Murales stile graffiti dedicato al Southern Hip Hop e alla scena Gangsta Rap di Houston, Texas

Geto Boys: Houston e la terza via del Gangsta Rap

Foto di gruppo dei Geto Boys, pionieri del Gangsta Rap di Houston Nel racconto ufficiale delle origini del Rap, la mappa ha sempre avuto due sole coordinate: New York e Los Angeles, l’Est e l’Ovest. Tra il Boom Bap dei quartieri newyorkesi e i groove languidi del G-Funk californiano, per anni non è sembrato esserci spazio per una terza rotta. Poi, dal Fifth Ward di Houston, un gruppo di ragazzi cresciuti tra strada e microfoni ha dimostrato che la geografia del Gangsta Rap era più larga di quanto si pensasse. I Geto Boys non si sono limitati a mettere il Texas sulla mappa Hip Hop: hanno costruito un linguaggio proprio, fatto di paranoia, psicosi, blues e cinismo, che non doveva niente né a Compton né al Queens.

Paul Wall, rapper texano erede del suono chopped and screwed di Houston

Paul Wall,

È la storia di un’etichetta indipendente nata in un concessionario di auto usate. È la storia di un trio che ha affrontato la censura prima ancora del caso “Cop Killer” di Ice-T. Ed è la storia di una città che dal Rap ha ricavato un intero immaginario sonoro. Ecco come Houston ha inventato la sua terza via.

Rap-A-Lot Records: l’etichetta nata per tenere i ragazzi lontani dalla strada

I Geto Boys nella formazione a quattro membri degli esordi, prima dell'album Making Trouble del 1988 Tutto comincia nel 1986, quando James Prince — passato alla storia come J. Prince — fonda Rap-A-Lot Records a Houston. Lo fa pensando ai ragazzi del Fifth Ward, il quartiere in cui è cresciuto. L’obiettivo iniziale non è costruire un impero discografico: è tenere lontano dalla strada il fratellastro Thelton, in arte Sir Rap-A-Lot, e un gruppo di amici del quartiere. Prince rileva un edificio abbandonato sul lato ovest della città e lo trasforma in un concessionario di auto usate, la Smith Auto Sales. Al secondo piano ricava lo studio che diventa la prima sede dell’etichetta, mentre il gruppo prova e si esibisce sul portico di casa della nonna.

DJ Ready Red, Akshen, Scarface e Willie D, la formazione dei Geto Boys nel 1989 Quello che nasce come un tentativo di dare un’alternativa ai ragazzi del quartiere diventa in pochi anni il modello di riferimento per l’indipendenza discografica nel Sud degli Stati Uniti. Rap-A-Lot resta autonoma quando molte etichette coeve chiudono o si vendono alle major. Negli anni successivi getta le basi per il modello di business seguito da etichette come No Limit Records e Cash Money Records. Prince costruisce il suo roster attorno a un’idea precisa: raccontare la vita del Fifth Ward senza filtri, con un’autonomia gestionale che a New York o Los Angeles restava ancora appannaggio delle major.

Dai Ghetto Boys ai Geto Boys: una formazione in continuo movimento

Copertina dell'album We Can't Be Stopped dei Geto Boys, pubblicato nel 1991 Il primo nucleo del gruppo, allora scritto “Ghetto Boys”, nasce nel 1986 con una formazione completamente diversa da quella che diventerà celebre. Sire Jukebox, Raheem e Sir Rap-A-Lot — il fratellastro di Prince — pubblicano il singolo “Car Freak” con scarsa distribuzione. Nel 1988 arriva il primo album, Making Trouble, con una line-up rinnovata che comprende Prince Johnny C, DJ Ready Red e Bushwick Bill. Quest’ultimo, all’epoca, è ancora ballerino del gruppo prima di diventare rapper.

La svolta arriva quando Sire Jukebox e Prince Johnny C lasciano il progetto. Al loro posto arrivano due ragazzi di Houston, Willie D e Brad Jordan (Scarface), quest’ultimo già attivo sulla scena locale come DJ Akshen. Con DJ Ready Red alla produzione, il nuovo quartetto pubblica nel 1989 Grip It! On That Other Level, ancora accreditato come “Ghetto Boys”. È l’album che porta il gruppo all’attenzione nazionale, grazie a singoli come “Gangsta of Love” e “Mind of a Lunatic”. È qui che si delinea per la prima volta l’estetica che renderà celebre il gruppo: uno storytelling crudo, quasi cinematografico, che affronta violenza e disagio psicologico senza sconti.

Il caso Geffen: censura due anni prima di Ice-T

Ritratto dei Geto Boys, gruppo pioniere della scena Gangsta Rap di Houston Nel 1990 il producer Rick Rubin rimette mano ad alcuni brani di Grip It! per farne un nuovo album da pubblicare sulla sua Def American Recordings. Il disco, intitolato semplicemente The Geto Boys — è qui che il gruppo adotta stabilmente la grafia senza “h” — viene però bloccato dalla Geffen Records, all’epoca distributore di Def American. Il rifiuto arriva per il contenuto esplicito di brani come “Mind of a Lunatic” e “Assassins”, con riferimenti a necrofilia e omicidio. Geffen chiude il rapporto con l’etichetta di Rubin e l’album, dopo mesi di stallo, viene infine distribuito da Warner Bros. nel settembre del 1990.

Ice-T, pioniere del Gangsta Rap a Los Angeles con il brano 6 in the Mornin' del 1986

Ice-T

La vicenda arriva pochi mesi dopo la sentenza di oscenità contro As Nasty as They Wanna Be dei 2 Live Crew, e anticipa di due anni le polemiche su “Cop Killer” di Ice-T. I Geto Boys diventano così un caso politico: diversi esponenti conservatori li useranno come esempio della presunta deriva della musica rap. Le catene di negozi rifiutano di mettere il disco a scaffale, alcuni promoter cancellano le date del tour. Ma la controversia, paradossalmente, costruisce al gruppo una notorietà che il Sud degli Stati Uniti non aveva ancora conosciuto.

“Mind Playing Tricks on Me”: la paranoia come racconto

I Geto Boys ritratti durante gli anni della loro attività a Houston Il 1991 è l’anno di We Can’t Be Stopped, l’album che porta i Geto Boys al disco di platino. La copertina, tra le più discusse della storia dell’hip hop, mostra Bushwick Bill trasportato in barella dopo la perdita di un occhio. Nel maggio 1991, ubriaco e in crisi suicida, aveva chiesto alla compagna di sparargli: il colpo era partito durante la colluttazione che ne era seguita. Il singolo “Mind Playing Tricks on Me” arriva nella top ten R&B e tocca la posizione 23 della Billboard Hot 100. Diventa uno dei brani più citati nella storia del genere per come racconta l’ansia e la paranoia da vita di strada in prima persona.

Ganksta N-I-P, rapper texano autore di The South Park Psycho del 1992

Ganksta N-I-P

È un tema che nel Rap dell’epoca non trovava quasi spazio: la salute mentale, la percezione distorta del pericolo, il senso di persecuzione. I Geto Boys ne fanno materia di narrazione, aprendo una strada che diversi artisti successivi — dentro e fuori dal Sud — ripercorreranno con linguaggi diversi.

I Geto Boys in un'esibizione dal vivo, fotografia in bianco e nero Tra i membri del gruppo, Brad Jordan — in arte Scarface — diventa la voce più riconoscibile. Cresciuto nel quartiere di South Park, aveva iniziato a incidere come DJ Akshen prima di adottare lo pseudonimo ispirato al film omonimo del 1983. Il suo storytelling introspettivo gli costruisce nel tempo una carriera solista parallela ai Geto Boys, capace di superarne la popolarità — un capitolo che meriterebbe un profilo a parte, e che qui vale solo la pena citare. La vera notizia della Houston di quegli anni, infatti, non è un solo nome che emerge: è un’intera scena che si mette in moto.

Il resto della scuderia Rap-A-Lot: una scena corale, non un solo gruppo

Mr. 3-2 e Big Mike, duo Convicts della scuderia Rap-A-Lot Records

Mr. 3-2 e Big Mike – Convicts

Nel 1991, l’anno di We Can’t Be Stopped, Rap-A-Lot pubblica quasi in contemporanea anche altri due dischi. Da una parte Convicts, unico album del duo formato da Mr. 3-2 e Big Mike; dall’altra I Know How to Play ‘Em degli O.G. Style, arrivato alla posizione 69 della classifica R&B/Hip-Hop di Billboard. I tre dischi escono nel giro di pochi mesi l’uno dall’altro. È un segnale chiaro di come J. Prince non stesse costruendo la fortuna di un solo gruppo, ma quella di un intero roster.

Copertina dell'album I Know How to Play 'Em degli O.G. Style, Rap-A-Lot Records 1991

Copertina di “I Know How to Play ‘Em” degli O.G. Style

Nello stesso periodo pubblicano per Rap-A-Lot anche Choice, prima rapper donna messa sotto contratto dall’etichetta, autrice di The Big Payback (1990). Pubblica per l’etichetta anche Ganksta N-I-P, il cui The South Park Psycho (1992) mescola l’immaginario horror a quello del Gangsta Rap del Sud. È lo stesso N-I-P ad aver co-scritto l’anno prima “Chuckie”, il brano di Bushwick Bill su We Can’t Be Stopped che porta quell’immaginario dentro i Geto Boys.

Copertina di un album della Screwed Up Click, collettivo fondato attorno a DJ Screw È un catalogo che nel giro di pochi anni arriva a contare oltre cento album. Rende Houston — prima ancora che una sigla nazionale la notasse — una città con una propria industria discografica autosufficiente.

UGK, DJ Screw e il suono che ha reso Houston riconoscibile

UGK, il duo formato da Bun B e Pimp C, protagonisti della scena rap di Port Arthur

Bun B e Pimp C (UGK)

La terza via di Houston non è solo una questione di temi: è anche una questione di suono. A Port Arthur, poco fuori Houston, Bun B e Pimp C formano UGK (Underground Kingz) nel 1987. Firmano con la Jive Records nel 1992, dopo due EP autoprodotti per la Bigtyme Recordz, e arrivano lo stesso anno al debutto nazionale con Too Hard to Swallow. Pimp C ha sempre rivendicato una distinzione precisa tra il proprio “country rap” e le altre correnti della scena texana. Resta innegabile, però, che UGK condivida con i Geto Boys lo stesso terreno: quello di una città che non si riconosceva né nell’East Coast né nella West Coast.

DJ Screw, ideatore della tecnica chopped and screwed nata a Houston

DJ Screw

Parallelamente, un giovane DJ del sud di Houston, DJ Screw, comincia a sperimentare con mixtape rallentati, sulla scia di quanto già faceva un altro DJ cittadino, Darryl Scott. Nasce così il “chopped and screwed”, tecnica che rallenta il tempo dei brani e li scompone con scratch e stop-time. Attorno a Screw si forma la Screwed Up Click, collettivo che lancia nomi come Lil’ Keke, Fat Pat ed E.S.G. Il suono lento e “sciolto” diventerà, negli anni Duemila, la cifra distintiva della città. Verrà ripreso più tardi da Swishahouse e da artisti come Paul Wall e Chamillionaire, e più avanti ancora citato da rapper lontani da Houston come Drake e A$AP Rocky.

Cosa distingue davvero questa terza via

Chamillionaire in concerto nel luglio 2008, rapper cresciuto nella scena di Houston

Chamillionaire

Mettere a confronto le tre coste aiuta a capire cosa renda Houston un caso a parte. L’East Coast delle origini punta su tecnica lirica e campionamenti Jazz e Soul; la West Coast del G-Funk costruisce un immaginario legato alla cultura delle gang di Los Angeles e a un groove sintetico, debitore del Funk californiano. Houston, invece, mescola lo storytelling crudo del Gangsta Rap con influenze Blues e Soul, un ritmo produttivo più lento e un rapporto quasi ossessivo con l’introspezione psicologica. A questo si aggiunge un modello di business — quello di Rap-A-Lot — costruito sull’indipendenza totale dalle major. Non è un caso che il termine “Third Coast” abbia finito per indicare, più in generale, l’intera regione del Sud che da Houston si è poi allargata a Memphis, Atlanta e New Orleans.

Un’eredità che arriva fino a oggi

Murales stile graffiti dedicato al Southern Hip Hop e alla scena Gangsta Rap di Houston, Texas Bushwick Bill è scomparso nel giugno 2019, dopo una battaglia contro un tumore al pancreas; DJ Screw è morto nel novembre 2000. Ma la Houston che hanno contribuito a costruire non si è fermata. Da quella scena arrivano, con linguaggi molto diversi, artisti come Travis Scott, Megan Thee Stallion e Don Toliver, tutti cresciuti nell’ombra lunga di quello che Rap-A-Lot Records e i Geto Boys hanno reso possibile. Il modello indipendente di J. Prince resta un riferimento per chi studia il business del Rap del Sud. Scarface, dal canto suo, continua a essere citato da colleghi e critici come uno dei narratori più rispettati della sua generazione.


Cosa ne pensi? Qual è per te l’album che meglio rappresenta la terza via di Houston? Diccelo nei commenti.

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