Plaid: trent’anni di melodie spezzate sulla Warp Records
Prima che l’IDM diventasse un’etichetta da critica e un’estetica da citare, c’era chi quel suono lo stava costruendo pezzo per pezzo, beat irregolare dopo beat irregolare. Plaid — il duo londinese formato da Ed Handley e Andy Turner — è uno di quei soggetti che non ha mai avuto bisogno di reinventarsi per restare rilevante. Sono rimasti sé stessi per oltre trent’anni, e quella coerenza, in un genere ossessionato dall’evoluzione continua, è probabilmente la cosa più radicale che potessero fare.
Fondatori originali dei The Black Dog, poi fuoriusciti per percorrere una strada tutta loro, Handley e Turner hanno costruito nella Warp Records una delle carriere più solide dell’elettronica sperimentale britannica: undici album in studio, colonne sonore, progetti audiovisivi, remix per chiunque valesse la pena remixare. Un catalogo che traversa tre decenni senza perdere il filo.
Le origini nei The Black Dog
La storia di Plaid comincia, paradossalmente, sotto un altro nome. Alla fine degli anni ’80, Handley e Turner sono due delle tre teste dei The Black Dog — insieme a Ken Downie — un collettivo britannico che, insieme ad Autechre, LFO e Aphex Twin, contribuisce a definire quello che poi verrà chiamato IDM: techno rallentata, destrutturata, concepita più per l’ascolto domestico che per la pista da ballo.
Sotto la sigla Black Dog Productions, il gruppo pubblica nel 1993 Bytes per la Warp, una raccolta che cataloga brani registrati dalle varie combinazioni del trio. In quel materiale ci sono già tracce del Plaid che verrà: melodie sinuose sopra ritmi distorti, influenze che spaziano dall’electro anni ’80 alla techno di Detroit, passando per l’early Hip Hop americano. Handley e Turner portano dentro i The Black Dog un certo gusto per il groove sporco e organico che Ken Downie, terzo membro, non sempre condivide.
Nel 1991 esce Mbuki Mvuki, primo album accreditato al nome Plaid, ma si tratta di una release di circolazione limitata, più documento che manifesto. Il manifesto vero arriva dopo. Nel 1995, dopo anni di lavoro parallelo, la separazione da Downie diventa ufficiale: lui tiene il nome The Black Dog, loro si concentrano su Plaid come progetto principale. Prima tappa: l’EP Android per la label neo-electro Clear. Seconda tappa, e decisiva: la firma con la Warp.
IDM con cuore: da Not For Threes a Double Figure
Il 1997 è l’anno in cui Plaid si presenta al mondo nella forma definitiva. Not For Threes — titolo che gioca sull’argot medico britannico — è il primo vero album del duo per la Warp, e arriva con due collaboratrici d’eccezione: Nicolette su “Extork” e Björk su “Lilith”. La relazione con la cantante islandese non è casuale: Plaid aveva già lavorato nell’orbita Björk con i The Black Dog, e la firma sonora dei due — ritmi spezzati, melodie quasi ingenue, texture organico-digitali — si sposa naturalmente con l’estetica della cantante.
Not For Threes stabilisce i parametri del suono Plaid: time signature inusuali, bassi funky che emergono e scompaiono, un’attenzione melodica quasi pop che li distingue dai colleghi di etichetta. Autechre lavora per astrazione pura, Aphex Twin per densità e provocazione; Plaid invece mantiene una certa luminosità di fondo, una naïveté dichiarata e consapevole che non smette mai di affascinare.
Rest Proof Clockwork (1999) consolida il suono, poi arriva Double Figure (2001), considerato da molti fan e critici il punto più alto della discografia: melodie più elaborate, ritmo più sicuro, la sensazione che il duo abbia trovato un equilibrio perfetto tra complessità e accessibilità. Spokes (2003) chiude una fase, più scuro e angolare, più vicino alle atmosfere dei The Black Dog delle origini.
Il progetto audiovisivo e le colonne sonore
Attorno alla metà degli anni 2000, Plaid attraversa una fase di espansione del proprio linguaggio verso il visuale. La collaborazione con il filmmaker e animatore Bob Jaroc produce Greedy Baby (2006): non soltanto un album, ma un progetto audiovisivo pensato per la performance live, sviluppato nell’arco di quattro anni e presentato in prima mondiale al Queen Elizabeth Hall di Londra in formato 5.1 surround. Il duo porta lo show in tour da Buenos Aires a Tokyo, dall’Istanbul all’IMAX di Londra.
Negli anni seguenti, Plaid si dedica alla composizione per il cinema. La collaborazione con il regista americano Michael Arias porta alla colonna sonora di Tekkon Kinkreet (2006), adattamento animato del manga di culto di Taiyō Matsumoto, e poi a Heaven’s Door (2009). Scrivere per immagini impone al duo una disciplina nuova — rispettare scadenze, rispondere alla visione di un regista — e quella tensione lascia tracce evidenti nel suono successivo.
Il ritorno e la seconda fase: da Scintilli in poi
Nel 2011, dopo un lungo silenzio discografico, Plaid torna con Scintilli. La critica registra un cambio di rotta: meno IDM classico, più apertura verso il contemporaneo, pur mantenendo le coordinate riconoscibili del duo. Reachy Prints (2014) guarda ai caldi suoni dei tardi anni ’90, The Digging Remedy (2016) riprende le influenze techno di Detroit delle origini — con Benet Walsh alla flauto e chitarra, collaboratore fisso sin dai tempi di Not For Threes.
Polymer (2019) — il decimo album — è per molti il lavoro più riuscito degli ultimi anni: tonalmente più pesante, emotivamente più denso, ispirato in parte da temi ambientali. Poi nel 2022 arriva Feorm Falorx, undicesimo capitolo: concettualmente costruito come la ricreazione di un set live tenuto al festival Feorm sul pianeta immaginario Falorx, accompagnato da un graphic novel illustrato da Emma Catnip con tecnologia AI. Rispetto alla cupezza di Polymer, il disco è più luminoso e giocoso, una sorta di compendio della carriera visto con distanza sorridente.
Il suono Plaid: cosa li rende riconoscibili
Classificare Plaid è un esercizio che i critici hanno sempre faticato a portare a termine. La Warp li ha inseriti nel solco IDM, ma il termine — già scivoloso di suo — cattura solo una parte del quadro. Il duo lavora con time signature irregolari, syncopazioni complesse, melodie che sembrano provenire da un futuro retrofuturista: tecnologiche ma calde, sintetiche ma organiche.
Rispetto ai colleghi di etichetta, Plaid ha sempre mantenuto una componente funky dichiarata — eredità dell’early Hip Hop che Handley e Turner citano tra le influenze formative — e una tendenza all’apertura melodica che rende i loro album più accessibili di quanto la reputazione di nicchia potrebbe far credere. Nel corso degli anni si sono spinti verso la composizione orchestrale, il sound design cinematografico, l’integrazione tra audio e visuale. Ma il nucleo è rimasto riconoscibile.
Live e approccio alla performance
Plaid ha costruito nel tempo una reputazione come live act capace di sorprendere. La collaborazione con Bob Jaroc ha dato forma a uno show che integra musica e immagini in modo non decorativo: le visuali non accompagnano la musica, ci dialogano. Dopo la fine di quella partnership, il duo ha orientato il live verso un approccio più astratto nella componente visuale, collaborando con programmatori e artisti digitali per sviluppare set sempre meno rigidi e più capaci di adattarsi alla notte.

Squarepusher
La coppia ha portato la propria musica su palchi internazionali per decenni, da festival di musica elettronica ad aperture per Squarepusher, da residenze in Giappone a club europei. La loro presenza live è sempre stata una prova che l’IDM — spesso percepito come musica da camera — può funzionare anche in un contesto di performance collettiva.
Curiosità
Il nome Plaid come progetto separato dai The Black Dog circolava in parallelo già dalla fine degli anni ’80, ma per anni i due mondi coesistevano in parallelo. – Björk e Plaid hanno mantenuto un legame creativo che attraversa più decenni: la cantante islandese è una delle collaboratrici storiche del duo. – La musica di Plaid è stata inserita nella serie di videogiochi LittleBigPlanet, inclusa una collaborazione alla produzione della colonna sonora di LittleBigPlanet 3 (2014). – Feorm Falorx (2022) è il primo album del duo a integrare esplicitamente tecnologia AI nella creazione del materiale visivo — artwork, press photo e graphic novel allegato. – Andy Turner e Ed Handley hanno usato numerosi alias nel corso della carriera: tra gli altri, Atypic (Turner) e Balil (Handley) nel periodo pre-Plaid.
Trovi la discografia completa di Plaid su Bandcamp e su tutte le piattaforme di streaming. Per restare aggiornato sui prossimi live e release, segui il duo sui loro canali ufficiali.
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