The Next-One Maurizio Cannavò B-Boy in posa di Breaking, stile torinese anni 90

The Next-One: il B-Boy italiano che entrò nella Rock Steady Crew

Maurizio Cannavò The Next-One ritratto, B-Boy italiano figura storica hip hop C’è una storia nel Breaking italiano che parte da una Sicilia lasciata da bambino e attraversa le strade di Torino negli anni ’80. Finisce per intrecciarsi con la leggenda della Rock Steady Crew a New York. E poi ritorna, con un bagaglio che pochi al mondo possono vantare. È la storia di Maurizio Cannavò, in arte The Next-One, B-Boy torinese classe 1969, considerato unanimemente il breaking italiano più importante e longevo che questa cultura abbia prodotto.

Non è un’iperbole. È quello che dicono di lui Ken Swift e Mr. Wiggles, due dei nomi fondanti dell’Hip Hop newyorkese. E quando sono queste voci a parlare, vale la pena ascoltare.

Torino, anni ’80: quando il Breaking era una novità assoluta

Maurizio The Next-One da giovane in posa di B-Boy, foto storica breaking italiano anni 80 Nato il 26 gennaio 1969 in Sicilia, Maurizio si trasferisce con la famiglia a Torino da piccolo. È lì, in una città fredda e industriale lontanissima dall’immaginario del South Bronx, che nel 1984 incontra l’Hip Hop. I film di riferimento sono quelli dell’epoca: Flashdance, Beat Street, Wild Style, Style Wars. Pellicole che giravano nei cinema e nelle televisioni, passate e ripassate da chiunque volesse capire come si muovevano quei corpi impossibili sulle basi funk.

Foto storica B-Boy breaking Italia anni 80, scena hip hop underground torinese Il primo breaker italiano di cui si ricordi era DJ Twice, ma il B-Boy più importante rimane indiscutibilmente The Next-One, considerato un maestro a livello mondiale e ideatore del Power Footwork. La distinzione è importante: non si parla solo di un pioniere locale, ma di qualcuno che ha contribuito a definire il vocabolario tecnico stesso della disciplina.

Nel 1985 debutta sulla scena vincendo il primo posto al Break-Dance World Championships della I.D.O. (International Dance Organization), confermandosi campione anche nel 1986. Due titoli mondiali prima dei vent’anni, in un’epoca in cui l’Italia del Breaking stava ancora cercando dove trovare un pavimento di marmo abbastanza liscio per allenarsi.

Le influenze: dall’Africa al Bronx

B-Boy in footwork dinamico su pavimento urbano, stile Power Footwork Il percorso di Next-One non è mai stato lineare. Ed è forse questa la chiave per capire come abbia costruito uno stile tanto personale da essere riconoscibile anche senza nome.

The Next-One durante un freeze di Breaking, tecnica di danza urbana hip hop I successi sportivi aprono le porte alle prime esperienze televisive sulle reti Rai e Mediaset. Afrika Bambaataa lo sceglie come ballerino per le sue tournée italiane e Next-One entra a far parte della Universal Zulu Nation, di cui il padre dell’Hip Hop è fondatore. Essere accolto nella Zulu Nation non era un dettaglio: significava essere riconosciuto come parte di qualcosa che andava molto oltre la danza.

In questi stessi anni entra in contatto con i fratelli Genero e partecipa con la compagnia “Kaidara” agli spettacoli di Teatro Danza Africana. Si avvicina anche alla recitazione e alle percussioni tribali, arricchendo una formazione che veniva già dalle arti marziali. Quella contaminazione tra culture diverse — africana, newyorkese, italiana — è esattamente ciò che rende il suo stile difficile da imitare e impossibile da catalogare.

The Next-One nel suo studio privato mentre mixa dischi vinile, produzione hip hop Nel 1989 lavora con Jovanotti al suo programma su Italia 1 “1.2.3 Jovanotti”, e successivamente alle reti Rai alla trasmissione “Fantastico 90” con Pippo Baudo. In questa occasione presenta per la prima volta in Italia il Freestyle/Hype/New Jack, quello che oggi nelle palestre viene chiamato Funky e Hip Hop.

New York: il sogno che diventa realtà

The Next-One e Afrika Bambaataa insieme, fondatore Zulu Nation e b-boy italiano a confronto

The Next-One e Afrika Bambaataa

Nel 1991 si trasferisce a New York, dove incontra i leggendari Rock Steady Crew, il gruppo di Breaking più famoso del pianeta. Ne entra a far parte, affermandosi sulla scena Hip Hop underground newyorkese.

È un momento che vale tutta una carriera. La Rock Steady Crew non era semplicemente una crew di ballo: era l’istituzione che aveva portato il Breaking fuori dal Bronx e lo aveva messo davanti al mondo. Essere accettati al loro interno da europeo, da italiano, significava che il tuo stile parlava una lingua che New York capiva.

The Next-One e Guru dei Gangstarr insieme, hip hop underground collaborazione storica Nel mondo del B-Boy viene riconosciuto per la creazione di numerosi passi e per il suo stile inconfondibile — Power Footworks, Space Flow — quello che Ken Swift e Mr. Wiggles definiscono in un’intervista “Explosive Dance Techniques and Own Unique Style”.

The Next-One durante un freeze di Breaking, tecnica di danza urbana hip hop Intorno al 1996 lascia il segno nel primo Hip Hop Musical della storia: “Jam on the Groove”. La produzione è della Ghetto Original Productions Dance Company, nata dalla fusione di Rhythm Techniques, Magnificent Force e Rock Steady Crew. All’interno della compagnia partecipa come performer-danzatore-attore, esibendosi nei migliori teatri in giro per il mondo: Stati Uniti, Brasile, Europa, Medio Oriente, Giappone. Un tour mondiale, sponsorizzato Calvin Klein, che porta il Breaking negli stessi spazi del teatro d’avanguardia.

The Next-One durante una Rock Steady Crew session di breaking, New York hip hop In quegli stessi anni esce negli Stati Uniti e in Canada la sua prima videocassetta, Incredible BBoy Volume I. È una raccolta di sequenze inedite di freestyle girate durante i tour negli USA, a Rio de Janeiro e Tel Aviv. In pochissimo tempo diventa una delle VHS più richieste — e duplicate — della scena, influenzando migliaia di giovani B-Boy e B-Girl in tutto il mondo.

Il contributo tecnico: il Power Footwork e lo Space Flow

Red Bull BC One web series Breaking competition, b-boying internazionale underground Parlare di Next-One significa parlare anche di linguaggio. Il Power Footwork — quella tecnica di footwork potente e al tempo stesso fluidissima che porta la sua firma — non è solo un marchio personale. È diventato uno standard di riferimento per generazioni di B-Boy successivi.

The Next-One in studio di registrazione durante sessione di produzione musicale hip hop Universalmente riconosciuto come il più importante e stimato breaker italiano, è considerato un maestro a livello mondiale e ideatore del Power Footwork. Nel tempo questo stile si è evoluto in quello che lui stesso definisce “Space Flow”. È un approccio al movimento che parte dalla geometria del corpo nello spazio e arriva a qualcosa di molto vicino all’improvvisazione jazzistica.

Il paradosso è che questo stile — così tecnico, così costruito — viene descritto dai newyorkesi come l’espressione del “Wild Style” originario del South Bronx. Non è imitazione: è assorbimento e restituzione con una voce propria.

Il ritorno e la scena italiana: tra produzione musicale e formazione

Scena di Breaking underground Italia anni 80, b-boy in freeze Fatto avanti e indietro tra Italia e Stati Uniti per anni, Next-One torna a costruire qualcosa di stabile in Italia. Nell’estate del 1995 crea l’etichetta Zulu Beats Records. Insieme a Maury B e Left Side pubblica il suo primo album sotto il nome The Next Diffusion: “Dritto dal cuore / Straight from da Heart”. Tra gli ospiti di spicco ci sono Afrika Bambaataa e Guru.

The Next-One come DJ in action, doppia identità performer e musicista hip hop Fonda quindi la “Next Level Entertainment”, struttura che riunisce artisti provenienti da diversi paesi e discipline, con l’obiettivo di diffondere la cultura Hip Hop.

La sua discografia come produttore e beatmaker racconta l’intera storia dell’underground italiano degli anni ’90 e 2000. Tra le collaborazioni ci sono DJ Gruff, Radical Stuff, Sangue Misto, Chief & Soci, Gente Guasta e Inoki. Ma anche artisti internazionali come Kurtis Blow e Lil’ Dap dei Group Home. Un dettaglio che dice molto sul livello di considerazione che l’underground americano ha sempre avuto per lui.

Il documentario “Il Cerchio” e la trasmissione del sapere

The Next-One in un negozio di dischi mentre seleziona vinili, cultura hip hop Next-One fa parte del gruppo di testimoni chiave della web series documentaria “Il Cerchio”. Il documentario racconta la storia del B-Boying in Italia attraverso le voci di chi quella storia l’ha vissuta in prima persona. È qui che si capisce il peso di una figura come la sua: non solo come performer, ma come anello di trasmissione. Lui è uno di quelli che sa raccontare come ci si allenava senza YouTube, senza social, cercando disperatamente pavimenti di marmo.

The Next-One sui piatti da DJ, mix vinile hip hop underground I protagonisti di quella generazione raccontano come funzionava l’approfondimento di una disciplina che trent’anni fa in Italia era una novità assoluta. Tutto passava da pochi elementi: la scoperta tramite film come Flashdance o Beat Street e il tentativo di imparare da soli. C’era poi la creazione di luoghi di ritrovo che in un’epoca pre-cellulare erano indispensabili, perché la neonata scena potesse crescere insieme.

Cosa fa oggi

The Next-One Maurizio Cannavò B-Boy in posa di Breaking, stile torinese anni 90 Next-One non è solo il racconto di ciò che è stato. È ancora attivo come danzatore, DJ e produttore, invitato in tutto il mondo a giudicare competizioni, partecipare a panel, tenere workshop. È un collezionista di vinili con oltre ventimila pezzi originali d’epoca. Suona in live set, insegna, viaggia.

Red Bull BC One web series Breaking competition, b-boying internazionale underground La sua presenza è costante negli eventi internazionali di Breaking: dal “Straight from the Heart” Jam in Alba — festival che porta anche il suo nome nel titolo — fino alle battle europee più importanti. Nel 2018 lo si è visto in battle fianco a fianco con Ken Swift stesso, altro membro storico della Rock Steady Crew.

È, a tutti gli effetti, un artista che vive ancora dentro la cultura che ha contribuito a portare in Italia. Non come custode nostalgico, ma come figura attiva che continua a confrontarsi con le nuove generazioni.

Nella storia del Breaking italiano, il nome di Maurizio “The Next-One” Cannavò è una coordinata fissa. Tutto il resto è venuto dopo.


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