Sala immersiva di Refik Anadol con proiezioni riflesse sulle pareti e una figura in controluce al centro

Refik Anadol e Dataland: il museo che si dice il primo per l’AI art

Aggiornato il: 11 Ottobre 2026Di Tag: , , ,

Ritratto di Refik Anadol davanti a una proiezione di paesaggi generati dai datiNel settembre 2018 la facciata d’acciaio del Walt Disney Concert Hall di Los Angeles cominciò a “sognare”. Dal 28 settembre al 6 ottobre, Refik Anadol proiettò sulle curve disegnate da Frank Gehry una rielaborazione algoritmica dell’archivio digitale della Los Angeles Philharmonic. Per vederla bastava fermarsi sul marciapiede o nel parcheggio accanto: nessun biglietto.

Otto anni dopo, Refik Anadol ha aperto un museo tutto suo a pochi passi da lì. Dataland è stato inaugurato il 20 giugno 2026 dentro The Grand LA, il complesso firmato ancora da Gehry che si affaccia proprio sulla sala da concerti. Stavolta si entra con un biglietto a orario, un bracciale che legge il battito cardiaco e un dispositivo al collo che rilascia profumi.

Dataland si presenta come il primo museo al mondo dedicato alle arti dell’intelligenza artificiale. È una definizione da maneggiare con cura, e ci arriveremo. Prima i fatti: cinque gallerie (almeno sulla carta), una mostra inaugurale visibile fino al 31 gennaio 2027, un modello AI addestrato su dati naturali e una critica spaccata a metà. Per chi segue l’Arte Digitale dal lato underground, tra NFT, generative art e installazioni immersive, è un caso da studiare: un artista che per anni ha proiettato sugli edifici degli altri e ora si è costruito il suo.

Refik Anadol: dati come pigmento, luce come materia

Opera di data painting di Refik Anadol con filamenti di dati colorati proiettati su una parete scura davanti al pubblicoIl metodo nasce a Istanbul, dove Refik Anadol studia fotografia e video e poi design della comunicazione visiva alla Bilgi University. Secondo la sua scheda su Wikipedia, da studente legge uno scritto di Manovich che vede nella collaborazione tra architetti e artisti un modo per rendere visibile il flusso invisibile dei dati. Nel 2008 interviene per la prima volta su uno spazio costruito, conia l’espressione “data painting” e fissa la formula che usa ancora oggi: la luce come materiale, i dati come pigmento.

Nel 2012 si trasferisce a Los Angeles per il master in Design Media Arts alla UCLA, dove oggi insegna. Intorno al 2014 nasce il suo studio, insieme a Efsun Erkılıç, co-fondatrice e oggi chief strategy officer di Dataland. Secondo il comunicato ufficiale di apertura, lo studio ha esposto in più di 80 città su sei continenti.

Sul rapporto con la macchina Refik Anadol insiste su un punto: il suo lavoro è “assistito” dall’AI, con il team che mantiene il controllo dell’opera finale. In un’intervista alla PBS descrive l’AI come una sorta di “pennello pensante”.

Dal Walt Disney Concert Hall al MoMA: la strada verso Dataland

Sala di Renaissance Dreams di Refik Anadol, con architetture rinascimentali proiettate su pareti e pavimento a specchioIl primo passaggio è del 2016, quando Refik Anadol entra nella prima squadra di Artists and Machine Intelligence, il programma con cui Google invita gli artisti a lavorare con il machine learning. Da lì parte una collaborazione con l’azienda che arriva fino all’apertura di Dataland.

Il secondo è WDCH Dreams, la proiezione del 2018. Commissionata dalla Los Angeles Philharmonic per il suo centenario, ha messo gli algoritmi al lavoro su circa 45 terabyte di registrazioni, immagini e video d’archivio. Dentro la sala, una galleria permetteva di esplorare lo stesso materiale in modo interattivo.

Poi arrivano i musei. “Unsupervised” è rimasto esposto al MoMA di New York dal 19 novembre 2022 al 29 ottobre 2023, dopo varie proroghe rispetto alla chiusura prevista per il 5 marzo, e si compone di tre lavori che si alternano sullo schermo della lobby. Secondo designboom, le reti GAN sono state addestrate su 138.151 immagini della collezione del museo. Nell’ottobre 2023, riporta ARTnews, il MoMA ha acquisito l’opera.

Rendering della sfera di Las Vegas illuminata da un'opera di Refik Anadol al tramontoNello stesso 2023 tocca allo Sphere di Las Vegas: Refik Anadol si è detto onorato di essere il primo artista a usarne l’esterno, e secondo Archpaper è stata la prima commissione artistica per quella superficie. A febbraio 2024 il Serpentine di Londra ha ospitato “Echoes of the Earth“, con la prima britannica del Large Nature Model, presentato un mese prima al World Economic Forum di Davos. Al Guggenheim di Bilbao ha usato invece un Large Architecture Model, costruito a partire dall’opera di Gehry. Lo studio dichiara anche oltre 10 milioni di dollari raccolti con vendite NFT a favore di enti benefici.

Dentro Dataland: cinque gallerie, 84 proiettori e profumi su misura

Visitatrice in una sala immersiva di Refik Anadol, con proiezioni di texture azzurre su pareti e pavimentoDataland sta al 100 di South Grand Avenue, nel corridoio culturale che comprende anche Walt Disney Concert Hall, The Broad e MOCA. Lo spazio espositivo misura circa 25.000 piedi quadrati (sui 2.300 metri quadrati), più altri 10.000 che ospitano la tecnologia, come indica il comunicato di Epson. Gensler, con Arup, ha nascosto sopra le gallerie una passerella tecnica che instrada oltre 200 miglia di cavi e 84 proiettori fuori dalla vista.

Il percorso inizia con un bracciale biosensore e un dispositivo olfattivo. Il cuore è la Data Pavilion, la galleria più grande: 84 proiettori laser Epson 4K da 20.000 lumen puntati su pareti, colonne e soffitto a specchio. Qui va in scena “Latent Forest“, con immagini ispirate ai ricordi di Refik Anadol dei suoi viaggi in Amazzonia.

Sagoma di una visitatrice davanti a una proiezione astratta di forme rosa e arancioni di Refik AnadolPiù avanti c’è la Infinity Room, una stanza chiusa interamente rivestita di LED, evoluzione di un format che l’artista porta in giro dal 2015, allora con specchi e proiezioni. Il lavoro si intitola “The Dream of Ruwe Pinu“, ispirato a un sogno che un leader spirituale Yawanawá ha interpretato per lui, racconta Creative Bloq. Nelle sale più piccole le proiezioni durano circa otto minuti, secondo ArtRabbit.

Poi c’è il resto: composizioni olfattive sviluppate con L’Oréal Luxe, tartufi al cacao della cioccolatiera Valerie Gordon per chi ha il biglietto prioritario, una maglietta e un profumo personalizzati con i propri dati all’uscita. Il biglietto adulto parte da 49 dollari, secondo The Week. Stando a Time Out si arriva a 79 dollari per l’ingresso standard e a 129 per quello prioritario.

Large Nature Model: da dove arrivano i dati

Quantum Memories di Refik Anadol: grande schermo quadrato con sculture di dati colorate in un atrio musealeIl motore è il Large Nature Model, sviluppato dallo studio e presentato come il primo modello generativo open source dedicato alla natura. Per la mostra di Dataland, Refik Anadol ha detto a NPR che i dati arrivano da 16 foreste pluviali nel mondo, raccolti in prima persona. Tra le fonti del modello figurano anche istituzioni come lo Smithsonian e il Natural History Museum di Londra, come riportano designboom e Artnet. Le cifre dipendono da cosa si conta: Forbes Japan parla di oltre 500 milioni di immagini, Time Out di 1,2 miliardi di “data point” ecologici.

È il suo modo di rispondere al dibattito sull’addestramento delle AI su opere protette da copyright. Sempre a NPR ha spiegato che la strada per una curatela responsabile è costruire modelli propri ed essere trasparenti sull’origine dei dati. Sul fronte energetico, Google, che fornisce l’infrastruttura cloud, dichiara un funzionamento con l’87% di energia senza emissioni di carbonio.

Resta la questione privacy. Secondo Dataland, i dati biometrici dei visitatori restano anonimi e vengono cancellati dopo 30 giorni, come riporta Wallpaper. Per la critica Claudia Ross, su ArtReview, il museo scambia la sorveglianza biometrica per personalizzazione.

“Primo museo di AI art”: cosa dicono le fonti

La formula “primo museo al mondo” è quella usata da Dataland, da Google e da gran parte della stampa. NPR la riprende con una cautela: potrebbe essere il primo grande museo dedicato esclusivamente all’AI art, ma realtà come Gray Area a San Francisco, il ZKM di Karlsruhe, il MoMA e il Design Museum di Londra hanno già dato molto spazio al medium. Per ora, nota ArtReview, la piattaforma ospita lavori firmati dallo studio di Refik Anadol. Dataland dichiara l’intenzione di costruire una collezione più ampia e di presentare altri artisti, come racconta Monocle, in un museo pensato come “vivente” e in continua evoluzione.

Visitatori in una sala di Machine Hallucinations di Refik Anadol, con proiezioni blu e oro su pareti e pavimentoLa critica, come detto, è divisa. Wallpaper, che pure promuove il museo, ricorda che i lavori precedenti dell’artista avevano lasciato i critici poco convinti, con paragoni da lava lamp. ArtReview trova alcune parti invasive. Stage and Cinema segnala la sequenza di acquisti finali, dai cioccolatini al profumo. Sul fronte opposto, la Art Newspaper (citata da The Week) elogia la gioia che il museo trasmette, Time Out parla di un’esperienza che abbaglia, e Artnet (citata sempre da The Week) arriva a dire che, se gli spazi esperienziali sono i nuovi film, Dataland è il suo Quarto potere.

Sul piano economico, Ocula osservava già prima dell’apertura che avere un museo proprio permette di aggirare i custodi del mondo dell’arte, con un modello potenzialmente redditizio come quello di teamLab. A nostro avviso la domanda interessante non è se sia arte, ma chi decide cosa entra in collezione quando l’artista è anche il fondatore del museo.

Residenze, collezione e cosa succede dopo gennaio 2027

Visitatori in una sala con proiezioni immersive di Refik Anadol a tutta parete, in toni arancio, blu e gialloLa risposta di Dataland passa dalle residenze. Con Google Arts & Culture, il museo ha selezionato quattro artisti tra oltre 500 candidature internazionali: Maya Man, Lucia Rebolino, Penny Slinger e Jess Starns. Maya Man, di base a New York, lavora su identità e cultura di internet. Ciascuno riceve una borsa da 25.000 dollari, il tutoraggio dello studio di Refik Anadol e l’accesso agli strumenti Google Cloud. Il programma dura sei mesi, fino a dicembre 2026, e i lavori saranno presentati a Dataland e su Google Arts & Culture entro l’anno.

Il bando era aperto a un pubblico ampio: artisti, designer, architetti, performer, ricercatori e creative technologist. A nostro avviso è un segnale: il museo vuole parlare anche a chi lavora ai margini del mondo dell’arte.

L’apertura, annunciata per il 2025, è slittata alla primavera 2026 e poi al 20 giugno. Dataland funziona anche da ancora di The Grand LA, secondo Related California, lo sviluppatore del complesso da un miliardo di dollari. “Machine Dreams: Rainforest” resta in programma fino al 31 gennaio 2027.

Museo, laboratorio o parco a tema?

Sala immersiva di Refik Anadol con proiezioni riflesse sulle pareti e una figura in controluce al centroA nostro avviso Dataland è una mossa coerente con tutto il percorso di Refik Anadol: portare l’opera dentro un’architettura che controlla dalla cima al fondo, dai proiettori ai profumi. Il risultato divide, ed è giusto così. Chi lo considera un parco a tema ha argomenti concreti, dal biglietto al negozio finale. Chi lo difende ricorda il modello addestrato su dati dichiarati e le residenze aperte ad artisti esterni. Il test vero arriverà dopo il 31 gennaio 2027, quando si capirà cosa c’è in collezione oltre al lavoro dello studio fondatore. Per chi vive di Arte Digitale e cultura underground, è un esperimento da seguire con spirito critico.


Cosa ne pensi? Qual è il tuo lavoro preferito di Refik Anadol, tra WDCH Dreams, Unsupervised e Machine Dreams? Diccelo nei commenti.

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