Zephyr, il Writer che ha dipinto mille treni a New York
C’è un nome che ogni Writer, prima o poi, incontra. Un nome scritto oltre mille volte sulle carrozze della metro di New York tra il 1977 e il 1986, comparso nei titoli di testa di Wild Style, citato nei documentari che hanno raccontato al mondo cos’era il Graffiti. Quel nome è Zephyr, e appartiene a un ragazzo dell’Upper West Side di Manhattan che si chiama Andrew Witten.
Il New York Times lo ha definito “the elder statesman of graffiti”, lo statista anziano del Writing. Non è un’etichetta gratuita: Zephyr è uno dei pochi testimoni diretti della prima fase della scena newyorkese ancora oggi attivo, lucido, capace di raccontare quel mondo senza mitizzarlo. Ha scritto sui treni quando farlo voleva dire infilarsi nei depositi di notte, ha firmato la grafica del primo film Hip Hop della storia, ha aperto gallerie, è diventato autore e lecturer. E ha sempre rifiutato l’etichetta di “street artist”, rivendicando un’identità precisa: Writer.
Dalle prime tag del 1975 alla nascita di “Zephyr”
Witten comincia a scrivere nel 1975, nel quartiere dell’Upper West Side di Manhattan. All’inizio gira con nomi dimenticabili, come “Frodo” e “Trek”, piccole tag di vicinato tracciate con i pennarelli rubati dalla classe d’arte a scuola. New York, in quegli anni, è una città ricoperta di Graffiti: il movimento giovanile è già esploso dal 1970 circa, e un ragazzino che guarda i treni passare intuisce subito che quel linguaggio è un codice segreto parlato esclusivamente tra adolescenti.

Dondi White
Il salto arriva nell’estate del 1977. Andrew adotta il nome Zephyr in omaggio allo Zephyr Competition Team, la squadra di skateboard dello Zephyr Surf Shop di Venice/Santa Monica di cui Tony Alva era il rider più celebre, e ai Z-Boys, i ragazzi che avevano inventato lo skating verticale. Non il vento dell’ovest, dunque: la pista di skate di Santa Monica. Nello stesso periodo inizia a frequentare il playground dietro la bandshell di Central Park, il punto di ritrovo dove i Writer si incontravano per scambiarsi Black Book e informazioni sui depositi.
Rolling Thunder Writers e i treni della linea 1
In quel parco Zephyr entra in contatto con BIL-ROCK (Billy Harmon), fondatore dei Rolling Thunder Writers, una delle crew che avrebbero marcato la scena del subway Graffiti di Manhattan. Insieme a REVOLT, EARTH, MACKIE, RASTA e VANDAL, gli RTW si concentrano sulla linea #1 Broadway local, evitando il territorio di altre crew storiche come THE MOB (The Masters Of Broadway). Zephyr è anche membro di The Rebels (TR), un’altra formazione chiave dell’epoca.
Il primo treno lo dipinge nel 1977. Da quel momento, per quasi un decennio, la sua firma corre sulle carrozze della metro. Nel 1981 e 1982 viene riconosciuto come “King” della linea #1 Broadway local, un titolo informale ma pesantissimo nella gerarchia del Writing newyorkese, assegnato per consenso tra i Writer attivi su quella linea. Di quel periodo Zephyr ha detto che sentivano di capire i treni meglio della Transit Authority, che erano gli adolescenti a decidere quando, dove e quanto scrivere.
Le sue influenze visive arrivano da un territorio laterale rispetto al Graffiti puro: i cartoonist underground e la scena dei manifesti psichedelici americani. Vaughn Bodē, newyorchese, e Victor Moscoso, figura centrale della scena di San Francisco, lasciano il segno, ma il nome che Zephyr cita sempre come massima ispirazione è Rick Griffin, il grafico dei manifesti rock di San Francisco. Da qui il suo marchio di fabbrica: contrasti netti nei bordi delle lettere, un approccio quasi editoriale al redesign del proprio nome, “Zeph” o “Zephyr” trasformati in logo attivo piuttosto che in esercizio di stile mimetico.
Il Graffiti 1980 Studio e l’incontro con Futura
Il 1° marzo 1980 Zephyr apre insieme a Futura 2000 il Graffiti 1980 Studio, uno spazio di lavoro condiviso in East 75th Street finanziato dal mecenate e investitore Samuel “Sam” Esses. È un passaggio chiave: per la prima volta un gruppo di Writer ha un luogo fisico, lontano dai binari, dove trasferire il proprio linguaggio su tela.

Futura 2000
Nello studio passano nomi come Dondi White, SEEN, CRASH, DAZE, ALI, MARE, QUIK, insieme agli stessi membri degli RTW, e da quelle sessioni nasce una connessione umana e artistica destinata a durare. Con Dondi, in particolare, Zephyr stringe un legame fraterno che circa vent’anni dopo lo porterà a firmare la biografia ufficiale dell’amico scomparso.
FUN Gallery, Wild Style e il salto nel circuito dell’arte
Nell’autunno del 1981 Patti Astor e Bill Stelling aprono la FUN Gallery nell’East Village, il primo spazio a dare ai Writer mostre personali e a riconoscerli come artisti con un proprio valore di mercato. Negli anni immediatamente successivi dalla FUN passano Zephyr, Futura 2000, Keith Haring, Kenny Scharf, Jean-Michel Basquiat, Fab Five Freddy e Dondi White, ciascuno con la propria personale. Nel 1983 Zephyr partecipa a un tour in Giappone, con tappa principale alla Seibu Gallery di Tokyo, insieme a Fab Five Freddy, Dondi White, Futura 2000 e ERO (Dominique Philbert): è una delle prime volte che il Graffiti newyorkese viaggia come fenomeno espositivo internazionale.

Charlie Ahearn sul set di Wild Style
Nello stesso 1983 Charlie Ahearn lo chiama per progettare e dirigere artisticamente i titoli di testa di Wild Style, il primo lungometraggio dedicato alla cultura Hip Hop, animati poi da Joey Ahlbum. Zephyr appare anche in scena nei panni di Z-Roc, versione romanzata di se stesso, secondo l’abitudine di Ahearn di far recitare ai protagonisti una versione di sé. Parallelamente, alcuni suoi pezzi sui treni finiscono nel montaggio del documentario Style Wars di Tony Silver, prodotto dallo stesso Silver insieme al fotografo Henry Chalfant, trasmesso su PBS nel 1983. Sono le due pellicole che, insieme, porteranno la cultura del Writing fuori dai confini di New York e la renderanno leggibile a un pubblico globale.
Nel 1984 arriva anche il cortocircuito con la moda: il designer Willi Smith espone alla Ronald Feldman Gallery una collezione di T-shirt firmate da artisti, e una porta un disegno originale di Zephyr. È uno dei primi casi documentati di contaminazione tra Writing, fashion design e sistema dell’arte contemporanea.
Autore, lecturer, custode della memoria
Dopo la metà degli anni Ottanta Zephyr rallenta progressivamente l’attività sui treni, ma non smette mai di lavorare intorno al Graffiti. Nel 2001 pubblica con Michael White “Dondi White Style Master General: The Life of Graffiti Artist Dondi White”, la biografia dell’amico scomparso nel 1998. Nel 2004 contribuisce al volume collettivo “Hip Hop Files: Photographs 1979–1984” curato da Martha Cooper e Akim Walta. Nel 2005 è incluso nella mostra “East Village USA” al New Museum di New York.

Martha Cooper
La sua figura entra anche nella cultura pop in forma obliqua: nel 2007 Suzanne Vega gli dedica il brano “Zephyr & I”, traccia di apertura dell’album Beauty & Crime pubblicato da Blue Note Records. La cantautrice ha raccontato di aver costruito il pezzo come una conversazione tra l’artista e il Writer per restituire il ricordo di com’era West End Avenue negli anni Settanta, quasi un ritratto ambientale di quel tratto di Upper West Side.
Negli anni successivi Zephyr viene esposto al L’Aérosol Graffiti Museum di Parigi per la mostra Maquis-art Hall of Fame tra il 2017 e il 2018, e continua a tenere lecture nelle università e nei musei. Nel 2024 pubblica con Beyond the Streets “ZEPHYR: Graffiti Black Book/Scrapbook 1978 & Beyond”, la riproduzione integrale del suo sketchbook personale: una capsula del tempo che raccoglie disegni, contributi di MACKIE, DAZE, BIL-ROCK, REVOLT, FREEDOM e FUTURA, ritagli di giornale, volantini, biglietti, foto sbiadite e documenti della MTA.
La preservazione del Graffiti come missione
L’attivismo di Zephyr per la memoria del Writing non passa per petizioni o battaglie legali ma per qualcosa di più sottile: il racconto accurato. Il suo sito personale, zephyrgraffiti.com, è una delle fonti più affidabili per chi voglia ricostruire la prima ondata newyorkese dal punto di vista di chi c’era. I suoi testi sul Graffiti 1980 Studio, sull’amicizia con Dondi, sulle dinamiche delle linee e delle crew, sono documenti di prima mano preziosi quanto le foto di Martha Cooper e Henry Chalfant.
C’è un dettaglio che racconta la sua onestà intellettuale. Quando gli chiedono se il suo Graffiti abbia contribuito alla bellezza di New York, Zephyr risponde di no, che sarebbe egotistico crederlo: dice di aver semplicemente sfruttato una falla nel sistema, essersi introdotto nei depositi e aver lasciato che i treni trasportassero il suo logo per la città. È la voce di un Writer che ha attraversato la trasformazione della sua pratica in fenomeno culturale globale senza mai comprarsi l’auto-narrazione dell’eroe.
Zephyr rifiuta programmaticamente l’etichetta “street art” e tiene ferma quella di Graffiti Writer. Non è una questione di nostalgia: è un atto politico di precisione lessicale, il tentativo di mantenere distinta una pratica nata in clandestinità, illegale per definizione, dal marketing dei murali commissionati che oggi popolano gallerie e festival. Per chi ha dipinto più di mille treni rischiando arresti e incidenti, il nome delle cose conta.
L’eredità
Oggi Zephyr vive a New York, è padre, continua a dipingere con selettività e a lavorare sulla documentazione della scena. Il suo nome torna in ogni conversazione seria sulla prima generazione del Writing newyorkese, accanto a quelli di TAKI 183, PHASE 2, Blade, Futura 2000, Lady Pink e CRASH. Le sue lettere, con i loro bordi affilati e la grafica debitrice della psichedelia californiana, sono entrate nel vocabolario condiviso di ogni Writer del pianeta, anche di chi non sa di starle usando.
Per chi si avvicina oggi al Graffiti, leggere Zephyr significa ricevere un’eredità senza retorica: il Writing non era arte di strada, non era protesta organizzata, non era nemmeno un progetto estetico coerente. Era un codice adolescenziale che accadeva di notte nei depositi, con dentro tutto il rischio, la poesia e il caos di una città che non esiste più.
Segui Zephyr e approfondisci il suo lavoro sul sito ufficiale zephyrgraffiti.com e recupera il volume “Graffiti Black Book/Scrapbook: 1978 & Beyond” pubblicato da Beyond the Streets.
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