Collage artistico che rappresenta il rap francese post-coloniale e l'identità delle banlieue

Come il Colonialismo ha plasmato il Rap francese e la Cultura di Strada

Periferia di Parigi, banlieue simbolo del rap francese post-coloniale e della cultura Hip Hop delle periferie Negli Stati Uniti l’Hip Hop è nato come arte post-segregazione. In Francia è nato come arte post-coloniale. La distinzione non è accademica: è la chiave per capire perché il Rap Francese suona, scrive e protesta in un modo che non ha equivalenti altrove in Europa.

MC Solaar

MC Solaar

Quando alla fine degli anni Ottanta i primi MC dell’Hexagone iniziano a prendere il microfono, lo fanno portandosi dietro un peso storico specifico. Sono figli e nipoti di chi è arrivato dall’Algeria, dal Marocco, dal Senegal, dalle Antille, dal Mali, dalla Guadalupa. Sono i discendenti di un impero che si è dissolto solo pochi decenni prima e che, ufficialmente, non si dovrebbe più nominare. Il Rap diventa il dispositivo che riapre il discorso. Non come musica di intrattenimento, ma come archivio sonoro di una memoria che la Repubblica francese aveva archiviato troppo in fretta.

Damso, rapper belga di origini congolesi, voce della diaspora africana nel rap francese

Damso

In quattro decenni questa matrice ha attraversato tutti i livelli del genere: dai pionieri politicizzati come IAM e Suprême NTM ai processi giudiziari contro La Rumeur, fino alle nuove generazioni di PNL, Damso, Médine e Kery James che continuano a interrogare cosa significhi essere “francesi” quando la propria storia familiare comincia altrove.

Le banlieue come spazio post-coloniale

Lionel D, uno dei primi MC dell'Hexagone, pioniere del rap francese negli anni Ottanta

Lionel D

Per capire il Rap Francese bisogna partire dalla geografia. Le grandi città industriali del dopoguerra — Parigi, Marsiglia, Lione, Le Havre — hanno bisogno di manodopera per la ricostruzione e l’espansione economica dei “Trente Glorieuses”. La trovano nelle ex colonie. Maghrebini, africani subsahariani, antillani vengono fatti arrivare per lavorare nelle fabbriche, nei cantieri, nel settore pulizie. Vengono alloggiati prima nei bidonvilles, poi nei grandi complessi di edilizia popolare costruiti alla periferia delle metropoli: i famigerati “grands ensembles” delle banlieue.

NTM - Storia Hip Hop Francia

NTM

Quando negli anni Ottanta la deindustrializzazione svuota quei quartieri di lavoro e prospettive, restano i figli di quei lavoratori. Cresciuti in Francia, francesi a tutti gli effetti sui documenti, ma percepiti — e spesso trattati — come stranieri permanenti. È in questo contesto che il sociologo Karim Hammou, in “Une histoire du rap en France” (La Découverte, 2012), individua le precondizioni materiali del rap francese: una popolazione giovane, urbana, postcoloniale, con un’esperienza condivisa di razzismo istituzionale e di esclusione sociale.

Assassin, artista di Il ruolo delle radio pirata e club leggendari nell'Hip Hop Francese

Assassin

L’Hip Hop arriva attraverso due canali principali: la trasmissione TV “H.I.P. H.O.P.” condotta da Sidney su TF1 nel 1984 (la prima al mondo interamente dedicata alla cultura Hip Hop), e i block party newyorkesi importati da DJ Dee Nasty, che con il programma radiofonico “Deenastyle” su Radio Nova diventa il laboratorio dove i primi MC francesi — Lionel D, MC Solaar, Assassin, Suprême NTM — imparano a rappare nella lingua di Molière.

La doppia coscienza del rap francese

La Rumeur, collettivo rap conscient francese noto per le battaglie legali contro la censura

La Rumeur

C’è un concetto che gli studi sul Rap Francese hanno ripreso con frequenza dalla sociologia afroamericana: la “doppia coscienza” teorizzata da W.E.B. Du Bois. La sensazione di essere sempre due cose contemporaneamente, di guardarsi attraverso gli occhi di una società che ti percepisce come “altro”. Nel contesto francese questa dualità assume forme specifiche: francese e algerino, francese e senegalese, francese e antillano. La ricercatrice Magali Nachtergael, nel saggio “Double conscience poétique dans le rap” (2022), legge questa tensione come uno dei motori centrali della scrittura rap francofona.

Medine - Storia dell'Hip Hop in Francia

Medine

I testi mettono in scena questa frattura in modo costante. Quando Philippe del gruppo La Rumeur si definisce “colonisé en retard” nel brano “Nom, prénom, identité”, non è una provocazione retorica: è la fotografia di una condizione esistenziale. Quando Médine — rapper di Le Havre, di origini cabile, musulmano praticante — chiama il suo album “Arabian Panther” o intitola un disco “11 Septembre, récit du 11e jour”, sta rivendicando un’identità multipla che la Francia repubblicana, in nome dell’universalismo, vorrebbe semplificare.

Akhenaton degli IAM, MC e produttore del pionieristico gruppo Hip Hop marsigliese

Akhenaton

Lo stesso vale per Akhenaton degli IAM, marsigliese di origini napoletane convertito all’Islam, che nei testi del gruppo costruisce un immaginario mediterraneo dove l’Egitto antico, le tradizioni samurai e la storia di Marsiglia coesistono. Non è semplice esotismo: è il tentativo di proporre una genealogia culturale alternativa a quella della “Francia eterna” della Terza Repubblica.

I temi: schiavitù, immigrazione, brutalità poliziesche

N.A.P. – New African Poets, gruppo rap francese sulla memoria coloniale africana

N.A.P.

Le ricerche accademiche di Karim Hammou, di Marie-Pierre Bouvet e degli autori della rivista “Volume!” hanno mappato in modo sistematico i temi ricorrenti del rap francese politicizzato. Tre stanno al centro:

Tout Simplement Noir, collettivo rap francese che affronta razzismo e colonialismo nei testi

Tout Simplement Noir

Il primo è la memoria della schiavitù e del colonialismo. Gruppi come i N.A.P. (New African Poets), Tout Simplement Noir, e più tardi La Rumeur mettono in dialogo il presente delle banlieue con la “tratta nera”, la conquista coloniale francese in Africa subsahariana e Maghreb, il sistema dell’apartheid amministrativo dell’Algeria francese. È un’archeologia che la scuola pubblica francese, fino agli anni Duemila, raccontava in modo decisamente parziale.

Ministère A.M.E.R., gruppo rap francese di Sarcelles, icona del rap post-coloniale delle banlieue

Ministère A.M.E.R.

Il secondo è l’esperienza migratoria e la condizione dei figli dell’immigrazione. Brani come “Le Monde de demain” dei Suprême NTM o l’intero immaginario di Ministère A.M.E.R. raccontano la stigmatizzazione, la discriminazione abitativa e lavorativa, l’identità sospesa tra il paese dei genitori e quello in cui si è nati. Passi e Stomy Bugsy del Ministère A.M.E.R., nel loro album “95200” (1994), trasformano il codice postale di Sarcelles in un manifesto identitario.

Sniper, gruppo rap francese delle banlieue, protagonista di controversie giudiziarie per i testi politici

Sniper

Il terzo, il più ricorrente e il più conflittuale, è il rapporto con la polizia. Da “Police” e “Qu’est-ce qu’on attend” dei Suprême NTM fino a “Insécurité sous la plume d’un barbare” di Hamé della La Rumeur, passando per “La France” dei Sniper, il rap francese ha denunciato in modo sistematico le violenze poliziesche nei quartieri popolari, in particolare contro i giovani non bianchi. Una denuncia che la Repubblica ha recepito spesso non come materiale di dibattito democratico, ma come reato.

Il caso La Rumeur: otto anni di processi

PNL - Hip Hop Francese - Rap Parigi

PNL

L’episodio più emblematico di questa tensione è la vicenda giudiziaria che ha opposto Hamé della La Rumeur al ministero dell’Interno francese tra il 2002 e il 2010. Nell’aprile 2002, in coincidenza con l’uscita dell’album d’esordio “L’ombre sur la mesure”, il rapper pubblica una fanzine intitolata “Insécurité sous la plume d’un barbare”. Vi scrive che “i rapporti del ministero dell’Interno non parleranno mai delle centinaia di nostri fratelli abbattuti dalle forze dell’ordine senza che nessuno degli assassini sia stato inquietato”.

Niska, rapper francese di origine congolese e rappresentante del trap delle banlieue parigine

Niska

Tre mesi dopo, Nicolas Sarkozy, neo-ministro dell’Interno, sporge denuncia per diffamazione nei confronti della polizia nazionale. Inizia un percorso giudiziario lungo otto anni: cinque procedimenti, una assoluzione in primo grado, una conferma in appello, un primo ricorso in Cassazione che annulla la decisione, un nuovo processo d’appello a Versailles con nuova assoluzione, un secondo ricorso in Cassazione. Il 25 giugno 2010 la Corte di Cassazione assolve definitivamente Hamé. Nel frattempo il gruppo subisce — secondo i racconti dei membri — perquisizioni, controlli, concerti annullati, presenza ostentata delle CRS agli spettacoli.

Ninho, rapper francese di origini angolane, tra le voci più ascoltate del rap contemporaneo

Ninho

Il caso La Rumeur non è isolato. Negli stessi anni vengono colpiti i Sniper per il brano “La France”, e altri gruppi vengono denunciati o convocati in audizione da deputati e senatori. Lo studioso di scienze politiche Mathieu Marquet, nella sua tesi del 2016, parla esplicitamente di una “criminalizzazione della critica postcoloniale nel rap francese”. Il sociologo Karim Hammou ha mostrato come questa repressione abbia paradossalmente rafforzato la legittimità simbolica del rap “conscient” presso il proprio pubblico, trasformando ogni processo in una piattaforma politica.

Le voci della maturità: Kery James, Médine, Casey

kerry james ip, artista di Kery James

kerry James

Negli anni Duemila il Rap Francese postcoloniale entra in una fase di maturazione. Kery James, nato Alix Mathurin in Guadalupa nel 1977 da genitori haitiani, attraversa una traiettoria emblematica: cresce a Orly, fonda Ideal J a tredici anni, diventa membro della Mafia K’1 Fry, si converte all’Islam dopo l’omicidio del rapper amico Las Montanas nel 1999. Con l’album “Si c’était à refaire” (2001) inaugura una scrittura conscient di matrice esplicitamente spirituale e politica. Il brano “Lettre à la République” (2012) è uno degli atti d’accusa più diretti contro il passato coloniale francese mai pronunciati nel rap dell’Hexagone. Nel 2017, al Théâtre du Rond-Point di Parigi, mette in scena uno spettacolo teatrale costruito attorno a una domanda sola: lo Stato francese è responsabile della situazione delle banlieue?

Casey, rapper martinicana cresciuta in Seine-Saint-Denis, voce radicale del rap conscient francese

Casey

 Médine porta avanti un percorso parallelo. Le sue origini cabile, la sua identità musulmana dichiarata, il suo radicamento a Le Havre dove il padre è arrivato a quattro anni dall’Algeria, alimentano una scrittura che alterna riferimenti storici (Malcolm X, il Comandante Massoud, Kunta Kinte) e cronaca delle banlieue contemporanee. Il libro “Don’t Panik” scritto nel 2012 con il geopolitologo Pascal Boniface prova a portare il discorso del rap francese fuori dal ghetto culturale del genere, dentro il dibattito accademico e politico francese.

Booba - Storia dell'Hip Hop Francese - Rapper di Parigi

Booba

E poi c’è Casey, rapper di ascendenza martinicana, nata a Rouen e cresciuta in Seine-Saint-Denis tra Blanc-Mesnil ed Épinay-sur-Seine. È una delle voci più radicali e meno mediatiche della scena. Con il suo primo album “Tragédie d’une trajectoire” (2006) costruisce una scrittura dove la storia coloniale, la condizione femminile e la rabbia contro le istituzioni si intrecciano senza concessioni. Casey si è sempre rivendicata, insieme al collettivo Anfalsh e alla La Rumeur, come una rapper “di figli d’immigrati” più che come una rapper “francese”. Una linea che il mainstream del rap francese ha sempre faticato ad accettare: scrittura intransigente, decisamente anti-commerciale, che rifiuta tanto il pop-rap dei festival quanto la trap delle classifiche.

L’eredità: dalla critica all’estetica diffusa

Collage artistico che rappresenta il rap francese post-coloniale e l'identità delle banlieue Oggi i temi postcoloniali nel rap francese non sono più appannaggio di una nicchia conscient. Sono diventati parte del DNA del genere, declinati in modo diverso a seconda delle generazioni. Booba ha portato l’estetica della “rue” nel mainstream con un’attitudine apparentemente disimpegnata, ma nei suoi testi i riferimenti al Senegal, alle banlieue, alla condizione dei figli dell’immigrazione restano ricorrenti. Damso, belga di origine congolese, costruisce album che mettono in dialogo il francese, il lingala e il vissuto della diaspora. PNL, con un mix di trap atmosferica e malinconia esistenziale, racconta le Tarterêts di Corbeil-Essonnes come uno spazio mentale, un’esperienza interiore che porta i segni di tutte le geografie postcoloniali della Francia contemporanea.

MHD con il microfono, fondatore dell'Afro Trap che fonde le radici africane con il rap delle banlieue

MHD

Anche MHD con l’Afro Trap, Niska, Ninho lavorano — anche quando non lo dichiarano esplicitamente — su questa eredità. La sintesi tra rap francese, sonorità afro, slang multilingue, riferimenti continui ai paesi d’origine dei genitori è la prova che il rap francese ha vinto la sua battaglia culturale. La domanda che si poneva Hamé della La Rumeur vent’anni fa — “siamo davvero a casa nostra in Francia?” — è oggi parte del paesaggio mentale di un’intera generazione.

Il rap francese è il luogo in cui la Francia post-coloniale si guarda allo specchio. Lo specchio non sempre restituisce l’immagine che la Repubblica vorrebbe vedere. Ma è precisamente per questo che, dagli anni Ottanta a oggi, quel microfono non è mai stato spento.


Cosa ne pensi? Qual è il brano che meglio racconta l’identità postcoloniale del rap francese? Diccelo nei commenti.

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