissione rilevante arriva nel 2015 con The Last Panthers, miniserie per Sky Atlantic e Canal+ diretta da Johan Renck. Seguono Rellik (BBC/Cinemax, 2017), Kiri (Channel 4/Hulu, 2018) e la colonna sonora del film horror psicologico Daniel Isn’t Real (2019), diretta da Adam Egypt Mortimer e pubblicata da Deutsche Grammophon con l’ausilio di un ensemble orchestrale di Budapest. Nel 2021 è la volta di Lisey’s Story, la serie Apple TV+ tratta da Stephen King diretta da Pablo Larraín — che aveva scoperto Clark proprio attraverso il soundtrack di Daniel Isn’t Real.
Il lavoro per il cinema e la televisione non è mai stato un compromesso: ciascuna colonna sonora ha generato un album autonomo, e la critica le ha accolte con lo stesso rispetto riservato ai suoi dischi di studio.
Sus Dog, In Camera e il ritorno alle macchine
Sus Dog (2023) rappresenta una delle mosse più inattese di tutta la carriera: Clark si avventura nell’art pop vocale, con Thom Yorke come executive producer, basso e voce, e le presenze del batterista Richard Spaven, della violinista Rakhi Singh e della cantante Anika. Un album che divide — e che per design era pensato per farlo.
In Camera (2024) è invece la colonna sonora espansa del film omonimo di Naqqash Khalid, che include una reinterpretazione di Superstar (il classico dei Carpenters rivisitato anche dai Sonic Youth) e venti tracce che oscillano tra synth senza tempo e costruzioni ambientali.
Con Steep Stims (novembre 2025), su Throttle Records, Clark torna a un elettronica puramente strumentale e percussiva: l’album è stato registrato usando come vincolo creativo un unico sintetizzatore, l’Access Virus, scoperto dallo stesso autore al MESS (Melbourne Electronic Sound Studio). Un ritorno alla radicalità delle origini che ha convinto critica e pubblico.
I live: teatro, danza e qualcosa di più
I live show di Clark hanno sempre avuto una dimensione extra-musicale. Negli anni ha collaborato a lungo con la coreografa australiana Melanie Lane — su oltre dieci progetti di danza contemporanea — e i suoi concerti hanno spesso integrato elementi visivi e performativi. Il tour del 2014–2015 a supporto di Clark includeva danzatori e fu presentato in festival come Field Festival e Villette Sonique.
Non è una scelta estetica casuale: per Clark, la musica vive nello spazio fisico e nella dimensione corporea tanto quanto nel suono registrato.
Il posto di Clark nell’elettronica contemporanea
Nel catalogo Warp, Clark si colloca accanto a Aphex Twin, Autechre e Squarepusher — ma non li imita. La sua specificità è nell’equilibrio instabile che mantiene tra brutale e melodico, tra strutturato e caotico. Il Glitch non è un orpello estetico: è la logica interna del suono. La techno non è mai solo pista da ballo: è sempre anche qualcosa che vuole disturbare.
Ha firmato remix per Thom Yorke, Max Richter, Massive Attack e Depeche Mode — una lista che dice molto sulla stima che raccoglie in ambiti musicali molto distanti tra loro. Ha pubblicato su Warp Records, Deutsche Grammophon e sulla propria etichetta Throttle Records: tre identità diverse del mercato discografico, attraversate con la stessa coerenza di fondo.
Clark non ha mai cercato di essere il più accessibile della stanza. Ma è quasi sempre stato il più interessante.
Trovi la discografia completa di Clark su Bandcamp e su tutte le principali piattaforme di streaming. Per i prossimi live, segui i canali ufficiali dell’artista.





