Torino e la nascita della scena HIP HOP piemontese degli anni ’90
Ai marmi del Teatro Regio, ingresso laterale, fine anni ’80. Un gruppo di ragazzini si ritrova con le sneakers consumate e uno stereo portatile che sputa fuori breakbeat americani. Non lo sanno ancora, ma stanno gettando le fondamenta di quella che diventerà una delle scene HIP HOP più influenti d’Italia.
Torino non è New York, certo. Ma il capoluogo piemontese ha qualcosa che Milano e Roma non hanno: una posizione geografica che lo rende crocevia naturale tra l’Italia e la Francia. Proprio oltralpe, il movimento HIP HOP sta esplodendo con una forza che nel resto d’Europa nessuno riesce a eguagliare.
I pionieri torinesi e il ritrovo al Teatro Regio
Prima ancora che si parlasse di RAP in italiano, a Torino esisteva già una comunità HIP HOP attiva e connessa con il resto del mondo. I marmi all’ingresso del Teatro Regio rappresentavano il punto di ritrovo per eccellenza. Qui si incontravano breaker, writer, DJ e aspiranti MC in un fermento creativo che mescolava tutte e quattro le discipline della cultura.
The NextOne: dal BREAKING mondiale alla produzione

The NextOne – Photo by: redbull.com
Tra questi pionieri spicca The NextOne, al secolo Maurizio Cannavò. Nato in Sicilia nel 1969 ma cresciuto a Torino, NextOne rappresenta l’incarnazione più pura dello spirito HIP HOP italiano. Nel 1985, a soli sedici anni, vince il Break-Dance World Championships della IDO (International Dance Organization). È considerato il primo italiano a conquistare un titolo mondiale nella disciplina.

The NextOne
L’anno successivo, il suo talento cattura l’attenzione di Afrika Bambaataa in persona. Il leggendario DJ lo sceglie come ballerino per le tournée italiane. NextOne entra così nella Universal Zulu Nation, portando a Torino un collegamento diretto con le radici newyorkesi del movimento.
Ma NextOne non è solo un breaker straordinario. Nel corso degli anni sviluppa competenze come beatmaker, produttore e DJ. Collabora con figure chiave della scena nazionale. La sua versatilità lo rende un punto di riferimento per chiunque voglia avvicinarsi alla cultura HIP HOP nel nord Italia.
Il collettivo The Place To Be e i legami con DJ Gruff

Sangue Misto
Intorno alla metà degli anni ’80 si forma a Torino un collettivo destinato a lasciare il segno: i The Place To Be. Il gruppo riunisce alcune delle figure più significative della scena locale. Oltre a NextOne, ne fanno parte Carrie D, Igor, Nando-Boogie, Mr Hyde e DJ Gruff. Carri D è una vera leggenda del RAP italiano: le sue strofe compaiono in dischi storici come “SxM” dei Sangue Misto.
L’arrivo di DJ Gruff a Torino

Dj Gruff
A questi si aggiunge un giovane turntablist che sta sviluppando uno stile unico e riconoscibile: DJ Gruff. Sandro Orrù, di origini sarde (Terralba) ma nato a Roma nel 1968, entra a contatto per la prima volta con la cultura HIP HOP nel 1982 proprio a Torino. Qui inizia a sperimentare con lo scratch. Nel 1984, ai marmi del Teatro Regio, affina le sue tecniche e inizia a rappare in italiano. I locali torinesi diventano i suoi primi palchi.

DJ Gruff
L’esperienza torinese di DJ Gruff è fondamentale per la sua formazione. È qui che sperimenta con mixtape artigianali e scratch su mixer modificati. Sviluppa quel tocco originale che lo contraddistinguerà. Le prime serate in alcuni locali torinesi lo portano a inventarsi un modo originale di proporre musica. Verso il 1986 inizia a frequentare anche la scena milanese. Entra nei Fresh Press Crew (poi diventati Radical Stuff) e nei Casino Royale. Ma le radici torinesi rimangono sempre presenti nel suo DNA artistico.
I Devastated Posse e le prime produzioni torinesi
All’inizio degli anni ’90, mentre in Italia esplode la stagione delle posse, Torino risponde con formazioni che portano il RAP piemontese su disco. I Devastated Posse sono tra i primi collettivi torinesi a pubblicare materiale ufficiale. Contribuiscono a definire un sound che mescola l’attitudine underground della città con le influenze americane filtrate attraverso la sensibilità locale.
Una scena diversa dalle altre
A differenza delle posse romane o napoletane, fortemente politicizzate e legate ai centri sociali, la scena torinese mantiene un carattere più eterogeneo. Da un lato ci sono realtà militanti come l’Askatasuna (occupato nel 1996) e i Murazzi del Po. Dall’altro si sviluppa un circuito di locali e jam session che privilegia l’aspetto tecnico e artistico del movimento.
The Next Diffusion: la svolta del 1995
La vera svolta arriva nel 1995 con la pubblicazione di “Dritto dal cuore (Straight from da heart)”. L’album vede protagonisti Left Side, Maury B e The NextOne sotto il nome di The Next Diffusion. Il disco, pubblicato per Crime Squad nel 1995 e distribuito da Flying Records, rappresenta un momento storico per il RAP italiano. Viene considerato una delle pietre miliari del movimento. Dimostra che il RAP made in Torino può competere ai massimi livelli. L’album vede il featuring di Guru dei Gang Starr nella title track. The Next Diffusion è stato riconosciuto da Afrika Bambaataa come gruppo di spicco della scena HIP HOP italiana.
Left Side e le nuove leve
Left Side, al secolo Michele Alberti, nasce a Nichelino nel 1975. Si avvicina al RAP alla fine degli anni ’80 insieme a Maury B e Sab Sista. Come molti della sua generazione, cresce ascoltando Public Enemy, Run DMC e Eric B. & Rakim. Trova poi a Torino l’ambiente ideale dove sviluppare il proprio stile.
L’incontro con NextOne è determinante. Il producer torinese crea beat che pescano dalla sua enciclopedica conoscenza della black music. I due MC cesellano rime personali e sostanziose su quelle basi. Nasce così un progetto che unisce l’esperienza del veterano con l’energia delle nuove leve.
Sab Sista: una voce femminile nella scena torinese

Sab Sista
Tra le figure cresciute in questo fermento c’è Sab Sista, tra le prime rapper donne della scena HIP HOP italiana. Inizia a rappare da adolescente nella cintura torinese. Le prime esibizioni avvengono al Parco del Valentino e nei locali della zona.
Nel 1997 partecipa al mixtape “50 eMCee’s Vol.1” degli ATPC, duo torinese formato da Rula e Sly. L’anno successivo entra in contatto con l’Area Cronica Entertainment, etichetta fondata dai Sottotono a Novara. Nel 1998 pubblica il suo album d’esordio “Cronica”, principalmente prodotto da Big Fish e Bassi Maestro. Il disco vanta collaborazioni con Tormento, Left Side, Jasmine e i Lyricalz.
Dopo la registrazione, Sab Sista parte in tour con i Sottotono come opening act. Collabora poi con La Pina, altra pioniera del RAP al femminile, partecipando all’album “Piovono angeli”. Tra il 1998 e il 1999 pubblica il mini-CD “Resta Con Me” featuring Tormento. La sua figura rappresenta un tassello importante della scena torinese. È una delle poche voci femminili in un ambiente dominato dagli uomini.
Il legame con la Francia e le influenze transfrontaliere

MC Solaar
La posizione geografica di Torino gioca un ruolo cruciale nello sviluppo della scena locale. A meno di due ore di macchina c’è la Francia. Qui l’HIP HOP sta vivendo la sua golden age con artisti come MC Solaar, IAM e NTM che dominano le classifiche.
Il ponte culturale del BREAKING
Il legame con la scena francese si manifesta principalmente attraverso il BREAKING. NextOne partecipa a diverse uscite internazionali in Francia, confrontandosi con i b-boy locali. Queste esperienze creano un ponte culturale che arricchisce la scena torinese di influenze mediterranee ed europee. Un elemento che la distingue dal resto d’Italia.
L’influenza del RAP francese
Le cassette di RAP francese circolano tra i giovani torinesi. Portano un approccio diverso rispetto al modello americano. Mentre negli USA il RAP si sviluppa prevalentemente in inglese, i francesi dimostrano che è possibile creare musica HIP HOP credibile nella propria lingua madre. Per i rapper italiani che stanno ancora cercando la propria voce, questa è una lezione fondamentale.
Il fermento della scena francese influenza anche l’estetica e l’attitudine. Il film “La Haine” di Mathieu Kassovitz (1995), ambientato nelle banlieue parigine, diventa un riferimento imprescindibile. Mostra una realtà urbana che, pur nelle differenze, risuona con le periferie delle città del nord Italia.
Scambi continui tra le due scene
Questa connessione transfrontaliera continua a svilupparsi negli anni successivi. Artisti torinesi si formano a Parigi. Breaker francesi partecipano alle jam italiane. Il Juste Debout, festival internazionale di street dance nella capitale francese, diventa una tappa obbligata per i ballerini piemontesi che vogliono confrontarsi con i migliori al mondo.
I centri sociali e gli spazi della scena underground
Come nel resto d’Italia, anche a Torino i centri sociali occupati svolgono un ruolo importante nella diffusione della cultura HIP HOP. L’El Paso Occupato, centro sociale di ispirazione anarchica, rappresenta uno dei primi spazi dove la scena underground può esprimersi liberamente. La sua vocazione rimane però principalmente legata all’HARDCORE PUNK.
Dal PUNK all’HIP HOP: il caso Neffa

Neffa
La scena HIP HOP torinese risente delle influenze del movimento PUNK underground che si sviluppa negli stessi anni. La contrapposizione tra cultura alta e bassa, i brani di denuncia sociale, l’attitudine DIY (Do It Yourself) sono elementi che accomunano le due scene. Ne favoriscono la contaminazione.
Un esempio emblematico di questo passaggio è Neffa. Prima di diventare uno dei rapper più influenti d’Italia con i Sangue Misto, Giovanni Pellino milita come batterista nei Negazione. Si tratta di una storica band HARDCORE PUNK torinese, considerata tra le più influenti della scena italiana.

Negazione
Con lo pseudonimo di Jeff Pellino, suona con loro tra il 1990 e il 1991. Partecipa all’album “100%”. Abbandona poi la formazione mesi prima della loro esibizione al Monsters of Rock di Modena il 14 settembre 1991. Quel giorno i Negazione aprirono per AC/DC e Metallica. Questa traiettoria artistica, dal PUNK più duro al RAP, racconta meglio di qualsiasi teoria la permeabilità tra le due scene nell’underground torinese.
I Murazzi e l’Askatasuna
I Murazzi del Po diventano un altro punto di riferimento fondamentale. Queste arcate lungo il fiume ospitano locali e spazi dove si alternano concerti, jam session e serate dedicate alla cultura urbana. È qui che molti artisti torinesi muovono i primi passi. Un ambiente che privilegia l’autenticità rispetto al successo commerciale.
Nel 1996 nasce l’Askatasuna, centro sociale che nel corso degli anni diventerà uno dei più attivi del nord Italia. Sebbene la sua vocazione sia prevalentemente politica, lo spazio ospita anche eventi musicali e culturali. Contribuisce così a mantenere viva la scena underground torinese.
L’eredità dei pionieri e l’evoluzione della scena
Cosa resta oggi della scena torinese degli anni ’90? L’eredità è più profonda di quanto possa sembrare. Quella generazione di pionieri ha dimostrato che l’HIP HOP italiano poteva sviluppare una propria identità. Distinta dal modello americano ma altrettanto credibile.
NextOne e il BREAKING alle Olimpiadi
NextOne continua a essere un punto di riferimento per la comunità HIP HOP nazionale. Tramanda le tecniche e la filosofia del movimento alle nuove generazioni. La sua scuola ha formato ballerini che oggi rappresentano l’Italia in competizioni internazionali. Comprese le Olimpiadi di Parigi 2024, dove il BREAKING ha fatto il suo debutto.
DJ Gruff e i Sangue Misto

Sangue Misto
DJ Gruff, dopo le esperienze torinesi, ha costruito una carriera leggendaria. Ha collaborato con i più grandi nomi della scena italiana e internazionale. Il suo album d’esordio “La Rapadopa” (1993) resta un disco di culto. Ma soprattutto “SxM” dei Sangue Misto (pubblicato nel gennaio 1994), realizzato insieme a Neffa e Deda, è una pietra miliare dell’HIP HOP italiano.
Le figure storiche e il loro lascito
Carri D rimane una figura quasi mitica. Le sue rare apparizioni su disco sono oggetto di venerazione da parte degli appassionati. Left Side ha proseguito la sua carriera nella scena RAP torinese. Maury B ha continuato a produrre musica mantenendo vivo lo spirito di quella prima generazione.
Le nuove generazioni torinesi

OneMic
Ma l’eredità più importante è forse quella invisibile: l’idea che Torino possa essere un laboratorio di cultura urbana. Un luogo dove sperimentare e innovare lontano dai riflettori del mainstream. Questa attitudine continua a caratterizzare la città.
Negli anni sono nate etichette come la Suite Records e la Trumen Records. La città ha lanciato artisti come Ensi, Raige, Rayden (gli OneMic). Fino ad arrivare alle generazioni più recenti con Fred De Palma (nato a Ceva ma cresciuto e formatosi artisticamente a Torino), Rosa Chemical e Boro Boro.
Una scena che lavora nell’ombra
La scena HIP HOP piemontese degli anni ’90 non ha avuto la stessa visibilità mediatica di quella milanese o romana. Ma forse è proprio questa caratteristica underground a renderla così significativa. Questa vocazione a lavorare nell’ombra, privilegiando la sostanza rispetto all’apparenza.
Ai marmi del Teatro Regio, oggi, non si ritrovano più i breaker con lo stereo portatile. Ma lo spirito di quei pionieri continua a vivere. Nelle palestre, nelle scuole di danza, negli studi di registrazione e nei locali dove una nuova generazione di artisti torinesi porta avanti una tradizione che ha più di quarant’anni di storia.





